Riforma del lavoro, le osservazioni ANCE per il settore dell’edilizia

Partito l’esame del ddl sulla Riforma del lavoro, ieri la Commissione Lavoro del Senato ha messo in agenda una serie di audizioni informali, alla quale prenderà parte anche l’Ance. I costruttori hanno già preparato un testo con le osservazioni specifiche per il mercato dell’edilizia.

Nello specifico, l’Ance ha evidenziato le criticità relative, in particolare, alla flessibilità in entrata e in uscita, agli ammortizzatori sociali, ai fondi bilaterali di solidarietà ed alla copertura finanziaria della riforma che, tra l’altro, colpisce gli investimenti in fabbricati da destinare all’affitto.

Rimandando alla lettura completa del testo con i rilievi dell’Ance sulla Riforma del lavoro, è significativo segnalare come, per l’associazione “nel settore delle costruzioni il lavoro a chiamata non sarà più attuabile, posto che le previsioni residuali di ricorso non si attagliano al lavoro edile”.

Con riguardo al lavoro autonomo, invece, l’Ance evidenzia che l’esistenza di due su tre parametri come condizione che comporta la presunzione dell’esistenza di una collaborazione coordinata e continuativa, la quale, a sua volta, mancando il progetto, si presume essere rapporto di lavoro subordinato, risulta non solo di difficile controllo e gestione da parte del committente, ma anche assolutamente frequente in ambienti di lavoro quali i cantieri edili”.

Ma non basta, per i costruttori anche il parametro del corrispettivo della collaborazione superiore al 75% del corrispettivo percepito dal collaboratore nell’anno solare, risulta in edilizia di difficile controllo da parte del committente, posto che il lavoratore autonomo potrebbe trovarsi in periodi successivi di inattività

Infine l’Ance sottolinea come la previsione, contenuta nell’art. 13 del ddl sulla Riforma del lavoro, relativa alla comunicazione preventiva del licenziamento per motivo oggettivo nelle imprese con più di 15 dipendenti, determina un appesantimento degli oneri a carico del datore di lavoro, di segno assolutamente opposto rispetto al processo sino ad oggi intrapreso dal legislatore, finalizzato ad uno snellimento delle procedure burocratiche.

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