restauro vs ristrutturazione

Nell’ambito dell’immenso capitolo del recupero edilizio, quanto mai auspicabile, mille volte invocato, ma mai concretamente avviato da azioni politiche lungimiranti, si pone un dilemma conservativo: restaurare o ristrutturare?

Le risposte che si registrano sono sempre confuse o ambigue. Nel primo caso è proprio la terminologia a non essere usata correttamente per lo più da parte di giornalisti poco informati sul tema oppure da parte del politico di turno che, appena si addentra in tematiche specifiche, tradisce tutta la sua inadeguatezza culturale.

In tal senso, appare assai improbabile che la Fontana di Trevi a Roma sia stata recentemente ristrutturata, così come altrettanto improbabile appare la possibilità di restaurare la facciata di San Lorenzo a Firenze seguendo il progetto di Michelangelo (1518 circa).

Nel secondo caso, quello dell’ambiguità, sarà sufficiente fare qualche ricognizione nei Dipartimenti di Architettura, italiani o esteri, e constatare con quale disinvoltura egotica i docenti di composizione architettonica (ma loro amano definirsi progettisti anche quando vestono i panni accademici) abituino gli studenti ad un approccio emozionale verso le preesistenze, basato sulle suggestioni che se ne possono ricavare anziché su un rigoroso approccio storicocritico.

Riccardo Dalla Negra, Professore ordinario di Restauro Architettonico presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, affronta questo tema sul numero 2.2016 di Paesaggio Urbano.

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Ogni fascicolo della rivista bimestrale affronta i principali temi dell’architettura e dell’urbanistica e si rivolge ai professionisti tecnici che desiderano essere aggiornati sui progetti più significativi. 

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