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Nuovo Codice Appalti: tutte le news in tempo reale

Nuovo Codice Appalti

In questa pagina seguiamo passo dopo passo la fase dell’attuazione, con l’analisi delle linee guida Anac e dei decreti attuativi, del Nuovo Codice Appalti, pubblicato il 19 aprile sulla Gazzetta Ufficiale (decreto legislativo 50/2016). Le novità principali rispetto al testo iniziale del 3 marzo sono: 1) è stato inserito il tetto del 30% al subappalto, 2) non è stato previsto il riferimento obbligatorio al DM Parametri, 3) non sono state abbassate le soglie per il massimo ribasso e la procedura negoziata, rimaste ferme a un milione di euro. Sono entrate in vigore dal 20 aprile (e non più dal 19, vedi sotto): 1) l’aggiudicazione con l’offerta economicamente più vantaggiosa, 2) il divieto di appalto integrato, 3) il limite del 30% al subappalto, 4) la cancellazione dell’incentivo del 2% ai progettisti interni alla Pubblica Amministrazione.

Sono state apportate 173 modifiche al testo del decreto 50/2016. Per saperne di più leggi

Nuovo Codice Appalti, incarichi di progettazione: modificate le soglie

Scarica il testo del Dlgs 50/2016, coordinato con tutte le modifiche

oppure

Clicca qui per scaricare il testo del nuovo Codice Appalti pubblicato in Gazzetta Ufficiale (prima delle modifiche)

 

Laura Porporato, architetto, tesoriere e consigliere delegato per i lavori pubblici dell’Ordine degli Architetti di Torino, ha realizzato un ebook di commento al Nuovo Codice Appalti sulla base del testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

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Nuovo Codice Appalti: tutte le novità per i Professionisti


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L’ebook contiene tutte le novità per i professionisti tecnici e sulla progettazione contenute nel Codice degli Appalti. Il Codice conferma l’impianto del testo preliminare del 3 marzo 2016 e la formulazione in base alla legge delega del 28 gennaio 2016, n. 11, approvata dalle Camere il...


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In questo articolo:
Giugno 2016, positivi i dati progettazione

Arrivano le correzioni al testo in Gazzetta

I tempi del Decreto sui livelli di progettazione

Arrivano già le prime modifiche in Parlamento

6 luglio: linee guida per le procedure sottosoglia

5 luglio: A che punto sono le linee guida?

28 giugno: le linee guida per i progettisti sono utilizzabili

Firmato il decreto parametri

Pronto il decreto attuativo livelli di progettazione

Congelamento del nuovo Codice fino a gennaio 2017?

22 giugno: libera dell’ANAC alle prime 5 linee guida

15 giugno. Esclusione dalle gare: caratteristiche e cause

14 giugno: chi si fa carico dei rischi? PA o privato?

13 giugno: atente a punti per il rating d’impresa

9 giugno: requisiti di di progettazione: fondamentale dichiararli

Nuovo Codice Appalti ripubblicato in Gazzetta

A rischio 5000 Direttori Tecnici

Affidamento di servizi di ingegneria e architettura

Opere a scomputo e sottosoglia UE

Non tutte le PA possono bandire le gare pubbliche

Che fine farà il massimo ribasso?

Arrivano i decreti attuativi

Il nuovo Codice e lo stallo per le imprese edili

Le criticità del Nuovo Codice Appalti secondo l’UNITEL

Il nodo del contributo del 4%

Soft law e intervento delle Regioni

Regioni e infrastrutture prioritarie

Quando viene rilasciato il CIG secondo il Nuovo Codice Appalti?

Per quali affidamenti vale il vecchio codice?

Servizi di progettazione, come cambiano?

Nuovo Codice in vigore dal 20 aprile

Nuovo Codice Appalti e beni culturali

Come cambia l’affidamento degli incarichi?

Le prime sette linee guida ANAC

Centralità del progetto

BIM e Nuovo Codice

Parametri per i servizi di ingegneria e architettura

Aggiornamenti precedenti alla pubblicazione del Nuovo Codice Appalti


Progettazione, positivi i dati di giugno 2016

Dopo il crollo rilevato a maggio (-73% del valore), causato dalle novità procedurali del nuovo codice appalti, nel mese di giugno è stato rilevato un calo del valore per i servizi tecnici di ingegneria e architettura del solo 9,3% rispetto a giugno 2015, flessione accettabile se si considerano gli effetti dell’entrata in vigore del codice. Con questo risultato rimane positivo il bilancio del primo semestre del 2016: +8,4% per il numero e +45,9% per il valore.

Se si prende in esame il valore dei soli bandi di giugno per servizi relativi alla progettazione di opere, togliendo quelli per assistenze, indagini, rilievi e pianificazione, capiamo che nel mese di giugno, rispetto a maggio, le gare crescono del 41,8% in valore.

Ad analizzare l’andamento è l’Oice.

Correzioni al testo in Gazzetta

In Gazzetta sono state pubblicate le correzioni materiali al testo del Nuovo codice appalti. Si tratta di piccole rettifiche che non modificano il senso: sono solo refusi. Per completezza di informazione, lo alleghiamo in questo link.

Decreto livelli di progettazione

Il decreto sui livelli di progettazione, attuativo del Nuovo Codice Appalti, sarà pronto probabilmente dopo l’estate.

Arrivano già le prime modifiche in Parlamento

Tra i 966 emendamenti presentati al decreto enti locali ha passato il vaglio di ammissibilità quello che propone di congelare i vecchi requisiti del Rup nelle aree di Emilia Romagna e Lombardia, colpite dal terremoto nel 2012.

L’emendamento vorrebbe introdurre una modifica dell’art. 31 comma 5 del nuovo codice appalti, quello che assegna all’Anac il compito di stabilire con proprie linee guida determinati requisiti per i responsabili del procedimento (Rup) incaricati di occuparsi della gestione degli appalti, in base all’importo dei lavori.

Le linee guida dell’Anac sui Rup sono già state varate e attendono i pareri del parlamento e del Consiglio di Stato prima di ricevere il via libera finale. Per i lavori più complessi , le linee guida stabiliscono che oltre all’abilitazione professionale i Rup dovranno possedere anche «la qualifica di project manager».

La richiesta avanzata in Parlamento vuole congelare i vecchi requisiti per i Rup attivi nelle aree colpite dal terremoto emiliano del 2012 fino alla fine dello stato di emergenza. L’emendamento andrebbe a stabilire che per i comuni colpiti dal sisma l’introduzione dei nuovi compiti previsti sui Rup non scatta dall’entrata in vigore delle linee guida dell’Anac.

 

6 luglio: disponibili linee guida per procedure sottosoglia

Contengono:
- composizione trasparente degli elenchi di imprese qualificate
- principio di rotazione negli inviti, per appalti da 40mila euro a un milione
- confronto di almeno due preventivi, per assicurare un minimo di concorrenza, sotto i 40mila euro
- obbligo di motivare in maniera articolata la scelta di utilizzare la procedura negoziata (la ex trattativa privata) per importi sopra il limite di 500mila euro

SCARICA QUI LE LINEE GUIDA PER LE PROCEDURE SOTTOSOGLIA

5 luglio: A che punto sono le Linee Guida?

Leggi Nuovo Codice Appalti, a che punto sono le Linee Guida?

 

28 giugno: i progettisti posso usare le linee guida

L’Anac ha sbloccato le linee guida per i progettisti: in particolare servizi di progettazione, direzione lavori ed esecuzione lavori.

Un’altra novità - per il Nuovo Codice Appalti, l’assicurazione rischi vale come requisito di partecipazione invece del fatturato

27 giugno: firmato il decreto parametri

Firmato dai Ministri della Giustizia e delle Infrastrutture il nuovo decreto con cui vengono definiti i parametri per la determinazione dei compensi relativi ai servizi di architettura e di ingegneria da mettere a base di tutte le gare pubbliche. In realtà, il nuovo decreto è vecchio perché i parametri restano gli stessi di quelli indicati dal DM n. 143/2013, pubblicato in riferimento all’articolo 92, comma 2 del previgente D.Lgs. n. 163/2006.

23 giugno: pronto il decreto che definisce i livelli di progettazione

Il decreto attuativo del Nuovo Codice Appalti che definisce i livelli di progettazione è pronto, manca solo l’approvazione. L’articolo 23 del Nuovo Codice suddivide la progettazione dei lavori pubblici in tre livelli di successivi approfondimenti tecnici: progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo. Il primo via libera del CSLP è atteso già per la prossima settimana. Il testo passerà poi all’esame dei Ministeri delle Infrastrutture, dell’Ambiente e dei Beni Culturali. La norma sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore entro l’estate.

Il progetto di fattibilità tecnica ed economica sostituisce il preliminare e individua la soluzione progettuale con il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività. Rispetto al progetto preliminare “vecchio” più generico, crescono i documenti da produrre.

Il progetto definitivo dovrà contenere:
- tutti i dettagli dei lavori da realizzare,
- gli elementi necessari al rilascio delle autorizzazioni,
- il cronoprogramma degli interventi.

Il progetto esecutivo sarà quello che andrà in gara. Dovrà sviluppare nel dettaglio tutti gli elementi del progetto definitivo e prevedere anche un piano di manutenzione dell’opera.

