Gli studi di Professionisti Tecnici, così come gli altri studi professionali, possono beneficiare dell’incentivo giovani genitori previsto dall’art. 2, comma 1, del D.M. 19 novembre 2010.

Lo ha chiarito il Ministero del Lavoro nell’interpello n. 16/2016, che Lavoro interpreta in modo estensivo la nozione di “imprese private”, in risposta a un quesito del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro.

Ai sensi dell’art. 2 e nell’ambito delle risorse finanziarie individuate dall’art. 1, comma 73, L. n. 247/2007, come modificato dall’art. 2, comma 50, L. n. 191/2009, viene riconosciuto un incentivo alle imprese private e alle società cooperative che assumano giovani genitori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche part-time, del valore massimo di 5.000 euro per ogni assunzione e fino al limite di cinque per singola impresa o società cooperativa.

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Le assunzioni devono riguardare soggetti di età non superiore a 35 anni, genitori di figli minori legittimi, naturali o adottivi, o affidatari di minori, rispetto ai quali risulti in corso o cessato un rapporto di lavoro a tempo determinato, in somministrazione, intermittente, ripartito, di inserimento, accessorio o una collaborazione a progetto, nonché coordinata e continuativa.

Questo è utile per assicurare un’occupazione stabile ai soggetti interessati.

La nozione di imprenditore/datore di lavoro intesa in senso ampio è legata a “qualunque soggetto che svolge attività economica e che sia attivo in un determinato mercato”, a prescindere dalla forma giuridica assunta, ricomprendendo anche gli studi professionali tra i possibili beneficiari dell’incentivo giovani genitori (cfr. sent. Corte di Giustizia del 16 ottobre 2003 – causa C/32/02; Direttiva Ue 98/59/CE; risposte ad interpello ML nn. 10 e 33/2011).

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