Il Governo ha varato il nuovo Codice Appalti (che ora dovrà passare l’esame del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle commissioni parlamentari competenti per materia), suscitando una serie di perplessità tra gli operatori del settore in particolare su centralità del progetto, ruolo dei Concorsi, il criterio del prezzo più basso, legalità e trasparenza degli affidamenti e nuove possibilità per i progettisti. Si tratta di vere e proprie tegole sui professionisti, problemi da risolvere. Sul tema abbiamo intervistato il Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e Coordinatore del Tavolo Lavori Pubblici della Rete delle Professioni Tecniche, l’architetto Rino La Mendola.

Clicca qui per leggere il testo del Codice Appalti approvato il 3 marzo in CdM.

1) In questi primi giorni di analisi, si è spesso detto che il progetto è al centro del processo di esecuzione di un’opera pubblica. Le affermazioni a tal proposito trovano riscontro nel testo oppure no?
Non mi sembra che alle parole corrispondano i fatti! Per promuovere il progetto al centro del processo di esecuzione di un’opera pubblica è necessario rilanciare in modo concreto i concorsi e ridurre contestualmente procedure di affidamento come l’appalto integrato, che esaltano gli aspetti imprenditoriali dell’esecuzione dei lavori, mortificando la professionalità dei progettisti.

Invece, nel codice varato dal Consiglio dei Ministri, non riscontriamo alcuna traccia di quella “drastica riduzione dell’appalto integrato” espressamente voluta dalla legge delega né tanto meno rileviamo passi in avanti per il rilancio dei concorsi. Inoltre, i sevizi di architettura e ingegneria sono trattati con regole analoghe o simili ad i servizi di ristorazione o altri servizi generici. Non credo che questo sia il modo migliore per valorizzare la progettazione e quindi per rilanciare il progetto al cento del processo di realizzazione delle opere pubbliche.

2) Che ruolo assumeranno i concorsi?
Nonostante il testo varato dal Governo abbia riservato all’argomento un Capo specifico, non troviamo nessun elemento concreto per il rilancio del concorso, che riteniamo il migliore strumento per affidare gli incarichi di progettazione, premiando la qualità della prestazione professionale e non certo i requisiti del professionista o il ribasso dei corrispettivi dallo stesso proposti.
Al contrario, rileviamo un notevole passo indietro rispetto al vecchio codice; basti pensare che i concorsi vengono proposti quale alternativa alla progettazione affidata a pubblici dipendenti, anche nei casi in cui le opere in progetto siano di rilevante interesse architettonico ! Inoltre, con il documento redatto dalla Rete delle Professioni Tecniche avevamo proposto l’introduzione di un dispositivo che garantisse la priorità dell’affidamento della progettazione esecutiva al vincitore del concorso.

Ma il testo varato dal Governo si limita a riproporre quell’affidamento facoltativo al vincitore, già previsto dal vecchio codice, che, sino ad oggi, ha fatto sì che le amministrazioni continuassero a bandire concorsi, magari a fini propagandistici, affidando poi le fasi successive della progettazione a soggetti diversi (magari con appalti integrati), con il risultato di non riuscire quasi mai a realizzare le opere secondo le previsioni del progetto vincitore del concorso.

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3) Il criterio del prezzo più basso viene quasi del tutto abbandonato. Funzionerà bene questa norma?
Con il nuovo Codice Appalti, le stazioni appaltanti non saranno più tenute a calcolare l’importo stimato dei servizi di architettura e ingegneria da affidare, utilizzando regole certe come quelle dettate dall’applicazione del D.M. 143/2013. Quindi serve a poco ridurre il ricorso alle procedure di affidamento con il criterio del prezzo più basso, se contestualmente le stazioni appaltanti saranno nuovamente libere di sottostimare l’importo da porre a base di gara, mortificando la dignità dei professionisti e la qualità delle prestazioni professionali. Il nuovo codice, in merito all’argomento, mortifica i risultati già precedentemente raggiunti con l’art.5 della L.134/2012, che, accogliendo le proposte della Rete delle Professioni Tecniche, aveva sancito l’obbligo, per le stazioni appaltanti, di calcolare l’importo del corrispettivo da porre a base di gara, utilizzando regole certe, come il suddetto DM 143. Tale obbligo era stato peraltro ripreso e ribadito dall’ANAC, con la determina n°4 del 2015, i cui orientamenti vengono totalmente traditi dal testo approdato in Consiglio dei Ministri.

4) Il nuovo testo ha raggiunto nuovi obiettivi su legalità e trasparenza negli affidamenti?
Sinceramente, al di là degli slogan, rileviamo dispositivi che si muovono in una direzione diametralmente opposta. Uno di questi è rappresentato proprio dalla carenza di regole certe per calcolare l’importo da porre a base di gara per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria, a cui facevo riferimento prima. Basti ricordare, in tal senso, che le procedure di affidamento variano con il variare del corrispettivo da porre a base di gara, per cui accadrà inevitabilmente che tante stazioni appaltanti, sottostimando (liberamente) tale importo, potranno affidare i servizi di progettazione o di direzione dei lavori con una procedura negoziata anziché con un’asta pubblica, in barba alla tanto decantata trasparenza.

