Competenze professionali, ingegneri junior

Un recente comunicato del CNI cerca di comporre un chiarimento (che anche un documento programmatico) in merito al vessato tema dell’ampiezza delle competenze degli ingegneri junior (primo livello, laurea triennale) anche alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali.

La premessa: la sentenza del Consiglio di Stato

Ma in quali limiti si imbattono gli ingegneri junior nella partecipazione alle gare d’appalto? Lo ha definito con una certa precisione il Consiglio di Stato mediante la sentenza del 25 febbraio 2016, n. 4776. Nel testo della pronuncia i giudici hanno ricordato che l’art. 46 del d.P.R. 5 giugno 2001, n. 328 determina che gli ingegneri junior (ovverosia quelli con laurea triennale e iscritti nella sezione B dell’Albo) possano collaborare con gli ingegneri della sezione A (cioè con quelli che hanno completato il ciclo di studi) ma solo nel settore delle opere edili. Gli ingegneri junior hanno competenze proprie solo in materia di edilizia privata. La progettazione di opere per la difesa del suolo, le depurazioni e gli impianti civili per l’ambiente e il territorio sarebbero invece di esclusiva competenza degli ingegneri iscritti nella sezione A. Per tali attività pertanto (ed in base all’art. 45 del decreto sopramenzionato), non è prevista nessuna attività di collaborazione o concorso.

Il punto di vista del CNI

A chiarire il senso della pronuncia e più in generale i margini disciplinari di un tema piutosto delicato e dibattuto è la consigliera del Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI), Ing. Ania Lopez: “Dare oggi un’interpretazione equilibrata delle competenze degli ingegneri di primo livello – spiega il consigliere – è arduo e complesso. Purtroppo il percorso universitario triennale non ha sortito gli effetti sperati. I laureati di primo livello in ingegneria non hanno trovato, come si auspicava, uno sbocco professionale nell’Industria. Tuttavia, i nostri colleghi sono riusciti a portare avanti la professione, anche in autonomia”.

Leggi anche l’articolo Competenze: gli ingegneri possono essere direttori tecnici in imprese di restauro?

L’Ing. Lopez concentra la sua attenzione, in ulteriore istanza, sugli effetti che la crisi ha scaricato su tali figure professionali: “Le ricerche del Centro Studi del CNI presentate nell’ultima Assemblea Nazionale, lo scorso 4 marzo a Bologna, indicano come ci sia stato un rallentamento dell’incremento degli iscritti della sez.B. Risulta altamente probabile che su questo rallentamento abbia influito la crisi degli ultimi anni, innescando un effetto di scoraggiamento ad iscriversi all’Albo. Nonostante il livello quantitativo dell’insegnamento nei corsi di Ingegneria in Italia continui ad essere elevato, occorre fare i conti con un mercato che lascia meno spazio, rispetto al passato, ai professionisti. È complicato immaginare di costruire percorsi esattamente tarati sulle domande provenienti dal mercato, perché nei fatti questa richiesta non solo è ridotta e impalpabile, ma anche molto mutevole in termini di know-how specifico richiesto. A nostro avviso, occorre affrontare la questione con flessibilità e, soprattutto, con un confronto aperto tra tutte le parti interessate, non escludendo di poter apportare correttivi al sistema attuale”.

Ingegneri: una valutazione sulla struttura dei percorsi universitari

Ma quali sono le azioni realisticamente effettuabili in termini di percorsi universitari? A parere dell’Ing. Lopez “la giurisprudenza offre degli elementi di ambiguità. Il CNI, proprio al fine di eliminare tali ambiguità, ha ipotizzato una diramazione del percorso triennale in due distinti indirizzi: laurea di primo livello professionalizzante, per coloro che avessero intenzione di procedere, subito dopo il conseguimento del titolo, alla ricerca di un’occupazione; laurea di primo livello propedeutica, per coloro che, invece, fossero intenzionati al prosieguo del percorso formativo universitario ed al conseguimento della laurea magistrale. Del resto oggi l’Europa ci richiama ad una revisione dei percorsi formativi universitari in sintonia con le politiche comunitarie”.

Il CNI ha espresso il suo autorevole punto di vista anche su un altro tema caldo per le professioni tecniche, quello delle tariffe professionali: approfondisci la questione nell’articolo intitolato Tariffe professionali, CNI: necessari standard di prestazione.