Le indicazioni cambiano per gli appalti di servizi e forniture. Qui la regola sarà un unico livello di progettazione. Nei concorsi di progettazione la progettazione potrà essere suddivisa in uno o più livelli di approfondimento di cui la Stazione Appaltante individuerà i requisiti.

 

22 giugno: via libera alle prime 5 linee guida

L’ANAC ha dato il via libera ai primi cinque provvedimenti attuativi del nuovo codice appalti, le linee guida per l’affidamento dei servizi di ingegneria, per l’assegnazione delle gare con l’offerta economicamente più vantaggiosa e dei tre “manuali” che guideranno le attività dei responsabili del procedimento di gara (Rup) dei direttori lavori e dei direttori dell’esecuzione del contratto nel campo dei servizi pubblici.

Restano fuori due delle linee guida più attese: quelle sulla gestione degli appalti sotto le soglie europee e gli indirizzi per la nomina delle commissioni di gara esterne alle amministrazioni.  La previsione è quella di licenziare definitivamente le linee guida sui contratti sottosoglia la prossima settimana, ha spiegato Cantone. Nella prima settimana di luglio arriverà il documento sui commissari di gara. Entro l’estate le altre tre linee guida ancora in consultazione (rating di impresa, esclusioni dalle gare e partenariato pubblico-provato). Tutte le linee guida saranno inviate per un parere alle commissioni parlamentari così come al Consiglio di Stato.

“La pacchia è finita”
Cantone ha invitato a non fare passi indietro sulla scelta di limitare il massimo ribasso e di mandare in gara i lavori solo su progetto esecutivo, vietando l’appalto integrato. “Non vorrei che le preoccupazioni sull’obbligo di mandare in gara i progetti esecutivi siano strumentali e vengano da qualcuno che ha capito che è finita la pacchia delle varianti e delle riserve», ha concluso il numero uno dell’Anticorruzione durante l’audizione in Parlamento.

Congelamento del nuovo Codice fino a gennaio 2017?

Il presidente dell’Associazione nazionale costruttori (Ance) Claudio De Albertis ha richiesto il congelamento dell’applicazione del nuovo codice appalti fino al primo gennaio del 2017. La richiesta arriva dopo i dati che hanno fotografato il crollo dei bandi di gara (dell’85% a maggio in base ai dati del Cresme) a testimonianza delle difficoltà delle stazioni appalti nell’attuare le nuove norme.

 

15 giugno. Esclusione dalle gare: caratteristiche e cause

Per decidere se escludere un professionista o un’impresa da una gara, stando a quello che dicono le linee guida ANAC per il Nuovo Codice Appalti, conta la condotta registrata nelle gare precedenti, anche nei confronti di altre Amministrazioni.

Il sistema di valutazione si aggiunge al rating di impresa, che attribuisce un punteggio in base all’affidabilità e al rispetto delle norme.

Le cause possono essere esercizio abusivo della professione, falso ideologico, delitti contro l’industria e il commercio, reati fallimentari e tributari, ingiustificato e grave ritardo nell’adempimento, grave errore professionale nell’esecuzione della prestazione, mancanze che hanno provocato sentenze di condanna di risarcimento o risoluzione anticipata, carenze che hanno reso inutilizzabile il servizio o il prodotto.

I tentativi di influenzare le decisioni della Stazione Appaltante, ottenere informazioni sugli altri concorrenti e falsare i punteggi rientrano tra le condotte scorrette che causano l’esclusione, ma a condizione che ci sia stata una formale denuncia dell’Amministrazione coinvolta.

Sulla decisione di esclusione può pesare anche il pagamento di penali di importo almeno pari al 10% del valore dell’appalto.

Ai fini dell’esclusione, il provvedimento risolutivo non deve essere stato contestato in giudizio.
Se contestato, deve essere stato confermato con una sentenza passata in giudicato.

L’esclusione debba avere una durata di cinque anni. Per gli illeciti professionali è previsto un allontanamento di tre anni.

Per portare a termine l’esclusione è necessario il rispetto di una serie di requisiti:
- l’esclusione deve garantire che l’appalto sia eseguito da soggetti dotati di integrità e affidabilità;
-  deve basarsi sul presupposto che non è disponibile nessun altro mezzo efficace allo stesso modo, ma che possa incidere meno sul professionista o l’impresa;
- non deve gravare in maniera eccessiva sull’interessato e risultargli intollerabile e deve risultare dal giusto contemperamento degli interessi in gioco.

 

Chi si fa carico dei rischi, privati o PA?

La matrice dei rischi, finora presente solo in modo volontario nei contratti di concessione e Ppp, ora deve essere allegata al contratto.

La matrice dei rischi, documento fondamentale per la corretta allocazione dei rischi tra amministrazione appaltante e affidatario privato, entra per la prima volta in un documento ufficiale attuativo del Codice appalti: entra cioè nel documento dell’ANAC (punto 4.2, pagina 8), in consultazione fino al 18 luglio, che ha come oggetto  il «Monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico privato».

 

Il Documento Anac era previsto dal Nuovo Codice Appalti Codice (Dlgs 50/2016), all’articolo 181 comma 4. SCARICA QUI IL DOCUMENTO ANAC

 

Si tratta di una tabella che evidenzia tutti i rischi legati all’esecuzione del singolo contratto, indicando la probabilità del verificarsi dell’evento, la possibilità o meno di mitigare il rischio, i costi o ritardi che il verificarsi del rischio comporterebbe, e soprattutto a chi deve essere allocato tale rischio:  la PA o l’affidatario privato? Oppure in “gestione condivisa”?.

I singoli rischi rientrano nelle tre categorie: costruzione , domanda e disponibilità. Ma tutto sommato offre poche indicazioni operative su come allocare tali rischi.

Sempre, in tutti i casi, il rischio operativo (articolo 3, comma 1 lettera zz Dlgs 50/2016) deve essere trasferito all’affidatario privato.

Il trasferimento al privato del rischio operativo stabilito dalla direttiva 2014/23/Ue deve essere garantito per la concessione di costruzione e gestione e per tutte le forme di Ppp indicate dal Codice. La direttiva parla solo di concessione, il Nuovo Codice Appalti introduce la macro categoria del Ppp, all’interno della quale si collocano i contratti di concessione, la finanza di progetto con promotore, il contratto di disponibilità, la concessione di servizi, la locazione finanziaria di opere pubbliche.

13 giugno: Linee guida ANAC: patente a punti per definire l’affidabilità delle imprese

Le nuove linee guida dell’Anac, attuative del Nuovo Codice Appalti, contengono in sostanza una patente a punti per definire il rating d’impresa, cioè per definire l’affidabilità delle imprese nel mercato degli appalti pubblici. In questo modo, tutte le imprese sono poste sullo stesso piano non sono penalizzati e i nuovi operatori che intendano entrare nel mercato degli appalti pubblici. Il rating è previsto dall’articolo 83, comma 10, del Nuovo Codice appalti.

CLICCA QUI PER LE NUOVE LINEE GUIDA ANAC

L’Anac valuterà:
- la capacità strutturale,
- il rispetto dei tempi e dei costi (i comportamenti in fase di esecuzione),
- l’incidenza del contenzioso con esito negativo,
- la presenza del rating di legalità,
- la regolarità contributiva e contrattuale,
- le sanzioni per omessa denuncia di richieste estorsive e contributive.
- tutti i comportamenti in fase di esecuzione che potrebbero configurare una causa di esclusione dall’appalto.

Per avere una valutazione semplice, l’Anac propone un unico punteggio finale che vada a sintetizzare una serie di voci. Partendo da un punteggio iniziale, pari a 100, vengono sottratti punti in presenza di valutazioni negative, conseguenza di sanzioni, illeciti, inadempimenti contrattuali, ritardi o sforamento dei costi, irregolarità del Durc.

Per avviare il meccanismo si potrebbe prevedere un periodo sperimentale per le gare di lavori di importo superiore a 150mila euro. L’Anas ritiene che il sistema di valutazione dovrebbe essere operativo per tutte le gare, a prescindere dall’importo, e per tutte le imprese, comprese le straniere che operano in Italia.

Il rating d’impresa comporta alcuni rischi. Quali? Leggi I rischi del Rating d’impresa e scarica i modelli per chiedere chiarimenti

9 giugno: Requisiti di di progettazione: fondamentale dichiararli

Se non dichiari il possesso dei requisiti di progettazione in un appalto integrato è considerata come una carenza essenziale dell’offerta e può essere sanata solo con il soccorso istruttorio. Il prezzo di pagare la sanzione prevista dal bando di gara. Questo principio è stabilito dall’Anac con la delibera n. 617 dell’8 giugno. Conta molto di più la forma con cui arriva la segnalazione dei requisiti di progettazione.

SCARICA LA DELIBERA DELL’ANAC

L’ANAC rilascia da anni parere di precontenzioso su istanza di imprese e stazioni appltanti ma il nuovo codice appalti Dlgs 50/2016, all’articolo 211, comma 1, dice che se le parti acconsentono prima, questi pareri diventano vincolanti per operatori e Pa, che devono adeguarsi alle scelte dell’Autorità.

