Se facciamo il punto della situazione sul rischio sismico, possiamo dire che in Italia negli ultimi due secoli i terremoti hanno causato 150 mila vittime e provocato la distruzione di una parte del patrimonio storico e artistico. “Quest’anno ricorre il 40° anniversario del catastrofico terremoto del Friuli, che rase al suolo interi centri abitati provocando quasi mille vittime, e il 50° dell’alluvione di Firenze che causò ingenti danni, mettendo a rischio l’inestimabile patrimonio artistico e culturale del Capoluogo toscano. Dobbiamo agire prima” ha dichiarato ieri Adriana Cavaglià, Coordinatore della Commissione Protezione Civile del Consiglio Nazionale dei Geologi, alla vigilia del Congresso Nazionale dei Geologi, in programma a Napoli da domani 28 aprile fino al 30.

Con la prevenzione del rischio sismico e sul rischio idrogeologico “bisogna agire prima”. La Legge 225/1992 (modificata dalla Legge 100/2012) ha introdotto l’obbligo per i Comuni di dotarsi di un’adeguata pianificazione di emergenza che recepisce le attività di previsione e prevenzione per le situazioni di emergenza.

In fase di redazione del Piano, l’individuazione degli scenari reali di rischio e delle procedure operative di intervento sono fondamentali.

Per questo motivo, il Dipartimento della Protezione Civile ha avviato una ricognizione per conoscere quanti e quali Comuni italiani hanno un Piano di Emergenza (P.E.C.), sulla base dei dati forniti dalle Regioni e dalle Province Autonome.

 

Prevenzione: la situazione di Regioni e Comuni

– su 7.954 Comuni delle 20 Regioni, ben 6.159 dispongono di un Piano di Emergenza (77% del totale considerato);
– dunque il 23% dei Comuni italiani non ha P.E.C. e non è in grado di gestire le emergenze;
– solo 8 Regioni (il 40%) hanno un Piano di Protezione Civile Regionale adeguato alle normative vigenti.

(aggiornamento al 18 settembre 2015)

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Rischio sismico e idrogeoogico, 7 domande fondamentali

1. Quanti di questi Piani di Emergenza sono aggiornati e quanti sono rappresentativi delle reali criticità del territorio come scenari di pericolosità naturali?

2. Vengono individuate le specifiche competenze professionali per la redazione dei Piani?

3. Quanti cittadini ne sono a conoscenza?

4. Quanti di questi Piani prevedono un modello d’intervento con un Presidio Territoriale di tipo tecnico con l’utilizzo di professionisti iscritti ai rispettivi Albi?

5. Quanti hanno definito cos’è un Presidio Territoriale?

6. Qual è il protocollo di azione del Presidio?

7. Gli Ordini professionali concorrono a tutte le attività di protezione civile o solo in emergenza?

Queste 7 domande sono i 7 motivi per cui i geologi sono più utili degli altri professionisti tecnici nella prevenzione del rischio sismico. È una questione di competenze.

 

Rischio sismico e idrogeologico, i plus dei geologi

Una delle proposte del Consiglio Nazionale dei Geologi è quella di inserire il Geologo nella Pianificazione dell’Emergenza. Infatti, oggi non esiste nessuna norma che disciplina quali sono le professionalità imprescindibili per la stesura dei Piani.

I geologi chiedono leggi ordinarie e una programmazione che garantisca una continuità di azioni e risorse, partendo da una modifica di norme esistenti per garantire un’adeguata salvaguardia della popolazione attribuendo il valore giusto alla conoscenza geologica.

I geologi si rendono conto meglio di ciò che serve.

Chi ha la conoscenza geologica necessaria per lavorare coerentemente e con cognizione di causa sul rischio idrogeologico e sul rischio sismico è il geologo. I geologi rispetto ad altri professionisti hanno la capacità di leggere e interpretare il territorio e, attraverso le forme, riescono a comprenderne l’evoluzione morfologica e i conseguenti rischi naturali. Questa peculiarità dovrebbe rendere unica la figura professionale del geologo nell’individuazione degli scenari di rischio proprio nella Pianificazione di Emergenza e per la definizione di un potenziale quadro evolutivo.

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Serve un’intesa tra Ordini Professionali e Regioni per definire le procedure da seguire e modelli di intervento. Se i geologi devono avere nel campo della prevenzione del rischio sismico e idrogeologico un ruolo più che centrale, gli altri professionisti tecnici devono averlo, anche se le loro competenze sono meno focalizzate sul problema della prevenzione del sisma. Gli architetti, per esempio, possono in base alle loro competenze intervenire al momento del restauro dei beni culturali, che, come dicevamo all’inizio e come sappiamo, sono tra i beni materiali più colpiti. Gli ingegneri devono intervenire al momento della progettazione civile. Ma i Geologi sono figure fondamentali per la realizzazione dei piani di Prevenzione, del rischio sismico e del rischio idrogeologico.

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