Un altro elemento sensibile è determinato dagli affidamenti con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che, se non sarà opportunamente regolamentato con griglie di valutazione oggettive, offrirà ampi margini di discrezionalità nel giudizio dei giurati. Di contro, abbiamo rilevato norme sempre più rigide sulle varianti, che potrebbero essere in parte condivisibili solo se contestualmente il legislatore avesse riservato maggiore attenzione ai sevizi di architettura e ingegneria e non li avesse dunque accorpati e regolamentati con criteri analoghi ad altri servizi generici.

5) Quali nuove possibilità vengono offerte ai liberi professionisti ed in particolare ai giovani?
Nel testo del Codice Appalti vengono più volte ripetuti slogan interessanti per aprire il mercato, ma per una concreta attuazione di tale apertura, sarà necessario che le linee guida dell’ANAC, da varare in luogo del regolamento, archivino definitivamente i vecchi requisiti tecnico-organizzativi per l’accesso alle gare, già previsti dal vecchio regolamento, come il fatturato o il numero dei dipendenti, per puntare su una qualificazione fondata sulla regolare iscrizione all’Ordine (con particolare attenzione ai crediti formativi conseguiti ed all’aggiornamento specifico sulla materia oggetto dell’incarico), sulla capacità professionale del partecipante, dimostrata con la presentazione del proprio curriculum vitae, senza riduttive limitazioni temporali e su concreti incentivi in favore dei raggruppamenti che offrano spazi maggiori ai giovani professionisti.

Invece, il testo varato dal Governo, come già detto, non distingue più di tanto la progettazione dagli altri servizi generici, continuando a proporre il ricorso ai requisiti tecnico-economico-organizzativi, che riteniamo assolutamente inadeguati per aprire il mercato dei lavori pubblici ai giovani e comunque ai professionisti che, seppure in grado di garantire prestazioni di qualità, non siano titolari di grandi strutture, con grossi fatturati e con un numero notevole di dipendenti. Infine, il testo del Governo non ha accolto le nostre proposte per meglio definire il ruolo del pubblico dipendente rispetto a quello del libero professionista, assegnando prioritariamente, al primo, le attività di controllo dell’intero processo di esecuzione di un opera pubblica, ed al secondo, la progettazione, la direzione ed il collaudo dei lavori.

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6) Come CNAPPC e RPT quali soluzioni avete proposto alle criticità rilevate?
Con il nostro documento, abbiamo proposto, di fatto, la reintroduzione di una disciplina speciale per i servizi di architettura e ingegneria ed altri servizi tecnici, nella consapevolezza che, se da un lato, si pretende una progettazione di qualità che scongiuri il rischio di continuare a registrare varianti correttive in corso d’opera e lavori incompiuti, dall’altro, la stessa progettazione non può essere trattata con regole comuni ad altri servizi commerciali! Abbiamo pro-posto soluzioni concrete per superare le anomalie che impediscono l’apertura del mercato ai giovani ed ai professionisti che non siano titolari di grandi holding, con grossi fatturati e tanti dipendenti; abbiamo proposto la ridefinizione e la valorizzazione dei ruoli del dipendente pubblico e del libero professionista, a cui facevo riferimento prima; abbiamo proposto il reale rilancio dei concorsi, prevedendo l’affidamento della progettazione esecutiva al vincitore.

E ancora, abbiamo proposto l’introduzione di appositi articoli che concretizzano una drastica riduzione del ricorso all’appalto integrato; che rimuovano balzelli a carico dei liberi professionisti, già dotati di polizza professionale, come la cauzione da versare per partecipare alle gare di progettazione; che reintroducano regole certe per il calcolo dell’importo da porre a base di gara, restituendo trasparenza negli affidamenti e dignità ai professionisti.

7) In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul testo varato dal Consiglio dei Ministri?
Deludente! È un provvedimento che rischia di compromettere una brillante fase propedeutica, durante la quale il Parlamento, recependo i contributi degli operatori del settore ed in particolare il documento presentato dalla Rete delle Professioni Tecniche, aveva tracciato un percorso virtuoso affinché il Governo redigesse un codice moderno, in linea con gli orientamenti europei e soprattutto in grado di rilanciare il settore dei lavori pubblici. Il testo approdato al Consiglio dei Ministri invece appare come un puzzle primo di anima, che segna addirittura un passo indietro rispetto al vecchio codice. Non abbandoniamo comunque la speranza che alla fine prevalga il buon senso e che il testo definitivo, che verrà fuori dal secondo passaggio in Consiglio dei Ministri, possa accogliere le nostre proposte. Nel caso contrario, ci faremo sentire in tutte le sedi opportune ed, in particolare, in occasione dei passaggi istituzionali presso le commissioni tematiche dei due rami del parlamento.