 

Il Nuovo Codice Appalti ripubblicato completamente in Gazzetta

Entro una settimana si concluderà il lavoro dei tecnici per correggere gli errori nel Dlgs 50/2016.

Le modifiche sono molte e riguardano i refusi del testo, ma anche riferimenti sbagliati agli articoli. Il testo del Nuovo Codice Appalti subirà un secondo passaggio in Gazzetta Ufficiale. Ad andare in Gazzetta non saranno singole correzioni ma un testo rivisto e corretto completamente: il Nuovo Codice Appalti in vigore dal 19 aprile verrà completamente ripubblicato.

Una scelta che almeno all’inizio potrebbe anche generare nuovi problemi tra gli i professionisti tecnici. Senza un’indicazione precisa delle correzioni, non sarà facile trovare le modifiche che in caso di revisione dei riferimenti interni potrebbero essere sostanziali.

 

A rischio 5000 Direttori Tecnici

Per saperne di più leggi Nuovo Codice Appalti, a rischio i Direttori Tecnici senza titolo di studio

 

6 giugno: affidamento di servizi tecnici

L’ANALISI DELL’AVVOCATO : TUTTE LE PROBLEMATICHE RIGUARDANTI L’AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI INGEGNERIA E ARCHITETTURA.

 

Opere a scomputo

Per gli interventi sopra la soglia Ue delle opere a scomputo si applica ancora la prassi del Dlgs 163/2006, cioè il normale percorso a evidenza pubblica: la scelta del soggetto a cui affidare i lavori è rinviata alle ordinarie procedure di gara, aperte o ristrette, previa pubblicazione di un bando o un avviso.

Secondo l’articolo 36 comma 3, del Nuovo Codice Appalti, le procedure ordinarie sono applicabili anche per l’affidamento dei lavori per le opere di urbanizzazione primaria non funzionali all’intervento e di urbanizzazione secondaria a scomputo, anche se di importo inferiore alla soglia comunitaria.

Però, il Nuovo Codice Appalti salva quanto previsto dal comma 2-bis, articolo 16, del Dpr 380/2001. Cioè: nell’ambito degli strumenti attuativi e degli interventi in attuazione dello strumento urbanistico generale, l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria di importo inferiore alla soglia, è a carico del titolare del permesso di costruire se le opere son funzionali all’intervento di trasformazione urbanistica del territorio.

 

1 giugno: non tutte le PA possono bandire le gare pubbliche

L’art. 37 del Nuovo Codice Appalti (Aggregazioni e centralizzazione delle committenze) obbliga le stazioni appaltanti che non hanno la necessaria qualificazione prevista al successivo art. 38 di procedere all’acquisizione di forniture, servizi e lavori ricorrendo a una centrale di committenza o mediante aggregazione con una o più stazioni appaltanti che hanno la qualifica necessaria.

Come osservato anche dal Presidente OICE Gabriele Scicolone, secondo il Nuovo Codice Appalti non tutte le amministrazioni possono quindi bandire gare pubbliche: alcune sono competenti per svolgere questo compito, altre no. Per il progettista è un passaggio fondamentale: il progettista e tutti gli operatori economici vogliono un committente competente, strutturato e capace, che si ponga sullo stesso piano dell’operatore economico. Troppo spesso si trova in posizione di debolezza e sudditanza contrattuale.

Come specificato dal Presidente OICE, questo punto “deve costituire un elemento innovativo rispetto al passato visto che il decreto 50/2016 ha affidato  all’ANAC anche il compito di predisporre “contratti-tipo”. Va colta appieno questa occasione per fare sì che il rapporto fra amministrazione e operatore economico divenga paritario, poggi su contratti chiari e trasparenti, in cui le prestazioni “corrispettive” siano ben definite in relazione alla tempistica di svolgimento delle attività e alle conseguenti responsabilità, come avviene nei contratti internazionali”.

30 maggio: che fine farà il massimo ribasso?

Il Ministro Delrio punta a ridurre al minimo l’uso del massimo ribasso: leggi Nuovo Codice Appalti: ridurre al minimo l’uso del massimo ribasso.

Arrivano i decreti attuativi

I decreti attuativi arriveranno prima dell’estate e non ci saranno vuoti normativi. Il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha dichiarato: “Abbiamo compiuto uno sforzo di semplificazione mai visto fino ad ora e scelto coscientemente di emanare atti attuativi in termini di soft law, come le linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), i decreti del Ministero e gli atti che vanno a chiarire, prima di tutto, i tempi. È vero che c’è una mole di decreti da chiarificare, ma sette linee guida dell’ANAC sono già state pubblicate, per la consultazione, sul sito Internet e altre tre arriveranno prestissimo”.

26 maggio: il nuovo Codice e lo stallo per le imprese edili

La nuova disciplina introdotta dal Nuovo Codice Appalti sta creando un discreto numero di problematiche procedurali, dando vita ad un vero e proprio stallo iniziato lo scorso 20 aprile in corrispondenza dell’entrata in vigore delle nuove norme.

Accade infatti che il mercato dei lavori pubblici continui a rimanere “a corto” di nuove procedure: di conseguenza le imprese edili che lavorano con la Pubblica Amministrazione si trovano a confrontarsi quindi con un vuoto assoluto di iniziative aperte alla libera concorrenza.

Sulla base di quello che è stato rilevato da Edilizia e Territorio, nell’ultimo mese (dal 24 aprile al 25 maggio) sono stati promossi complessivamente appena 351 bandi di lavori (molti meno dei 1666 dell’intero mese di aprile, come rilevato dal CRESME Europa Servizi). Di questi, 252 ricadono nella fascia fino a 500mila euro, 77 hanno un importo compreso tra 500mila euro e 2,5 milioni, 11 tra 2,5 e 5 milioni, otto tra 5 e 15 milioni e solo due oltre i 15 milioni.

In un’ottica complessiva di gestione della materia degli appalti rivestono importanza le parole del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in risposta alle polemiche (sollevate anche alle ANCE regionali) sui presunti ostacoli posti attraverso le nuove misure normative ai lavori pubblici in Italia. “Il nuovo codice dà fastidio a molti” afferma il ministro. “Ma prima qual era la situazione nei lavori pubblici? Corruzione, aumento di costi e tempi in corso d’opera, programmazione faraonica della legge obiettivo (che non ha prodotto alcuna accelerazione nelle grandi opere). Il nuovo codice serve a combattere tutto questo, dando centralità al progetto, alla legalità, alla qualificazione delle stazioni appaltanti e delle imprese; mettendo in gara solo il progetto esecutivo e valutando le offerte non al massimo ribasso. Che queste complesse novità avrebbero creato qualche problema è evidente. Certo, dovremo aiutare le amministrazioni ad applicare il nuovo Codice”.

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Nuovo codice degli appalti: le novità per i professionisti tecnici


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24 maggio: le criticità del Nuovo Codice Appalti secondo l’UNITEL

Nuovo Codice Appalti: tutti i dubbi degli operatori di settore sono stati evidenziati nel corso del Congresso nazionale dell’UNITEL (Unione nazionale italiana dei tecnici degli enti locali) tenutosi lo scorso venerdì a Roma. Le implicazioni per gli uffici tecnici degli enti locali, ma anche i limiti al subappalto e i requisiti per partecipare alle gare: cosa ne pensano gli operatori del nuovo testo che disciplina la materia degli appalti nel nostro Paese (d.lgs. 50/2016)?

Il Presidente dell’UNITEL, Bernardino Primiani, ha in apertura di evento sottolineato che la complessità della nuova normativa implica una sfida soprattutto per le piccole realtà locali, che spesso non hanno né il personale tecnico sufficiente né il supporto legale e amministrativo su cui possono invece contare le grandi stazioni appaltanti.

Dal canto suo il vice Presidente ANCE, Edoardo Bianchi, intervenuto alla giornata, ha ribadito la contrarietà dell’Associazione dei costruttori edili ai limiti al subappalto fissati dal Nuovo Codice Appalti. “Il codice – spiega Bianchi – presenta molte ombre e qualche luce, ma contiamo molto sulle linee guida dell’ANAC che speriamo diano indicazioni chiare su come applicare le nuove norme. In particolare bisogna intervenire sul subappalto per evitare che con le nuove disposizioni venga distorto il mercato dei lavori pubblici andando contro la disciplina europea”.

In base al Codice degli Appalti, il subappalto non può superare la quota del 30% dell’importo complessivo del contratto di lavori. Il vincitore di una gara può ricorrere al subappalto solo se la Stazione Appaltante ha previsto questa chance nel bando. Ma non soltanto, perché negli appalti di importo superiore alla soglia comunitaria (5.225.000 euro per i lavori, 135.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209.000 euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni) il Codice stabilisce che il partecipanti indichi, al momento della presentazione dell’offerta, una terna di subappaltatori. A parere del vicepresidente Bianchi in alcune aree e per certe lavorazioni non ci sono abbastanza operatori da invitare, quindi il rispetto della norma risulterebbe piuttosto difficoltoso.

