Interventi di miglioramento e adeguamento sismico: vietato il fai da te!

Ho vissuto in prima persona il terremoto del 24 agosto scorso. Fortunatamente dal versante opposto del Monte Gorzano rispetto ad Amatrice, abbastanza distante da non vivere i drammi delle zone principalmente colpite, ma abbastanza vicino da risentire della paura, dei disagi e delle abitazioni lesionate.

Dal giorno del terremoto sono diventate di dominio pubblico espressioni, utilizzate in modo più o meno corretto, come adeguamento o miglioramento sismico, agibilità degli edifici, messa in sicurezza. A prescindere dalle indicazioni fornite, la sensibilizzazione della popolazione verso i temi della prevenzione sismica è sicuramente la strada giusta da percorrere.

Interventi di miglioramento e adeguamento sismico: Pensare, poi Fare

Tuttavia non bisogna commettere l’errore di sottovalutare la fase progettuale e lanciarsi nell’esecuzione di interventi cosiddetti “antisismici” perché suggeriti da quella pubblicità o da quel vicino “perché a casa sua hanno funzionato bene”.

Tutto ciò può sembrare scontato ma vi garantisco che non lo è. Durante i tanti sopralluoghi effettuati, accompagnando gli eccezionali tecnici della Protezione Civile, ho potuto constatare in prima persona il dilagare degli interventi “fai da te”. La tendenza ad ampliare, bucare, sopraelevare i fabbricati in muratura senza consultare nessun ingegnere qualificato o affidandosi esclusivamente al muratore di turno, è un’abitudine fin troppo diffusa ed in particolare nei paesi di montagna così gravemente colpiti dal terremoto.

Lo scorso evento sismico ha reso ormai evidente una realtà che non può più essere sottovalutata; quella cioè che ogni intervento “antisismico” o no su una struttura, si trovi essa in zona ad alta pericolosità sismica o meno, non può prescindere da una valutazione di sicurezza globale sia sullo stato di fatto dell’edificio sia sul modo in cui gli interventi da eseguire possano influenzare il comportamento sismico globale dell’edificio stesso.

Ciò che è necessario evidenziare è che non esiste una tipologia di intervento standard da eseguire negli interventi di miglioramento o adeguamento sismico; ma quello che deve sempre esistere è un approccio progettuale corretto che, partendo dagli  errori del passato ed attraverso una conoscenza approfondita del fabbricato da migliorare, consenta di individuare gli interventi più adatti per il raggiungimento di un livello di sicurezza adeguato.

La stessa normativa tecnica al Paragrafo 8.5 recita “nelle costruzioni esistenti le situazioni concretamente riscontrabili sono le più diverse ed è quindi impossibile prevedere regole specifiche per tutti i casi”.

Qualunque intervento, sia esso  “antisismico” o no,  non può prescindere da un’attenta analisi di vulnerabilità sismica del fabbricato che consenta di individuare i punti deboli  e prevedere i meccanismi di collasso che si possano innescare in presenza del sisma.

Valutazione della sicurezza

La valutazione della vulnerabilità sismica costituisce il primo passo essenziale da compiere per pianificare sia gli interventi di miglioramento o adeguamento che le risorse economiche necessarie.

Le procedure per la valutazione della sicurezza sono illustrate al Paragrafo 8.5 delle Norme Tecniche e devono necessariamente tener conto dei seguenti aspetti.

  1. Analisi storico-critica
  2. Rilievo geometrico – strutturale
  3. Caratterizzazione meccanica dei materiali
  4. Definizione dei livelli di conoscenza e fattori di confidenza
  5. Valutazione della vulnerabilità
  6. Interventi

La valutazione di sicurezza, quindi,  deve necessariamente essere svolta attraverso un’analisi qualitativa e quantitativa dello stato di fatto.