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1 COMMENTO

  1. Forse la LEGGE può essere interpretata e adattata al proprio pensiero e se si ha potere di affermare che: Gli ingegneri junior hanno competenze proprie solo in materia di edilizia privata chiedo quale sia ora la razio di questo Decreto Ministeriale del 4 agosto 2000 che recita all’allegato n.8:
    INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE
    OBIETTIVI FORMATIVI QUALIFICANTI
    I laureati nei corsi di laurea della classe devono:
    • conoscere adeguatamente gli aspetti metodologico-operativi della matematica e delle altre scienze di base ed essere
    capaci di utilizzare tale conoscenza per interpretare e descrivere i problemi dell’ingegneria;
    • conoscere adeguatamente gli aspetti metodologico-operativi delle scienze dell’ingegneria, sia in generale, sia in
    modo approfondito relativamente a quelli di una specifica area dell’ingegneria civile, ambientale e del territorio,
    nella quale sono capaci di identificare, formulare e risolvere i problemi, utilizzando metodi, tecniche e strumenti
    aggiornati;
    • essere capaci di utilizzare tecniche e strumenti per la progettazione di componenti, sistemi e processi;
    • essere capaci di condurre esperimenti e di analizzarne e interpretarne i dati;
    • essere capaci di comprendere l’impatto delle soluzioni ingegneristiche nel contesto sociale e fisico-ambientale;
    • conoscere le proprie responsabilità professionali ed etiche;
    • conoscere i contesti aziendali ed e la cultura d’impresa nei suoi aspetti economici, gestionali e organizzativi;
    • conoscere i contesti contemporanei;
    • avere capacità relazionali e decisionali;
    • essere capaci di comunicare efficacemente, in forma scritta e orale, in almeno una lingua dell’Unione Europea, oltre
    l’italiano;
    • possedere gli strumenti cognitivi di base per l’aggiornamento continuo delle proprie conoscenze.
    I laureati della classe svolgeranno attività professionali in diversi ambiti, quali la progettazione assistita, la produzione, la
    gestione ed organizzazione, l’assistenza delle strutture tecnico-commerciali, sia nella libera professione che nelle imprese
    manifatturiere o di servizi e nelle amministrazioni pubbliche. In particolare, le professionalità dei laureati della classe
    potranno essere definite in rapporto ai diversi ambiti applicativi tipici della classe. A tal scopo i curricula dei corsi di laurea
    della classe si potranno differenziare tra loro, al fine di approfondire distinti ambiti applicativi.
    I principali sbocchi occupazionali sono:
    • area dell’ingegneria civile: imprese di costruzione e manutenzione di opere civili, impianti ed infrastrutture civili;
    studi professionali e società di progettazione di opere, impianti ed infrastrutture; uffici pubblici di progettazione,
    pianificazione, gestione e controllo di sistemi urbani e territoriali; aziende, enti, consorzi ed agenzie di gestione e
    controllo di sistemi di opere e servizi; società di servizi per lo studio di fattibilità dell’impatto urbano e territoriale
    delle infrastrutture;
    • area dell’ingegneria ambientale e del territorio: imprese, enti pubblici e privati e studi professionali per la
    progettazione, pianificazione, realizzazione e gestione di opere e sistemi di controllo e monitoraggio dell’ambiente e
    del territorio, di difesa del suolo, di gestione dei rifiuti, delle materie prime e delle risorse ambientali, geologiche ed
    energetiche e per la valutazione degli impatti e della compatibilità ambientale di piani ed opere.
    Il tempo riservato allo studio personale o ad altre attività formative di tipo individuale è pari almeno al 50 per cento dell’impegno orario complessivo, con possibilità di percentuali minori per singole attività formative ad elevato contenuto sperimentale o pratico.
    Inutile dire che ci sia un evidente contrasto e che l’art.45 non fa distinzione tra iunior e non, quindi appare evidente che nessuna preclusione possa essere fatta.
    Come si può sentenziare in tal senso e accettare ingegneri meccanici che progettano edifici e fanno calcoli in C.A. senza avere mai studiato Scienza e Tecnica delle costruzioni e dare delle limitazioni del tutto ARBITRARIE a ingegneri secondo D.M. 04/08/2000 che hanno nel loro percorso di studi tutto quello che in questo articolo gli viene proibito.
    Chiedo che il CNI deve porsi questa domanda e fare chiarezza una volta per tutte.
    dott. ing. G. Strazzanti

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