E le implicazioni della nuova disciplina sugli uffici tecnici degli enti locali? Per evidenziare le criticità in questo senso l’UNITEL ha inviato una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione (ANAC), Raffaele Cantone e al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio.

La lettera contiene le osservazioni dell’associazione sulle linee guida attuative del Nuovo Codice degli Appalti poste in consultazione dall’ANAC, e in particolare sulla nomina, sul ruolo e sui compiti del Responsabile Unico del Procedimento (RUP) per l’affidamento di appalti e concessioni.

23 maggio: il nodo del contributo del 4%

Alcuni strascichi di non lieve entità su alcuni punti critici relativi all’applicazione del Nuovo Codice Appalti: ci focalizziamo oggi sulle società di ingegneria e di architettura.

L’OICE, infatti, ha dato indicazione di non pagare il contributo integrativo. L’associazione, che riunisce le società di ingegneria e di architettura italiane, risponde con una nota alla presa di posizione delle Casse delle professioni tecniche (INARCASSA in particolare), che la settimana scorsa (leggi sotto) hanno chiesto al Governo di correggere la linea dettata dal Codice Appalti, nella parte in cui elimina per le società l’obbligo di versare il 4%.

“Non possiamo che prendere atto – afferma chiaramente il presidente dell’OICE, Gabriele Scicolone – della scelta del legislatore delegato di non riproporre il contributo introdotto nel 1998”. In pratica, in mancanza di un obbligo di legge che costringe le società a pagare, non esiste ragione alcuna per farlo.

La linea dettata è evidente anche nelle sue conseguenze: su tratta di non pagare quel “balzello” che vale circa 50 milioni di euro ogni anno. L’eliminazione del versamento del contributo risolve, d’altro canto, alcune difficoltà storiche delle società: “Le società di ingegneria – chiarisce Scicolone – operano praticamente come sostituto d’imposta, ricevendo dal committente il 4% e poi versandolo alla Cassa. In questi ultimi anni abbiamo dovuto risolvere problemi relativi all’applicazione all’estero non dovuta”.

Il contributo non deve essere più pagato. Sull’altro versante rimane invece scoperto il ganglio relativo al problema dei collaboratori. Ecco le parole di Scicolone in merito: “Abbiamo subito la scelta di anticipare il 4% ai collaboratori delle nostre società senza potere richiedere fatture con esenzione del contributo, accollandoci quindi il rischio sul mancato pagamento da parte del committente. Per noi è essenziale la certezza delle regole e del pagamento del contributo, soprattutto quando il committente è privato, e in questo momento molto difficile per le nostre società ci sembra iniquo anche rischiare l’eventuale mancato pagamento”.

19 maggio: dubbi e riflessioni a un mese dall’entra in vigore del Nuovo Codice Appalti

Un mese esatto è passato dall’entrata in vigore del Nuovo Codice degli Appalti (d.lgs. 50/2016) e diversi punti di vista critici continuano a sollevarsi in merito ad alcune parti della nuova normativa. Subappalti, procedure negoziate, opere di urbanizzazione, fasi attuative, obblighi contributivi: questi alcuni dei temi per i quali stanno maturando riflessioni attraverso il dibattito tra esperti ed operatori del settore. Nel frattempo si è chiusa la consultazione pubblica sulle nuove linee guida, con la commissione parlamentare unificata che impartisce ora l’avvio alle consultazioni per i correttivi al Codice degli Appalti.

Nella giornata di ieri i differenti segmenti del mondo produttivo coinvolto nella filiera dei contratti pubblici hanno ragionato, nel corso di un convegno organizzato da Confindustria, in merito all’impatto che le nuove norme hanno iniziato a produrre sul mercato.

Una questione rilevante è connessa alla fase di attuazione della normativa: della sua importanza ha discusso Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria: “Molto dipenderà da come gli uomini e le donne impegnati sul mercato faranno funzionare le nuove regole. Siamo convinti che la messa a terra delle norme potrà determinare il loro successo”. Sul punto, il presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone, ha evidenziato quanto sia importante, in questi mesi, lavorare con spirito positivo: “Sono molto preoccupato di come sta avvenendo nei fatti l’attuazione. Io credo che il decreto 50 sia come un ospite: se lo accogliamo con la faccia storta, il fallimento è sicuro”.

A far sedimentare le proprie valutazioni sul Codice Appalti ha contribuito anche il CNAPPC (Consiglio Nazionale Architetti) rivendicando in prima battuta la coerenza di una legge finalizzata a modernizzare il settore. A parere degli Architetti l’Ordine (che ieri nella sede di piazza Navona hanno coinvolto nel dibattito politici e rappresentanti ANAC) risulta necessario declinare in maniera più efficiente i parametri della legge, nelle linee guide ANAC, per l’accesso ai bandi.

“Via il requisito di fatturato e garanzie bancarie altrimenti riproponiamo i soliti studi monopolisti del passato, mentre puntiamo sul requisito della garanzia attraverso le polizze” afferma il nuovo presidente Giuseppe Capocchin. Il Codice dovrà aiutare a riportare la progettazione fuori dagli uffici pubblici, riconducendo nella Pubblica Amministrazione solo la verifica dei progetti,”invertendo l’assurdo processo seguito negli ultimi 10 anni”. Obiettivo principale, in tale direzione, è quello di riportare il progetto esecutivo al centro degli appalti pubblici, aprendo ai professionisti esterni alla PA, con effettive possibilità d’ingresso ai giovani e a chi è rimasto ai margini.

Integrare le linee guida ANAC sul Codice Appalti con riferimenti agli obblighi contributivi di società di professionisti e società di ingegneria. È questa invece la richiesta avanzata, tramite una missiva inviata al Governo da un folto raggruppamento di Casse professionali (Inarcassa, Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, CIPAG, Cassa Italiana Previdenza e Assistenza Geometri, EPAP, Ente di Previdenza ed Assistenza Pluricategoriale, EPPI, Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati).

Le Casse hanno sottolineato che né il nuovo Codice Appalti né la bozza delle linee guida dell’ANAC contengono al loro interno un riferimento all’obbligo di versamento del contributo integrativo del 4% da parte delle società di ingegneria e di professionisti all’ente previdenziale di riferimento. Senza una previsione espressa, i corrispettivi per le attività di queste società potrebbero non essere imponibili, con gravi conseguenze sui bilanci degli enti. In questa direzione si è pertanto effettuata la richiesta di inserire nelle linee guida del Codice Appalti l’obbligo al pagamento del contributo da parte delle società, anche al fine di garantire una uniforme applicazione normativa ed un equilibrato confronto concorrenziale tra i professionisti, indipendentemente dalla forma giuridica con cui esercitano la propria attività.

Aggiornamento: Codice Appalti, soft law e intervento delle Regioni

Il percorso di applicazione concreta del Nuovo Codice Appalti continua a svilupparsi mediante i differenti strumenti necessari per la sua effettiva definizione. Dopo l’emanazione delle linee guida ANAC si transita ora per la adozione di ulteriori decreti (ministeriali, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri), che compongono il mosaico della nuova “soft law” idonea a costruire quella legislazione di dettaglio capace di dare una corretta applicazione alla nuova disciplina.

In alcune di queste norme attuative, è previsto l’intervento delle Regioni e delle Province Autonome. Se da una parte la partecipazione degli Enti locali risponderà alle esigenze dei territori, dall’altra bisogna considerare che la riforma costituzionale ha riscritto in maniera rilevante le competenze delle Regioni. Sarà quindi necessario comprendere quanto queste riusciranno ad incidere nella programmazione delle opere strategiche da appaltare e nella definizione delle procedure e soprattutto se riusciranno a farlo senza provocare ritardi nella realizzazione delle infrastrutture.

Leggi anche la analisi dell’avv. Alessandro Massari intitolata Nuovo Codice Appalti, quali i problemi operativi a partire da oggi?

Codice Appalti: Regioni e infrastrutture prioritarie

In base all’articolo 201 del Codice Appalti, le Regioni avranno voce in capitolo nell’adozione degli strumenti di pianificazione e programmazione, in particolare nell’individuazione delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese.

Il Codice Appalti stabilisce che il piano generale dei trasporti e della logistica (PGTL) sia adottato ogni tre anni su proposta del Ministero delle Infrastrutture, previa delibera del CIPE e acquisito il parere della Conferenza Unificata. Una procedura simile vale anche per il Documento Pluriennale di Pianificazione (DPP) per cui va “sentita” la Conferenza Unificata.

Il coinvolgimento delle Regioni nel meccanismo procedurale è certamente corretto poiché gli stessi Enti conoscono meglio di chiunque altro il fabbisogno di infrastrutture nel territorio. Risulta tuttavia tutta necessario considerare che la riforma costituzionale ha riscritto l’art. 117 Cost., stabilendo che governo del territorio e infrastrutture strategiche transitano sotto l’esclusiva competenza dello Stato. Il contributo delle Regioni, pertanto, ci sarà, ma (piccolo particolare) non sarà vincolante. Le norme non impongono infatti l’acquisizione di un parere positivo della Conferenza Unificata, ma solo che il parere sia sentito e valutato nel processo decisionale. Questo dovrebbe garantire che le Regioni espongano le loro ragioni senza provocare ritardi nella programmazione e realizzazione delle opere strategiche.