  • L’analisi qualitativa si basa sull’esperienza, intuito e conoscenza delle strutture. Il primo passo è sicuramente quello di verificare la qualità della muratura per escludere la possibilità di collassi puntuali per disgregazione della muratura stessa. In caso contrario abbiamo già individuato il primo intervento da eseguire. Solo successivamente si può procedere, attraverso le analisi del quadro fessurativo e le analogie con danni rilevati da terremoti precedenti, a valutare i vincoli (solai, coperture, fondazioni, pareti di spina) e l’eventuale presenza di spinte orizzontali quali archi, volte, edifici adiacenti che possono contribuire ad incrementare la spinta orizzontale dovuta al sisma.
  • L’analisi quantitativa richiede la determinazione di un valore numerico che esprima il livello di sicurezza della struttura. A sua volta nelle costruzioni esistenti in muratura soggette ad azioni sismiche si possono manifestare meccanismi locali e meccanismi globali. I meccanismi locali interessano singoli pannelli murari e sono favoriti dalla scarsa efficace dei collegamenti. I meccanismi globali sono quelli che interessano l’intera costruzione. La valutazione della sicurezza deve essere valutata nei confronti di entrambi i tipi di meccanismo.

Per approfondire ho trattato l’argomento nel mio sito personale con un intervento dedicato alla valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici.

Intonaco armato: non è la panacea di tutti i mali

Un approfondimento particolare merita una tipologia di intervento molto utilizzata in passato e che, anche oggi, sento suggerire da addetti ai lavori e non,  nonostante siano molte le problematiche riscontrate sui fabbricati rinforzati con questa tecnica. Sto parlando dell’intonaco armato.

La tecnica consiste nella realizzazione di due lastre in calcestruzzo armate con rete elettrosaldata, disposte su entrambe le superfici della parete e collegate tra loro con barre passanti attraverso la muratura. Ho specificato “entrambe le pareti” perché l’applicazione del betoncino su una sola parete non andrebbe neanche presa in considerazione.

Tralasciando il fatto che la muratura all’interno delle ali di calcestruzzo, se di pessima qualità, continuerà ad essere di pessima qualità anche dopo l’intervento ed alcuni svantaggi “secondari” (corrosione delle barre, umidità, traspirabilità), mi preme sottolineare come l’intonaco armato influisca in maniera significativa sulla rigidezza della parete.

L’aumento di rigidezza può variare lo schema statico preesistente e, pertanto, è una tipologia di intervento che richiede una valutazione molto accurata per evitare di peggiorare la struttura in termini di risposta globale all’evento sismico.

Progetti svolti in materia di strutture antisismiche

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1 COMMENTO

  1. Caro Roberto

    il fai da te è come l’eccessiva burocrazia che da spazio a tecnici mediocri e superficiali. Nei paesi la figura del ” geometra denominta Ingegnè” è molto spesso deleteria. Noi abbiamo casa a Cittareale fatta con blocchetti di tufo, ha subito 3 terremoti ( ’79 quello di Norcia – poi Aquila e l’attuale) non abbiamo neanche una lesione sugli intonaci. Allora aggiungo che il buonsenso dovrebbe guidare qualsiasi intervento e almeno l’onesta dell’intelletto sapendo che sotto quel tetto ci sei tu e la tua famiglia, ma lo stesso principio vale pure per lavori fatti ad altri. Vogliamo parlare di persone che alla presentazione di un preventivo fatto con un prezziario DEI o Regionale si presentano dicendoti ” ma ne ho uno che il 70% meno del Tuo”? Se mister 70% ti mette cemento sbiadito tu non te ne accorgi. Riguardo l’intonaco armato è lo strumento più utilizzato pre prendere in giro il committente, tranquillizza la coscienza ( sporca) al momento ma è una bomba ad orologeria. Perchè come lei sostiene un intonaco armato può essere ausiliare alla struttura quando i muri sono in condizioni di sostenersi da soli. Pensare che un intonaco sorregge un muro portante e come pretendere di avvolgere un lingotto di piombo in un sacchetto di carta velina. Ad Amatrice e dintorni si sono visti gettate di c.a. su muri di sassi di fiume e fango, in pratica in un muro vecchio e fragile ma con una sua elasticità mettiamo sopra un peso abnorme creando una rigidità deleteria
    Saluti cordiali
    roberto
    info@foredilcostruzioni.it

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