L’ efficienza energetica negli edifici pubblici, quindi per nella pubblica amministrazione, è una delle priorità nazionali per il raggiungimento entro il 2020 degli obiettivi stabiliti in sede europea dal pacchetto clima-energia. Gli enti locali sono infatti chiamati a sottoporre a riqualificazione energetica almeno il 3% della superficie coperta utile climatizzata all’anno oppure, in alternativa, a conseguire un risparmio energetico cumulato nel periodo 2014-2020 di almeno 0,04 Mtep.

Il riferimento è al d.lgs. 102/2014 che recepisce la direttiva Europea 2012/27 del 25 ottobre 2012 sull’efficienza energetica.

In Italia la maggior parte degli edifici pubblici, e in particolare delle scuole, è stata costruita prima del 1976, anno in cui è entrata in vigore la prima legge sul contenimento del consumo energetico degli edifici. Ciò significa che la maggior parte degli edifici ha pareti e finestre che disperdono verso l’esterno gran parte dell’energia fornita per riscaldare uffici, aule e ambienti annessi. Diventa quindi indispensabile per gli amministratori pubblici programmare nuovi investimenti per migliorare i propri immobili in termini di sostenibilità ed efficientamento energetico, nonché reperire le risorse finanziarie necessarie per la loro realizzazione.

In tempi di ristrettezze di bilancio e di tagli alla spesa pubblica si fa ancora più interessante approfondire il quadro degli incentivi pubblici. Il Governo italiano ha infatti attivato nel corso degli ultimi anni una serie di strumenti dedicati a sostenere gli enti locali più virtuosi, fra questi ci sono:
– il fondo rotativo per il finanziamento delle misure di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra (c.d. fondo Kyoto),
– il meccanismo di sostegno introdotto con il cosidetto “conto termico”.

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