Edifici esistenti:

È in Gazzetta Ufficiale il decreto che conferisce il via libera definitivo all’installazione della fibra ottica in infrastrutture esistenti, compresi gli edifici e i condomini. Si tratta del decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 33, pubblicato in G.U.lo scorso 9 marzo e recante rubrica “Attuazione della direttiva 2014/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, recante misure volte a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità”.

Come si può evidentemente desumere dal riferimento in rubrica il decreto recepisce la direttiva UE 2014/61 che punta a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità, promuovendo l’uso dell’infrastruttura fisica esistente. Per favorire l’accesso all’esistente, il decreto determina che “ogni gestore di infrastruttura fisica e ogni operatore di rete possa offrire la propria infrastruttura fisica, nel rispetto dei principi di trasparenza, non discriminatorietà, equità e ragionevolezza”.

Ma ciò che emerge con evidenza dal decreto, per quel che più interessa l’ambito tematico qui analizzato, è la possibilità di far transitare le reti anche in edifici esistenti. Nello scorso mese di luglio era entrato in vigore l’obbligo di predisporre alla connessione ad alta velocità in fibra ottica a banda ultralarga gli edifici nuovi o ristrutturati; ora il passo in avanti, con l’art.8 del decreto che fa riferimento anche alla “infrastrutturazione fisica interna all’edificio” dichiarando che i proprietari di unità immobiliari già cablate, o il condominio predisposto, hanno il diritto e l’obbligo di consentire l’accesso agli operatori di rete.

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Viene stabilito inoltre che qualora “un condominio, anche di edifici esistenti, realizzi da sé un impianto multiservizio in fibra ottica e un punto di accesso in conformità, deve soddisfare tutte le richieste di accesso presentate dagli operatori di rete, secondo termini e condizioni eque e non discriminatorie, anche con riguardo al prezzo”.

Il decreto dovrebbe consentire un rilevante passo in avanti al Paese, contribuendo a svecchiare i comportamenti non esattamente virtuosi sinora dell’Italia in ambito “broadband”, stabilendo un abbattimento dei costi delle operazioni di posa, scavo o installazione, meno intoppi burocratici e una serie di facilitazioni per l’accesso alle proprietà pubbliche o private da parte degli operatori di TLC.

Si tratterebbe di un “atto legislativo fondamentale che, assimilando in modo inequivocabile le infrastrutture di telecomunicazione a opere di urbanizzazione primaria, riconosce finalmente il valore di pubblica utilità alle reti a banda larga e ultra larga, fisse e mobili – afferma Dina Ravera, presidente di Assotelecomunicazioni -. In questo modo l’infrastrutturazione digitale del Paese viene sottratta alla possibilità di essere gravata di oneri e balzelli locali non dovuti, mentre vengono semplificate sostanzialmente le procedure burocratiche per la sua realizzazione”.

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