 

Quando viene rilasciato il CIG secondo il Nuovo Codice Appalti?

L’ANAC provvederà a rilasciare il CIG (Codice identificativo della Gara) a tutti i Comuni che procedono all’acquisto di:
- servizi e forniture per un importo inferiore a 40.000 euro
- lavori di importo inferiore a 150.000.

Per quali affidamenti vale il vecchio codice?

L’ANAC ha fornito alcuni chiarimenti sulle richieste di chiarimenti per la normativa da applicare ad alcune procedure di affidamento disciplinate dal d.lgs. 163/2006 (abrogato), all’operatività di alcune norme introdotte dal d.lgs. 50/2016 e al periodo transitorio relativo al passaggio dal vecchio al nuovo Codice. Vediamo cosa ci dice l’ANAC sugli affidamenti per cui valgono ancora le disposizioni del d.lgs. 163/2006.

Servizi di progettazione, come cambiano? Il parere degli Architetti

“Finalmente regole chiare ed apertura del mercato”. Le parole appartengono al nuovo presidente del  Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), Giuseppe Cappochin, in merito alle linee guida del nuovo Codice Appalti, che l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha predisposto e collocato in consultazione.

L’analisi degli Architetti si è concentrata prevalentemente su uno dei sette documenti messi a punto dall’ANAC, quello relativo ai servizi di ingegneria e architettura: A parere dei vertici del CNAPPC, le linee guida correggono il tiro del nuovo Codice Appalti.

Secondo il presidente Cappochin “le linee guida si muovono nella direzione da noi auspicata interpretando  il quadro normativo complessivo in vigore nel settore dei lavori pubblici e riprendendo i contenuti della determina 4/2015”, con cui l’ANAC aveva dettato le linee guida per l’affidamento dei servizi attinenti l’ingegneria e l’architettura, stabilendo l’obbligo di determinare i compensi dei professionisti da porre a base di gara rifacendosi al Decreto Parametri.

Secondo gli Architetti, la bozza delle nuove linee guida conferisce alle Stazioni Appaltanti regole certe per calcolare l’importo a base d’asta e valutare correttamente la procedura di gara da scegliere: calcoli errati potrebbero infatti condurre a sottostimare l’importo dell’appalto e quindi a optare per una procedura ristretta, con ripercussioni negative in termini di concorrenza. Ricordiamo che nei giorni scorsi il Consiglio aveva diffuso un commento negativo sul Codice nel quale aveva affermato di vedere “più ombre che luci”.

Il testo posto in consultazione, infatti, prevede che fino a che il Ministero della Giustizia non avrà approvato la tabella dei corrispettivi prevista dal Codice, si dovrà fare riferimento al Decreto Parametri per determinare i corrispettivi dei professionisti da porre a base di gara.

Gli Architetti hanno inoltre espresso un giudizio positivo anche sulle raccomandazioni fatte dall’ANAC, che ha chiesto alle Stazioni Appaltanti di ridurre al minimo i requisiti tecnico organizzativi per valutare l’idoneità dei professionisti. In questo modo, sostiene il CNAPPC, si apre finalmente il mercato ai giovani e ai professionisti titolari di piccoli studi. Gli Architetti hanno inoltre annunciato che parteciperanno come Consiglio nazionale alla consultazione online proponendo l’ulteriore riduzione dei requisiti economici per lasciare spazio alla capacità professionale.

Nel frattempo, con riferimento allo spostamento della data di entrata in vigore applicativa del nuovo Codice Appalti, è necessario sottolineare come il vecchio Codice con le regole precedenti alla riforma sia ancora ben lontano dall’andare in “pensione”. Il d.lgs. 50/2016 è sì in vigore dal 20 aprile (con l’applicazione delle nuove regole che si diffonderà in modo graduale, soltanto per i bandi pubblicati dal 20 aprile 2016 in poi): per tutti i bandi di gara pubblicati prima continua ad applicarsi il vecchio codice; non solo per il bando, ma per i contratti e per tutte le regole che disciplinano l’appalto.

4 maggio: Nuovo Codice in vigore dal 20 aprile

In relazione al regime transitorio del Nuovo Codice Appalti (articoli 216, comma 1 e 220) in seguito a numerose richieste di chiarimenti delle Stazioni appaltanti, era stato detto che il codice doveva ritenersi in vigore il 19 aprile e, quindi, applicabile ai bandi pubblicati a partire da quella data. Molte stazioni appaltanti hanno evidenziato che il Codice fosse stato pubblicato, nella versione on line della Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19 aprile 2016 ma dopo le 22.00:  solo da quel momento (tarda serata) è diventato pubblico.

L’ANAC, sentita anche l’Avvocatura generale dello Stato, ha deciso di rendere noto che le disposizioni del d.lgs. 50/2016 riguarderanno i bandi e gli avvisi pubblicati a decorrere dal 20 aprile 2016.

Per i soli bandi o avvisi pubblicati nella giornata del 19 aprile continua a operare il pregresso regime giuridico.

L’ha comunicato l’ANAC in questa Circolare.

Aggiornamento del 3 maggio sui beni culturali

Le novità che contenute nel Nuovo Codice Appalti per i beni culturali sono 3 (articoli 145-161 del decreto legislativo 50/2016 e dall’articolo 1, lettera o) della legge delega 11/2016):

1. il possesso di requisiti specifici per la partecipazione a bandi di gara. Si tratta degli articoli 145 e 147: per l’esecuzione di lavori nel settore sono richieste le qualifiche di cui agli articoli 9-bis e 29 del codice dei beni culturali e del paesaggio ed è imposto al partecipante l’obbligo di non avvalersi di altri.

In sede di progetto di fattibilità è richiesta la redazione di una scheda tecnica contenente le caratteristiche del bene culturale su cui si deve intervenire. La scheda deve essere redatta appunto da restauratori qualificati e corredata da ricerche preliminari, relazioni illustrative e calcolo sommario di spesa.

Gli interventi su beni culturali mobili devono essere appaltati in base a un progetto esecutivo che contiene un piano di monitoraggio e manutenzione e il progetto definitivo deve individuare i fattori di degrado e i metodi di intervento.

La direzione dei lavori, il supporto tecnico e l’organo di collaudo devono essere integrati con la partecipazione di un restauratore qualificato cioè da professionisti individuati tra i soggetti che hanno caratteristiche richieste all’articolo 9-bis del codice dei beni culturali e del paesaggio, con esperienza almeno quinquennale.

2. il vincolo di contenere le varianti in corso d’opera nel limite del 20 % in più dell’importo contrattuale (articolo 149).

Il responsabile unico del procedimento può prevedere, nei limiti della copertura economica, l’integrazione della progettazione in corso d’opera, se viene accertato che la natura e le caratteristiche del bene o il suo stato di conservazione non consentano l’esecuzione di analisi/rilievi esaustivi;

3. la valorizzazione dei contratti di sponsorizzazione e affidamento congiunto dei contratti (articolo 148). Non possono essere affidati congiuntamente a altre categorie di opere scavi archeologici, lavori sui beni culturali mobili, superfici decorate di beni architettonici e materiali storicizzati di beni immobili e interventi su ville, parchi e giardini di interesse storico artistico.

 

Oppure scopri di più  sulla versione cartacea dell’ebook il Nuovo Codice degli Appalti per i Professionisti Tecnici

2 maggio: come cambia l’affidamento degli incarichi?

Il Nuovo Codice Appalti modifica e integra le precedenti prescrizioni in materia di affidamento degli incarichi di progettazione (e relative soglie) per i servizi di architettura e ingegneria. Gli interventi di maggior rilievo riguardano, soprattutto, i criteri di scelta dei soggetti che dovranno svolgere gli incarichi.

Tre le situazioni principali:

- incarichi per importi inferiori ai 40.000,00 euro (esclusa IVA);
- incarichi per importi pari o superiori ai 40.000,00 euro e inferiori ai 100.000,00 euro (esclusa IVA);
- incarichi per importi pari o superiori ai 100.000,00 euro (esclusa IVA).

Clicca qui per leggere l’analisi delle tre situazioni che si possono verificare per l’affidamento degli incarichi.

29 aprile: sette linee guida ANAC

Sono arrivate le prime indicazioni dell’Anac. Sette i documenti sottoposti a consultazione in totale. I sette documenti sono stati approvati dal Consiglio dell’Autorità e saranno posti subito in consultazione, per consentire a imprese e pubbliche amministrazioni di valutarne l’impatto sul codice, prima della pubblicazione delle linee guida stesse.

Ecco le linee guida ANAC per il Nuovo Codice Appalti sottoposte a consultazione.
1. Sottosoglia

2. Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalto e concessioni

3. Affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria

4. Linee guida in materia di offerta economicamente più vantaggiosa

5. Il Direttore dei Lavori: modalità di svolgimento delle funzioni di direzione e controllo tecnico, contabile e amministrativo dell’esecuzione del contratto

6. Il Direttore dell’esecuzione: modalità di svolgimento delle funzioni di coordinamento, direzione e controllo tecnico-contabile dell’esecuzione del contratto

7. Criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione degli esperti nell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici

Altre linee guida arriveranno nelle prossime settimane. Alcuni saranno recepiti con decreto del ministero delle Infrastrutture, altri diventeranno determinazioni dell’Anticorruzione. In alcuni punti l’Anac tenta di fare luce su diversi passaggi che, se applicati in maniera scorretta, rischiano di far mancare gli obiettivi della riforma. Le linee guida dovrebbero anche ammorbidire le difficoltà create da una fase transitoria brusca.

