Il Consiglio dei ministri ha approvato (per l’ultima volta) il nuovo testo unico sulle terre e rocce da scavo. Dopo i pareri del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, si avvicina così alla Gazzetta ufficiale il nuovo sistema di gestione semplificata dello smarino. Saranno accorpate le vecchie procedure ma, soprattutto, saranno introdotti tempi certi per la chiusura dei procedimenti.

Le principali novità:

1)Taglio dalla prima bozza delle regole restrittive in materia di amianto: secondo il decreto precedente, le terre e rocce da scavo potevano contenere amianto nel limite massimo di 100 mg/kg, corrispondente al limite di rilevabilità analitico. Rispetto alle regole attuali, questo limite rappresentava una restrizione notevolissima. Nelle definizioni “è stato soppresso il riferimento al limite di amianto di 100 mg/kg”, secondo quanto spiega la relazione illustrativa. La disciplina dell’amianto, adesso, è contenuta nell’articolo 4, comma 4. Qui, in sostanza, si dice che per il futuro si continuerà ad applicare il parametro indicato dal Testo unico ambiente, limite di utilizzo pari a 1000 mg/kg.

2) Possibilità di effettuare controlli a campione. Per ogni tipologia di cantiere, i controlli si possono svolgere anche con metodi a campione o “in base a programmi settoriali, per categorie di attività o nelle situazioni di potenziale pericolo comunque segnalate o rilevate”.

3) Semplificazioni sul deposito temporaneo. L’articolo 23, che disciplina il deposito temporaneo delle terre qualificate come rifiuti, è statoodificato, con la soppressione di alcune previsioni considerate superflue rispetto al contenuto degli obblighi previsti dalla disposizione.

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Il provvedimento nasce dall’articolo 8 del decreto Sblocca Italia (Dl n. 133/2014), andato in vigore a settembre dello scorso anno. Il Governo in quella sede si è attribuito una delega a intervenire con un Dpr, un testo unico terre e rocce da scavo, per semplificare la materia del riutilizzo dello smarino dei cantieri.

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