Continua a suscitare polemiche il pagamento dell’Imu prevista entro il 18 giugno (la data ufficiale è il 16 giugno ma cade di sabato).

Uno dei nodi discussione  riguarda le aliquote dei Comuni, queste per il 94% non sono state ritoccate e gli enti locali avranno tempo solo fino al 30 giugno per prendere una decisione.

Ora parte che tra gli emendamenti al decreto fiscale  sia presente una proroga ai Comuni per stabilire le aliquote Imu fino al 30 settembre, invece che fino al 30 giugno.

Come anticipato dai sindaci, ci sarà anche la possibilità di inserire nei bilanci preventivi le stime del Tesoro sul gettito Imu. Con una specifica: se le stime dell’Economia dovessero risultare troppo alte, la differenza la pagheranno i contribuenti, non lo Stato. Da qui la ragione del differimento del termine per stabilire le aliquote Imu nelle città.

Tra le modifiche proposte ieri dai relatori Azzollini e Baldassarri, c’è anche l’esenzione Imu per gli immobili posseduti dai Comuni e per l’edilizia residenziale, come richiesto dall’Anci (come già anticipato nella news “Esenzione IMU edilizia popolare, pronto l’intervento del Governo“). Il prezzo da pagare sarà però un ulteriore taglio al fondo di riequilibrio, calcolato in 235 milioni nel 2012 e circa 164 milioni nel 2013, con un inasprimento delle sanzioni per chi non rispetta il Patto.

Altre novità riguardano l’esenzione per i capannoni agricoli ubicati nei Comuni di montagna oltre i mille metri di altezza e le dimore storiche o inagibili, che si dovrebbero vedere dimezzata la base imponibile. Per le dimore storiche, però, verrebbero allo stesso tempo eliminate le agevolazioni Irpef vigenti.

“Il differimento – ha spiegato Guido Castelli, delegato Anci per la Finanza Locale –  “poggia sull’idea di rispettare la data del 16 giugno per le aliquote fissate per legge, 0,4% per la prima casa e 0,76 per la seconda, posticipando invece gli inasprimenti decisi dai Comuni”.

Un’altra questione riguarda le modalità di pagamento, e a farlo presente con preoccupazione ci pensa la Consulta dei Caf.

“Sono 17 milioni gli italiani che ogni anno si rivolgono ai Caf per fare il 730 e normalmente gli operatori “unitamente all’elaborazione della dichiarazione dei redditi, il modello di versamento dell’Ici, ove dovuta; così evitando ai contribuenti – spiega la Consulta dei Caf in una lettera inviata al sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani – la necessità di doversi recare nuovamente presso le nostre sedi per il ritiro del modello nel periodo di massima attività lavorativa di tutti gli intermediari”.

“Ora nella assenza di indicazioni non solo i contribuenti dovranno duplicare file e pratiche, una per il 730 e una per l’Imu, ma lo faranno nel ‘picco’ di attività degli intermediari. Ad oggi già un milione di italiani avrebbe compilato il proprio 730 al Caf mentre solo il 6% dei Comuni ha deliberato la nuova aliquota per l’Imu e avranno tempo fino al 30 settembre, se passerà l’emendamento presentato in Senato che proroga questo termine dall’originario 30 giugno, “mentre il termine di pagamento della prima rata è fissato al 16 di giugno”, ricordano gli intermediari”.

“I Caf chiedono allora di disporre “in via legislativa che la prima rata dell’Imu dovuta per l’anno di imposta 2012 possa essere calcolata applicando le aliquote e le detrazioni di base“, oppure di valutare “l’opportunità, qualora le procedure per attuare i correttivi proposti lo richiedessero, di prevedere un congruo differimento del termine di pagamento della prima rata dell’imposta dovuta per l’anno 2012″.

Altro nodo spinoso  è l’applicazione dell’imposta nel caso dei contratti di locazione a canone calmierato, ma anche agli anziani che hanno spostato la propria residenza presso le strutture nelle quali sono ospitati.

“La situazione è drammatica. Pensare di tassare pesantemente case che non danno reddito è da irresponsabili, altro che Comuni vicino alla gente. Vicini agli sprechi piuttosto”.

E’ l’allarme che lancia Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia: “prima che il disagio abitativo si aggravi ancora, occorre che il Governo continui il suo sforzo di approfondimento per dare una soluzione almeno al problema dei contratti a canone calmierato, assicurandone la sopravvivenza”.

Siamo in un momento in cui i Comuni, spiega Sforza Fogliani, “dovrebbero fare le opere non dico utili, non dico necessarie, ma solo quelle indispensabili, come si fece nello stato unitario per risanare i conti pubblici. Mandare l’Imu da pagare a chi vive in ospizio o è ospitato in comodato, rischia di ingenerare una nuova serie di comportamenti fatali che solo banchieri fuori del mondo (quelli che ancora oggi, dopo l’Imu, propongono di tassare il patrimonio al di là del reddito) possono concepire, avendo comunque i piedi al caldo”.

Secondo Confedilizia, “il patrimonio edilizio va salvato dalla distruzione anche volontaria. C’é bisogno di un bagno generale nella realtà del paese, che forse molti da Roma non conoscono. Un viaggio per l’Italia reale, al di fuori degli ambienti romani, gioverebbe a molti”.

Fonti: Ansa e Anci

Per maggiori approfondimenti potete consultare lo Speciale Imu

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