Linee Guida ANAC: Servizi di progettazione
Il Decreto parametri fissa gli importi da porre a base delle gare. Le linee guida vanno in direzione opposta e ribadiscono “l’obbligo per le stazioni appaltanti di determinare i corrispettivi per i servizi di ingegneria e architettura applicando rigorosamente le aliquote di cui al Dm 143/2013″. Vengono così accolte le richieste degli ordini professionali e viene confermato l’orientamento già espresso dall’Authority in altre occasioni.

Per le gare sopra la soglia di 100mila euro, il fatturato globale per servizi di ingegneria e di architettura espletati negli ultimi tre esercizi antecedenti la pubblicazione del bando deve essere al “massimo pari al doppio dell’importo a base di gara”.
Ammorbiditi i requisiti quantitativi. Con il nuovo Codice Appalti, in base a quello che decidono le stazioni appaltanti, ci si potrà su un livello più basso del doppio. Con il vecchio sistema bisognava attestarsi tra due e quattro volte l’importo a base di gara.

Responsabile unico del procedimento
L’Anac chiede una sua maggiore qualificazione. Fissa i requisiti di professionalità dei Rup, da collegare alla complessità delle diverse lavorazioni. Enuncia un lungo elenco di compiti.
Direttori dell’esecuzione e dei lavori. un lungo elenco di compiti. Il documento Anac manda in soffitta 42 articoli del vecchio regolamento appalti, che adesso sono ancora in vigore.

Appalti sotto soglia europea
Per quelli di importo inferiore al milione anche il Nuovo Codice Appalti ha confermato la possibilità di assegnazioni senza una gara formale, anche per quelli sotto i 40mila euro.  Si può affidare l’innarico a ditte di fiducia dell’amministrazione, ma le linee guida chiedono di passare all’esame due preventivi e di dare motivazione pubblica delle scelta.

Per gli appalti oltre i 40 mila e fino a un milione arrivano paletti su:
- svolgimento delle indagini di mercato,
- contenuto degli avvisi da pubblicare per almeno 15 giorni sul sito dell’amministrazione,
Altre specifiche arriveranno e avranno lo scopo di raggiungere l’obiettivo di limitare i rischi insiti (per definizione) nella possibilità di affidare tramite procedura negoziata una porzione ragguardevole dell’intero mercato degli appalti di lavori.

Offerta economicamente più vantaggiosa
C’è la possibilità di inserire tra i criteri di aggiudicazione anche elementi soggettivi (possesso di certificazioni di qualità, rating di legalità, detenuti dall’impresa). Sarà possibile azzerare i punteggi assegnati allo sconto sulla base d’asta, aggiudicando le prestazioni solo in base a elementi qualitativi (tempi di esecuzione o migliorie al progetto).

 

Aggiornamento del 28 aprile

Abrogazione a singhiozzo per il D.P.R. n. 207/2010 (Regolamento). L’art. 217 (abrogazioni), lettera u) del Nuovo Codice Appalti prevede l’abrogazione immediata di alcune parti del Regolamento e dei rispettivi allegati. Altre parti del Regolamento resteranno in vigore fino alla data di entrata in vigore dei decreti attuativi del d.lgs. n. 50/2016 che ancora non sono stati pubblicati. Per gli operativi, è una giungla. Clicca qui per sapere quali articoli vengono abrogati subito e quali attendono i decreti attuativi.

Sempre a proposito di difficile operatività per chi lavora concretamente con il Nuovo Codice Appalti, oggi proponiamo anche l’approfondimento (dettagliatissimo dell’Avvocato Alessandro Massari: quali i problemi operativi a partire da oggi?

 

Aggiornamento del 27 aprile

Prima di tutto, di seguito trovate la Tabella di concordanza relativa al Nuovo Codice Appalti.

Clicca qui per scaricare la Tabella di concordanza relativa al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante: “Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”.

Poi, una riflessione. Saranno tempi duri quelli che verranno, con i decreti correttivi che modificheranno in itinere il contenuto del nuovo codice Appalti. La fretta di pubblicare il Nuovo Codice Appalti ha causato alcune conseguenze: l’entrata in vigore lo stesso giorno della pubblicazione in Gazzetta, l’assenza di un adeguato periodo transitorio e le discrepanze sulla data a partire dalla quale i bandi dovranno rispettare in Nuovo Codice, hanno congelato e “impaurito” i bandi e fatto ritirare alcuni di quelli pubblicati dopo il 19 aprile. Raffaele Cantone ha precisato che la nuova disciplina si applica alle procedure e ai contratti per i quali i bandi e gli avvisi con cui si indice la procedura di scelta del contraente siano pubblicati a decorrere dal 19 aprile 2016. Gli atti di gara già adottati dalle amministrazioni, pubblicati a decorrere dal 19 aprile 2016 e che fanno ancora riferimento al D.Lgs. n. 163/2006, devono essere riscritti in base alle direttive del Nuovo Codice Appalti.

Oggi riportiamo anche qualche commento positivo sul Nuovo Codice Appalti (dopo quelli negativi in particolare degli Architetti). L’ottimismo viene da Assistal (Associazione Nazionale Costruttori di Impianti), e riguarda  due temi: il subappalto e la reintroduzione dell’anticipazione del 20% del prezzo nei confronti delle imprese.

Cosa c’è di positivo nel subappalto che non potrà superare il 30% dell’importo complessivo del contratto. “A ben guardare – afferma Angelo Carlini, Presidente Assistal - il limite generalizzato del 30% al subappalto costituisce una vera e propria rivoluzione anche per ciò che attiene i criteri di qualificazione in sede di gara; rappresenta, di fatto, la cancellazione della categoria prevalente e la necessità che il concorrente dovrà essere qualificato per ciascuna singola opera prevista in contratto: finalmente si afferma la pari dignità tra gli operatori”.

Cosa c’è di positivo nell’anticipazione del 20% del prezzo nei confronti delle imprese, “Un’anticipazione subordinata alla costituzione di una garanzia fidejussoria, che sarà corrisposta all’appaltatore in riferimento al valore stimato dell’appalto e che sarà erogata entro quindici giorni dall’effettivo inizio dei lavori”.

Assistal ha definito il Nuovo Codice Appalti un “testo rivoluzionario”. Carlini ha dichiarato anche: “Si chiude finalmente l’era delle aggiudicazioni con i ribassi anomali. La svolta nei criteri di aggiudicazione rappresenta un nuovo punto di partenza che permetterà di favorire criteri in grado di coniugare offerte tecniche ed economiche di alto livello”.

Aggiornamento del 26 aprile

Nel Nuovo Codice Appalti alla progettazione è stata attribuita un’importanza centrale nel Nuovo Codice Appalti: si discute in questi giorni della CENTRALITA’ DEL PROGETTO. Ma come sono cambiate davvero la concezione e la posizione del progetto all’interno del dlgs 50/2016, o Nuovo Codice Appalti, pubblicato il 19 aprile in Gazzetta Ufficiale? Più precisamente: com’è cambiato il ruolo della progettazione dal testo approvato dal consiglio dei Ministri al dlgs definitvo del 14 aprile al dlgs 50/2016 entrato in vigore? E rispetto alla legge delega? Approfondisci il tema

Aggiornamento del 23 aprile

Michele Corradino, consigliere dell’Autorità nazionale anticorruzione ANAC, ha annunciato che questa settimana potrebbe essere messa in consultazione la bozza delle linee guida per l’attuazione dei provvedimenti non entrati in vigore subito (quali sono?) del Nuovo Codice Appalti.
Una delle novità del Nuovo Codice Appalti che dovranno essere regolate nel dettaglio con le linee guida dell’Anac è l’utilizzo del BIM che, come ha detto Michele Corradino, “può costituire uno strumento per rimodellare il rapporto fra impresa e amministrazione in chiave di innovazione e qualità e per ridurre conseguentemente le varianti”.
Così come a tanti vantaggi, il BIM potrebbe portare anche a rischi e conseguenze negative. Bisogna, cioè evitare una banalizzazione dello strumento, che non deve essere un costo in più per le piccole e medie imprese, e stare molto attenti a evitare distorsioni della concorrenza nell’uso del BIM. Una soluzione è garantire la clausola di equivalenza. Continua a leggere

Aggiornamento del 20 aprile

LEGGI L’ANALISI DEL CODICE APPALTI PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE: Nuovo Codice Appalti, il testo è in Gazzetta Ufficiale: cosa cambia
Ora che il testo è stato pubblicato in Gazzetta, probabilmente si agirà probabilmente attraverso decreti correttivi per andare ad “aggiustare il tiro” su alcuni temi. Intanto, sappiamo già che alcuni provvedimenti entreranno in vigore subito dopo la pubblicazione, eccoli: Nuovo Codice Appalti, 9 provvedimenti in vigore da subito.

