Jobs Act Autonomi

Jobs Act Autonomi: dopo un paio di mesi di apparente stasi, ecco il provvedimento in fase di stesura tornare sui radar a pochi giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti (da depositare entro il prossimo 13 giugno alle ore 9,30).

Jobs Act autonomi: le parti che verranno modificate

Tra la parti del provvedimento che verranno di certo modificate affiorano le seguenti: le norme sulla protezione dei dati, sull’assicurazione obbligatoria e sulla sicurezza sul lavoro. Altre, come ad esempio la parte relativa alla partecipazione agli appalti pubblici, saranno modificate in maniera rilevante.

L’importante complesso di modifiche e novità normative relative al lavoro autonomo (con specifico riferimento ai liberi professionisti e al mondo delle partite IVA) era stato annunciato nello scorso mese di ottobre con squilli di fanfare. Poi il rallentamento nell’iter legislativo che è rimasto incagliato nelle secche della commissione lavoro al Senato per lungo tempo (anche a causa dell’abbinamento ad un altro provvedimento, quello relativo all’adattamento negoziale delle modalità di lavoro agile nella quarta rivoluzione industriale). Ora la possibile sterzata verso una definizione del testo di legge (i cui tempi di approvazione, tuttavia, non saranno veloci) per un complesso di misure fondamentali per adattare la normativa italiana alle modifiche intercorse negli ultimi anni nel mondo del lavoro, con particolare riferimento ai liberi professionisti.

Per un riassunto delle misure definite nello scorso ottobre leggi l’articolo Jobs Act Autonomi: maternità e congedi, le novità in rampa di lancio.

Nello scorso mese di marzo si sono comunque svolte diverse audizioni informali, che hanno permesso di acquisire un corposo dossier di memorie, preziosissime per la corretta formazione del testo di legge. Si sono espressi, tra gli altri, Cisl, Uil, Ugl, Cgil, Colap, Adepp, Confprofessioni, Fondazione Inarcassa, Cup, Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese Italia. Non si è pronunciata, invece, la Rete delle Professioni Tecniche (RPT). Qui invece abbiamo raccolto il parere degli Architetti di Roma.

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I nodi del provvedimento

Entrando nel merito del provvedimento, cominciano ad affiorare una serie di criticità, rilevate con la consueta lucidità dal giuslavorista (e senatore Pd) Pietro Ichino e raccolte dal Sole24Ore: “Il disegno di legge va innanzitutto criticato, sotto il profilo della tecnica legislativa, per la sua eccessiva lunghezza, anche perché molte delle disposizioni non meriterebbero di essere inserite in questo contesto. Tutti auspicano una semplificazione della disciplina, mentre in questo caso si riscontra un eccesso di normazione rispetto alle pratiche conseguenze”.

Ampie perplessità aleggiano per esempio sull’art. 7, riguardante la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici, “ritenendo la fattispecie dell’appalto inapplicabile al lavoro autonomo”, dal momento che i servizi di progettazione andrebbero inquadrati come commesse.

Stessa rilevanza critica per l’art. 13, co. 2 in materia di lavoro agile: la lettera b, riguardante la possibilità di utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa, “integra un contenuto tipico del rapporto di lavoro autonomo e l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali, di cui alla lettera c), risulta del tutto irrilevante ai fini della normazione in questione”.

Non emergono invece innovazioni all’art. 17, in materia di protezione dei dati, custodia e riservatezza, mentre l’art. 18, in tema di sicurezza sul lavoro, “andrebbe evitato, in quanto finisce con l’aggiungere ulteriore e inutile documentazione cartacea”. Allo stesso modo, secondo Ichino, sarebbe inutile rispetto alla disciplina già esistente il contenuto dell’art. 19, in materia di assicurazione obbligatoria per gli infortuni e malattie professionali, e dell’art. 20, in tema di contrattazione collettiva.

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