Dall’asta della CO2, nuova linfa per il fondo rotativo per Kyoto
Dall’asta della CO2, nuova linfa per il fondo rotativo per Kyoto

Definito il testo del d.P.C.M. che definisce i criteri di ripartizione dei proventi delle aste delle quote di CO2, che da inizio 2013 fino al 2020 regoleranno la concessione dei diritti di emissione delle imprese soggette alla normativa emission trading.

“Con i proventi derivanti dalla vendita all’asta delle quote di anidride carbonica”, dichiara il Ministro Clini, “sarà possibile sostenere in maniera più incisiva le filiere della green economy attraverso una robusta integrazione del fondo rotativo per Kyoto

Il decreto, infatti, recepisce la normativa comunitaria che prevede che almeno il 50% dei proventi delle aste vada ad attività di riduzione della anidride carbonica (attività che possono godere dei finanziamenti messi a disposizione del fondo rotativo per Kyoto). L’altra metà sarà divisa fino al 2015 fra i proventi che vanno al bilancio dello Stato per il Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato (25%) e gli operatori di nuovi impianti che non hanno ricevuto quote gratuite di CO2 perché l’esaurimento delle risorse nell’aprile del 2009 (25%).

A partire dal 2016 al 2020 tutto il 50% non finalizzato alla riduzione di CO2 andrà al fondo d’ammortamento per i titoli di Stato.

Nello specifico, la parte di proventi destinata alle attività di riduzione di CO2 sarà infatti ripartita secondo i seguenti criteri:
1) Rifinanziamento del fondo rotativo Kyoto (50% delle risorse disponibili);

2) Cofinanziamento di programmi di ricerca e sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio bell’industria e nei trasporti (25%);

3) Contributo ai programmi di cooperazione con i paesi in via di sviluppo per la riduzione delle emissioni e misure di adattamento ai cambiamenti climatici per rispettare l’impegno assunto alla Conferenza di Durban (10%);

4) Cofinanziamento dei programmi per l’aumento dell’assorbimento di carbonio attraverso attività forestali e agricole (10%)

5) Contributo al “Centro Euromediterraneo sui cambiamenti climatici” per i programmi nazionali ed europei di adattamento ai cambiamenti climatici (3%).

6) Coperture delle spese amministrative connesse alla gestione del sistema comunitario (2%).

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