Altri provvedimenti invece entreranno in vigore da tre mesi a due anni di tempo a partire dal giorno di pubblicazione in Gazzetta: li trovi in Nuovo Codice Appalti, 5 provvedimenti in vigore a breve

Leggi anche Nuovo Codice Appalti, i 10 punti imprescindibili

 

CONVEGNO di approfondimento
I criteri minimi ambientali negli appalti pubblici
Cosa cambia negli Acquisti Verdi dopo la emanazione
del Collegato Ambientale e il nuovo codice degli Appalti
Bologna, 19 maggio 2016 ISCRIVITI

Aggiornamento del 18 aprile

Eccoquali sono gli ultimi ritocchi che sono stati fatti sul testo definitivo del Nuovo Codice Appalti scaricabile sopra in base alle indicazioni del Consiglio di stato e del Parlamento:

1) Sul Massimo ribasso

La bozza varata dal governo il 3 marzo dà la possibilità di continuare ad assegnare gli appalti tenendo conto solo del prezzo per tutte le gare di importo inferiore al milione di euro. La soglia è stata giudicata troppo alta dal Parlamento che chiede di confinare il criterio del prezzo agli appalti sotto i 150mila euro.
I Comuni e l’Ance ritengono la soglia di un milione troppo bassa, e chiedono di alzarla a 2,5 milioni perché usare l’offerta più vantaggiosa anche per gli appalti di minore importo rischia di rallentare l’aggiudicazione e la cantierizzazione.

Possibile soluzione del Governo:
Soluzione di compromesso tra la versione della bozza di decreto e la richiesta del Parlamento (500mila euro, una delle ipotesi più accreditate). Eventuali correzioni possono essere fatte con decreto correttivo entro un anno.

2) Sul Subappalto

Il Governo ha cancellato i limiti al subappalto: in questo modo le imprese possono subaffidare anche tutti i lavori, al 100%. Parlamento e Consiglio di Stato hanno chiesto di fissare il tetto del 30% per il subappalto. Il Parlamento (leggi tutte le richieste del Parlamento sul Nuovo codice Appalti) chiede di estendere il tetto a tutti i lavori, fino a oggi valeva solo per la categoria di lavori prevalente.

Possibile soluzione del Governo:
Anche in questo caso, forse il Governo adotterà la soluzione di compromesso.

3) Sui Piccoli lavori

La questione riguarda la possibilità di assegnare senza gara i lavori di importo inferiore al milione. L’affidamento avviene sulla base di un’indagine di mercato e l’invito di tre o cinque impres. Il Consiglio di Stato (leggi tutte le richieste del Consiglio di Stato per il Nuovo Codice Appalti) e il Parlamento hanno chiesto le gare anche per assegnare questi contratti.

Possibile soluzione del Governo:
Il Governo adotterà la soluzione di compromesso.

4) Sulle Clausole sociali e sulle sanzioni per le concessionarie

Si parla di clausole sociali e sanzioni per le concessionarie che non rispettano la percentuale minima (il Governo ha detto l’80% ma tra due anni) di lavori da mandare in gara.
Si tenta di scrivere un Nuovo Codieca Appalti che non imponga alle imprese l’obbligo di assumere il 100% dei lavoratori impiegati nel precedente appalto.
Il Nuovo Codice Appalti del Consiglio dei Ministri di marzo non prevede sanzioni in caso di violazione accertata, il Parlamento chiede invece multe fino al 10% dell’importo del contratto.

Leggi anche l’opinione degli architetti e delle professioni tecnicheNuovo Codice Appalti, i 10 punti imprescindibili

 

14 aprile

Nella notte tra il 13 e il 14 aprile, alle ore 3, è stato chiuso il testo definitivo del Nuovo Codice Appalti. Ora manca l’approvazione definitiva del Consiglio dei Ministri ma da oggi all’approvazione non ci saranno modifiche sul testo.

Clicca qui per scaricare il testo del Codice Appalti approvato il 3 marzo in CdM.

12 aprile

Il nuovo Codice Appalti si trova ormai ad un passo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: dopo i pareri e le correzioni emesse da Regioni, Comuni, Consiglio di Stato e Camere. si concretizzerà nelle prossime ore il passaggio decisivo e finale presso il Consiglio dei Ministri. Ma quali sono i nodi più rilevanti emersi attorno alle nuove norme? Scoprilo nel’articolo Nuovo Codice Appalti a un passo dalla pubblicazione in G.U.: ultimi ostacoli.

11 aprile

L’ultima transizione presso il Parlamento modella ulteriormente la struttura del nuovo Codice Appalti: recando in dote un pacchetto di misure tendenzialmente favorevoli per i professionisti tecnici (progettisti). Scoprile in questo articolo

8 aprile: tornano i parametri

Ieri le Commissioni di Camera e Senato hanno espresso i loro pareri. In particolare, per i servizi di ingegneria e architettura, le due richieste più importanti sono:

Modifica del comma 8 dell’articolo 24: obbligatorio per le stazioni appaltanti, nella determinazione dell’importo da porre a base d’asta nei bandi di gara relativi ai servizi di architettura e di ingegneria, l’utilizzazione dei parametri che saranno definiti con un decreto del Ministero della Giustizia di concerto con il Ministero delle Infrastrutture entro e non oltre sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del Nuovo Codice Appalti. Le tabelle dei corrispettivi saranno commisurati al livello qualitativo delle prestazioni e delle attività. Saranno utilizzati i parametri di cui al D.M. n. 143/2013.

Modifica al comma 2 dell’articolo 157, i servizi di architettura e di ingegneria di importo compreso tra 40.000 e 100.000 euro (e non come aveva scritto il Governo nel suo testo del Nuovo Codice Appalti del 3 marzo tra 40.000 e 209.000) possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, con procedura negoziata del responsabile del procedimento e l’invito è rivolto almeno a cinque soggetti.

Leggi tutte le modifiche e le novità introdotte nel Nuovo Codice Appalti dalle relazioni gemelle delle Commissioni.

 

7 aprile: i pareri di Camera e Senato

Pubblicati i pareri delle Commissioni Camera e Senato. Si tratta di due pareri identici, con la richiesta di una serie di osservazioni e richieste precise di modifica sui singoli articoli. Clicca qui per leggere i pareri delle Commissioni di camera e Senato al Nuovo Codice appalti.

 

6 aprile: domani le relazioni delle Commissioni

Sono state depositate oggi le relazioni delle Commissioni Parlamentari che potrebbero suggerire elementi correttivi

 

4 aprile: cos’ha detto il Consiglio di stato

Il Consiglio di Stato ha reso noto un parere di più di 200 pagine al testo del codice degli appalti varato dal Governo. Il CdS riconosce però che il nuovo Codice appalti rappresenta una sfida che si gioca su un delicato equilibrio: un codice snello che garantisca controlli efficaci. Alla fine dei conti, però, per il Consiglio di Stato l’aspetto positivo del Codice Appalti è sostanzialmente uno: la scelta di abbandonare il regolamento attuativo unico per accogliere la sfida della soft law affidata all’Anca. La prima contestazione riguarda i tempi stretti in cui la commissione governativa ha redatto il testo, di conseguenza incoerente e difettoso. Leggi tutte le altre critiche, articolo per articolo: Codice Appalti, i commenti pesantissimi del Consiglio di Stato

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1 Aprile: le osservazione dell’ANAC

Cantone dell’ANAC ha espresso invece la necessità di modificare i seguenti articoli:

articolo 3 (Definizioni), 20 (Opera pubblica realizzata da parte del privato), 24 (Progettazione interna ed esterna delle amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori pubblici), 30 (Principi per l’aggiudicazione e l’esecuzione di appalti e concessioni), 50 (Clausole sociali del bando di gara e degli avvisi), 77 (Commissione di aggiudicazione), 80 (Motivi di esclusione), 83 (Criteri di selezione e soccorso istruttorio), 89 (Avvalimento), 102 (Controlli sull’esecuzione e collaudo) , 104 (Garanzie per l’esecuzione di lavori di particolare valore), 105 (Subappalto), 106 (Modifica di contratti durante il periodo di validità), 107 (Sospensione), 110 (Procedure di affidamento in caso di fallimento dell’esecutore o di risoluzione del contratto e misure straordinarie di gestione), 177 (Affidamenti dei concessionari), 178 (Norme in materia di concessioni autostradali e particolare regime transitorio), 180 (Partenariato pubblico privato), 182 (Finanziamento del progetto), 183 (Finanza di progetto), 184 e seguenti (Affidamento a contraente generale), 203 (Monitoraggio delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari), 205 (Accordo bonario), 207 (Collegio consultivo tecnico), 209 (Arbitrato), 210 (Camera arbitrale) e 213 (ANAC).

Prezzi di riferimento di beni e di servizi. Inoltre nello schema del Codice Appalti non è stata introdotta la disciplina in tema di elaborazione dei prezzi di riferimento di beni e di servizi.
I dati trasmessi all’ANAC dalle amministrazioni e dagli operatori del settore non contengono l’indicazione dei prezzi unitari dei beni, ma del valore complessivo dell’appalto.
Ai fini della determinazione dei predetti prezzi di riferimento non servono.
Sembrerebbe quindi opportuno assegnare il relativo compito all’ISTAT per un raggiungimento delle finalità della norma.