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8) A poche ore dall’uscita del nuovo testo dal Consiglio dei Ministri, il Presidente del CNAPPC Freyrie ha commentato positivamente la struttura generale del testo stesso. Ieri lei ha espresso le sue perplessità. Cos’è successo nel frattempo?
È successo che, a seguito di un confronto attorno al tavolo tecnico “Lavori Pubblici” della Conferenza degli Ordini degli Architetti di Italia e soprattutto attorno al tavolo dell’apposito gruppo di lavoro della Rete delle Professioni Tecniche, sono venuti fuori giudizi del tutto diversi rispetto a quelli lanciati a caldo dal Presidente Freyrie.

 

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2 Commenti

  1. Dalla lettura delle varie versioni intermedie della bozza del nuovo codice degli appalti, che si sono succedute pubblicate sul web, appare chiaro che le stesse hanno portato, sostanzialmente, a tradire gli enunciati della legge delega (n. 11/2016) sulla quale tutti i settori professionali facenti parte della Rete avevano espresso parere favorevole.
    Dalla versione approvata emerge chiaro che i contenuti offerti nelle consultazioni e poi recepiti sono poca cosa.
    Vengono invece messe in luce numerose problematiche. Le elenco brevemente:
    • Nessuna indicazione sulle modalità di limitazione dell’appalto integrato;
    • La centralità del progetto non è individuata;
    • Il concorso di architettura per opere di notevole rilievo storico, architettonico, ambientale, sociale una scelta dell’amministrazione dopo che ha verificato la disponibilità di sviluppare tale progetto all’interno;
    • Non vi è certezza di affidamento dell’incarico al vincitore del concorso;
    • Viene in più punti disattesa la determina 4/15 dell’ANAC;
    • Non viene limitato il ricorso alle varianti, prevedendole addirittura in sede di gara;
    • La semplificazione tanto richiamata si è trasformata in una difficoltà interpretativa da parte degli operatori di settore;
    • Non è chiara la suddivisione dei ruoli fra i vari soggetti coinvolti: amministrazione, progettisti, imprese;
    • Non vi è alcuna apertura del mercato agli studi medio-piccoli ed ai giovani;
    • Non è possibile applicare i requisiti tecnico-professionali previsti per le imprese di servizi ai professionisti.

    In conclusione, il codice che avrebbe dovuto semplificare la disciplina attuale, recependo le direttive europee, aprendo il mercato, snellendo le procedure, limitando le varianti, il contenzioso, l’infiltrazione mafiosa, prediligendo la qualità del progetto promuovendo il concorso… è stato redatto in fretta, senza l’adeguata e promessa consultazione dei soggetti portatori di interessi (se non alcuni che lasciano trasparire tracce del loro operato nell’articolato) ed avrebbe necessità di un profondo ripensamento al fine di evitare una retrocessione rispetto agli strumenti già in nostro possesso.

    Ora come si legge anche nelle interviste rilasciate in più occasioni dall’arch. La Mendola, le osservazioni della Rete sono state inoltrate alle due commissioni parlamentari e seguiranno, ove possibile, incontri con i parlamentari di riferimento, al fine di illustrare le richieste del settore professionale, augurandosi di poterne ottenere un recepimento.

  2. La determina n. 4/2015 dell’ANAC e la legge delega n. 11/2016 agli occhi dei tecnici, impegnati nello spiegare e proporre alla politica le problematiche e le soluzioni ai problemi in campo, erano sembrate, finalmente un cambio di rotta, nel senso che finalmente il vertice aveva operato ascoltando e recependo le innovative e ponderate proposte degli operatori del settore. Ma l’azione del Governo, con l’inappropriata approvazione del Codice, ha vanificato il duro e faticoso lavoro fatto dagli stakeholders che, per il tramite della Rete delle Professioni Tecniche, aveva trasmesso alla Commissione del Consiglio dei Ministri un documento che, all’interno di una caotica formulazione legislativa, aveva messo ordine e rimedio a tante criticità ed inapplicabilità rilevate nella bozza del Codice che girava, ufficiosamente, tra gli addetti. La speranza, all’attualità, è riposta nell’aspettativa che il lavoro fatto possa essere tradotto in una scritturazione finale del Codice che recepisca, compiutamente, l’articolazione delle norme riviste dal sistema ordinistico e messe in chiaro dalla Rete delle Professioni Tecniche che le ha trasmesse alla Commissione preposta dal Consiglio dei Ministri. Tale azione è auspicabile e necessaria se non vogliamo ritrovarci a rincorrere norme che, anziché migliorare il processo di esecuzione dei LLPP, ne complicano lo svolgimento rendendo ancora più disperata la situazione riproponendo la già ben collaudata regola, vedi le centinaia di “successive modifiche ed integrazioni” al Dlgs 163-2006, delle revisioni legislative che riescono solo a mettere toppe ad un articolato impostato non correttamente e che non ha tenuto conto delle indicazioni degli operatori del settore.

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