Cna all’attacco sulla manutenzione ascensori: il governo ha mutilato il dpr ascensori e ha ceduto ai proprietari immobiliari, dice Cna. Sono state escluse le verifiche sugli impianti esistenti. Il Dpr ascensori, approvato pochi giorni fa (in prima istanza) dal Consiglio dei ministri, ha perso il pezzo sull’adeguamento obbligatorio alle norme di sicurezza che facevano riferimento alla raccomandazione Ue del 1995. Restano le altre disposizioni previste dalla direttiva 2014/33/Ue (il termine per adeguarsi è già scaduto: sarà multa?).

 

Cna contro il Governo

Cna accusa Palazzo Chigi di avere fatto una concessione alla lobby dei proprietari di immobili senza prendere i considerazione la situazione degli ascensori italiani che, nel 40% dei casi, è vecchia di trent’anni di vita.

Il Governo invece dice che il provvedimento “tiene conto delle innovazioni in materia di accreditamento degli organismi di valutazione della conformità, di vigilanza e controllo del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti, di principi generali della marcatura Ce e di stato compatibile”.

E ancora il Governo: “gli operatori economici per la conformità degli ascensori e dei componenti di sicurezza per ascensori ai requisiti in essa previsti, in modo da garantire un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza delle persone e dei beni, nonché una concorrenza leale sul mercato dell’Unione”.

 

I motivi della protesta

Erano previsti i verificatori, che sono scomparsi. I soggetti che devono garantire la conformità degli ascensori ed effettuare le necessarie verifiche, al momento della prima verifica periodica, peraltro già prevista per legge, avrebbero dovuto effettuare anche una verifica sui requisiti minimi di sicurezza. Se i proprietari facessero eseguire le verifiche previste dalla legge, in fase di verifica, i requisiti di sicurezza previsti risulterebbero rispettati e non ci sarebbe bisogno di ulteriori lavori di messa a norma.

Andrebbero controllati elementi come la precisione di fermata e il livellamento tra cabina e piano, la presenza di illuminazione del locale macchine, la presenza ed efficacia dei dispositivi di richiusura delle porte di piano. Si potrebbero prescrivere i necessari interventi di adeguamento, da svolgere durante la prima verifica ordinaria e da completare comunque entro due anni.

Proprio questo è ciò che è stato contestato dalle associazioni dei proprietari immobiliari, che hanno parlato di “tassa sugli ascensori“: un costoso adempimento aggiuntivo per i cittadini.

Guido Pesaro, responsabile nazionale di Cna impianti chiude: “Dispiace che il Governo sia stato sensibile alle convenienze di alcune specifiche lobby e non agli interessi di chi utilizza giornalmente gli impianti di elevazione. Va ricordato infatti che nel nostro paese circa il 40% degli ascensori in servizio è in funzione da più di 30 anni ed almeno il 60% non è dotato delle moderne tecnologie che garantiscono il maggior livello di sicurezza per gli utenti.

Adesso il provvedimento passa all’esame delle commissioni Industria di Camera e Senato per il parere obbligatorio (ma non vincolante).

Un evento tutto dedicato agli ascensori:

E2 Forum: ascensori e scale mobili nella città del futuro

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