Il ruolo del progettista direttore dei lavori nell’intervento di ristrutturazione sismica e adeguamento antisismico non è limitato solo all’intervento migliorativo. Il tecnico che viene chiamato a occuparsi di lavori su una limitata porzione dell’edificio ha obbligo di garantire non solo la corretta esecuzione dei lavori, ma anche la complessiva sicurezza dell’edificio.

Il tema è oggetto della sentenza 36285/2016 della Cassazione penale. Il progettista e direttore dei lavori era stato incaricato da un condominio a L’Aquila, nel 2002 – sette anni prima del terremoto del 6 aprile 2009 – della progettazione ed esecuzione del rinforzo di sei pilastri in calcestruzzo armato (il rinforzo contemplava demolizioni di massetto fino alle fondazioni, realizzazione di fori passanti nel pilastro ogni 30-40 cm., realizzazione di fori profondi 15-20 cm. sulla fondazione, collegamento ad essa dei nuovi ferri del pilastro). Con il terremoto l’edificio è completamente crollato.

Leggi tutta la sentenza 36285/2016 della Cassazione penale.

In breve, il direttore dei lavori è “tenuto ad eseguire gli adempimenti richiesti dalla normativa antisismica ex novo, per la natura dell’intervento affidato alle sue cure”. Ma vediamo in dettaglio

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Le osservazioni della Cassazione

“Non sembra seriamente discutibile che il progettista a cui è stata affidata la direzione lavori sia tenuto a garantire che gli stessi siano eseguiti a regola d’arte: lo è sulla scorta del contratto che lo lega al committente, tanto che la giurisprudenza civile afferma in termini diversificati ma convergenti l’obbligo (in specie per il direttore dei lavori) di garantire che l’esecuzione dei lavori sia non solo conforme a quanto previsto dal capitolato ma anche alle regole della tecnica”.

“L’obbligo di garanzia non può andare oltre l’oggetto del rapporto contrattuale; e quindi non può concernere opere che non siano investite dell’attività del progettista e/o direttore dei lavori”.

“Ove si tratti di opere del tutto autonome rispetto ad altre già esistenti in situ o in via di realizzazione non può pretendersi dal tecnico delle prime che si faccia carico della conformità e più genericamente della sicurezza di opere rispetto alle quali non vi è norma di diritto privato o di diritto pubblico che gli riconosca un potere di intervento”

In quel condominio a L’Aquila, il tipo di intervento “aveva carattere strutturale perché si trattava di lavori di incamiciatura di sei pilastri, con effetti sullo stato tensionale dei medesimi (oggetto dell’intervento a sue cure). Sicché egli aveva l’obbligo giuridico di osservare la normativa antisismica all’epoca vigente, la quale implicava l’accertamento della consistenza dei pilastri sui quali eseguire l’intervento; dal che sarebbe derivata la conoscenza dei difetti strutturali che viziavano i sei pilastri”.

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Perchè il direttore lavori è colpevole

Il direttore dei lavori in questo caso è colpevole di non aver osservato le norme della legislazione antisismica, che “hanno per l’appunto la funzione di rendere l’edificato in grado di resistere agli eventi tellurici caratteristici dell’area dell’insediamento (non a caso esisteva al tempo una classificazione della aree del territorio nazionale, distinte per grado di rischio sismico, con effetti diretti sulla tipologia costruttiva da adottare). Inoltre, egli ha attestato che le opere erano rispondenti alle norme edilizie, urbanistiche e di sicurezza vigenti”

Il progettista incaricato della direzione lavori non ha l’obbligo di segnalazione ai committenti ma di eseguire bene il mandato conferito. Sarebbe stato compito del committente nominare il collaudatore e questi sarebbe stato tenuto a riportare al medesimo l’esito del collaudo.

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Visto che si trattava di intervento migliorativo (d.m. 16.1.1996, punto C.9.1.2) non si potevano applicare le disposizioni che imponevano adempimenti concernenti la sicurezza statica. Ma l’accertamento condotto nei gradi di merito ha avuto un differente esito. Come già il Tribunale anche la Corte di appello ha affermato che i lavori di incamiciatura dei sei pilastri ebbero carattere di opera di risanamento strutturale e funzionale, con implicazioni importanti di natura statica, interessando essi parti strutturali in cemento armato. Era prescritta la verifica prevista dagli articoli 4, 6 e 7 della legge n. 1086/71, dalla legge n. 64/74, dalla legge Regione Abruzzo n. 138/96 e dal d.m. 16.1.1996.

Le giustificazioni del direttore dei lavori sono improprie, secondo la Cassazione: l’impossibilità di procedere alla verifica sismica dei pilastri perchè mancavano i dati, è una circostanza “che avrebbe dovuto condurre ad una ancora maggior cura per gli aspetti concernenti la sicurezza statica”.

 

Adeguamento sismico nel dm del 16.1.1996

Le disposizioni del d.m. “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche” indicavano le operazioni e le scelte progettuali richieste in funzione della sicurezza statica dell’opera da realizzare.

Punto C.9.2.2. del d.m. 16.1.1996: “nel caso di interventi di miglioramento il progetto deve contenere la documentazione prescritta per gli interventi di adeguamento limitatamente alle opere interessate. Nella relazione tecnica deve essere dimostrato che gli interventi progettati non producano sostanziali modifiche nel comportamento strutturale globale dell’edificio”.

Prosegue il d.m.: “Gli interventi di adeguamento antisismico di un edificio devono essere eseguiti sulla base di un progetto esecutivo … completo ed esauriente per planimetria, piante, sezioni, particolari esecutivi, relazione tecnica, relazione sulle fondazioni e fascicolo dei calcoli per la verifica sismica. In particolare la relazione tecnica deve riferirsi anche a quanto indicato nei successivi punti C.9.2.3. e C.9.2.4.”

“La variazione degli adempimenti tra l’una e l’altra tipologia di intervento non era tanto di carattere qualitativo quanto di carattere quantitativo”.

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