Validità del vecchio regolamento attuativo. Dopo l’approvazione del nuovo Codice Appalti il vecchio regolamento attuativo Dpr 207/2010 resterà in vigore fino all’emanazione delle linee guida di soft law dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac): due o tre mesi al massimo, che premetteranno all’Anac di adottare la nuova regolamentazione senza vuoti legislativi. Nel nuovo Codice ci sarà quindi una norma transitoria che consentirà per quel breve periodo di far rimanere in vita il Dpr 207/2010. La proposta di Raffaele Cantone è piaciuta a Graziano Delrio.

 

31 marzo. Audizione glaciale di Delrio: i giochi sono già fatti?

Aggiornamento del 31 marzo. Le Commissioni Ambiente di Camera e Senato, hanno svolto l’audizione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sul nuovo Codice Appalti. si sono concluse le audizioni propedeutiche all’espressione del parere da parte delle commissioni di Camera stesse, che entro il 6 aprile dovranno emanare il proprio giudizio sul nuovo Codice Appalti.

Delrio è stato piuttosto glaciale. Le risposte del Ministro Delrio ai deputati e ai senatori sono state molto scarne.

La sensazione è quella che i giochi siano ormai fatti e che il Governo non stia facendo altro che aspettare il 18 aprile per varare il definitivo decreto legislativo, da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale certamente entro la fine del mese di aprile.

Non ha risposto in maniera puntuale ad alcune osservazioni dei deputati e senatori e ha affermato che è giusto pensare che qualche aggiustamento sarà necessario dopo il primo anno di applicazione, dopo aver osservato cioè i problemi e valutato le necessità di alcune modifiche. Per il Ministro una scelta del tutto coraggiosa è stata quella dell’abolizione del Regolamento che può creare qualche perplessità o qualche paura per la fase transitoria.

Gli interventi hanno esposto le perplessità già manifestate nel corso della precedente audizione del Presidente Cantone (le trovi qui: Nuovo Codice Appalti, Cantone dice obiettivo raggiunto). Delrio ha precisato che lo schema di decreto legislativo del Nuovo Codice Appalti si muove all’interno della legge delega e dalle tre direttive europee su appalti e concessioni.

Tema del subappalto. Delrio ha detto che “Il Governo non ha nessuna difficoltà a reintrodurre soglie, se la Commissione o il Parlamento lo chiedono” aggiungendo che “Per noi non è un problema, assolutamente“.

Centralità del progetto: il Ministro ha prima detto che la centralità della progettazione non è un elemento aleatorio. Si può dare più organicità al testo, ha detto, e ha aggiunto: “Mi rendo conto che rispetto alle aspettative sulla centralità del progetto, forse, abbiamo un po’ deluso. Faccio un mea culpa. Pensavo a una migliore reazione perché credo che questa sia una chiave di successo di questo codice degli appalti. Adesso vediamo se riusciamo a lavorarci meglio se avete suggerimenti li accogliamo. A noi sembrava di aver fatto un buon lavoro ma evidentemente siamo stati molto ottimisti. Però credo anch’io che la centralità del progetto, la qualità del progetto e le società di progettazione siano tutte risorse assolutamente straordinarie che vanno messe in ordine, in fila, e quindi la disponibilità da parte nostra a lavorare su questo argomento c’è tutta. Certamente vogliamo essere coerenti rispetto al mandato che ci avete dato e su questo argomento non vogliamo essere omissivi”.

È stato l’unico punto di vera apertura del Ministro. Per il resto, sembra che il Governo, a prescindere dalle altre richieste e criticità rilevate, voglia rispettare la scadenza del 18 aprile.

 

Il nuovo Codice Appalti: link utili

La novità più grossa del nuovo Codice Appalti riguarda il massimo ribasso, “che resterà solo per casi assolutamente marginali e ben normati”. Gli appalti verranno assegnati in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. L’attenzione sarà rivolta alla qualità e non più al prezzo più basso. Il rischio operativo sarà in capo al soggetto privato e lo Stato non sarà obbligato a ripianare perdite su rischi assunti dai privati.

Leggi Novità del Codice Appalti: cosa cambia sul massimo ribasso

Leggi anche Novità del Codice Appalti su contraente generale e conflitto d’interesse

L’Anac avrà nuovi compiti ma anche risorse più adeguate.

Altre novità interessanti. La Cabina di Regia è l’Organo nazionale di riferimento per la cooperazione con la Commissione europea per quanto riguarda l’applicazione della normativa in materia di appalti pubblici e di concessioni.

La progettazione assume un ruolo fondamentale e si articola in tre livelli (per limitare il numero di varianti di progetti, i tempi e i costi):
- progetto di fattibilità,
- progetto definitivo,
- progetto esecutivo.

Il Consiglio nazionale degli Architetti si è contraddetto sul Nuovo Codice Appalti: in pochi giorni ha espresso due opinioni contrastanti. Leggi  Sul Nuovo Codice Appalti gli Architetti si contraddicono

Leggi Le novità del Codice Appalti sui Concorsi di progettazione e i Requisiti per le Gare

Leggi Novità del Codice Appalti: obbligo di pagamenti diretti ai subappaltatori

Il Ponte sullo Stretto è un’opera da valutare seriamente, ha detto Delrio “Stiamo continuando a lavorare sulle priorità, non dimenticando questa prospettiva”.

Altre due novità: nuove regole sulla qualificazioneBim (Building information modeling). Leggi Le novità del Nuovo Codice Appalti: cosa cambia sul BIM. Per quanto riguarda le novità per i progettisti, leggi l’intervista a Oliveri su BIM, progettazione e Direzione Lavori.

 

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Articolo pubblicato il 6/07/2016 in APPALTI
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5 Commenti per Nuovo Codice Appalti: tutte le news in tempo reale

  1. giorgio zerboni
    04/03/2016 alle 20:09

    Spero proprio che l’epoca del massimo ribasso sia giunta al termine. Questo criterio, assieme all’abuso delle varianti, è uno dei responsabili dei problemi legati agli appalti pubblici in Italia. Inoltre, se il contratto si basa su di un progetto definitivo, perché non assegnarlo a lump -sum ( o forfait, come preferite…) ?

  2. Mario
    01/04/2016 alle 19:33

    Mi pare si prevede rating per imprese e PA. A mio avviso sarebbe opportuno si prevedesse anche rating per progettisti sia interni che esterni a PA. Inoltre l’eliminazione dell’incentivo alla progettazione non è sensata; esistono progettisti validi sia interni che esterni alla PA; con la progettazione interna si riesce a volte a finalizzare interventi con finanziamenti esigui.

  3. Fernando
    16/04/2016 alle 09:21

    Non capisco tutto questo entusiasmo. La procedura del prezzo più vantaggioso per l’amministrazione è in assoluto quello che si presta a maggiori manipolazioni.Inoltre se prima i ribassi erano del 50% già adesso sono diventati del 70%. Perchè oltre alle migliorie rimangono fortissimi ribassi.Magari si potrebbe incominciare col fare progetti esecutivi degni di questo nome con direttori dei lavori competenti. In ultimo le perizie.Ma com’è che si continuano a fare perizie ben oltre 1/20(ben mascherate ovviamente con affidamenti diretti o altre).

  4. Renzo Tramannoni
    18/04/2016 alle 12:42

    concordo perfettamente con Fernando, quando si deciderà la P.A. a emanare progetti esecutivi di qualità e metterli sul mercato al massimo ribasso? diversamente mi sembra, ancora una volta, un provvedimento pro-lobby.

  5. Roberto Maida
    16/06/2016 alle 19:18

    Segnalo una inadempienza generalizzata, con il DLGS 163 e nondimeno lo sarà con il DL.50/16 , alquanto macroscopica che genera scarsa capacità di controllo e gestione dei Lavori Pubblici con danno quasi certo per l’Amministrazione e l’inserimento altrettanto dannoso della Corruzione.
    Mi riferisco all’art. 43 comma 4 del Regolamento DL 207.
    Ai sensi dell’art.43 comma 4 del DL. 207/10,
    (…omissis 4. Nel caso di interventi complessi di cui all’articolo 3, comma 1, lettera l), il capitolato contiene, altresì, l’obbligo per l’esecutore di redigere un documento (piano di qualità di costruzione e di installazione), da sottoporre alla approvazione della direzione dei lavori, che prevede, pianifica e programma le condizioni, sequenze, modalità, strumentazioni, mezzi d’opera e fasi delle attività di controllo da svolgersi nella fase esecutiva. Il piano definisce i criteri di valutazione dei fornitori e dei materiali ed i criteri di valutazione e risoluzione delle non conformità.)
    Questo articolato che dovrebbe essere in verità applicato sempre ,anche nel DL.50, essendo IMPLICITA la richiesta di Appalti in Qualità secondo la Norma UNI EN ISO 9001 quale “Regola Tecnica” cogente ed obbligatoria ( rimando alla nozione comunitaria di Regola Tecnica _ PROCEDURA DI NOTIFICA 98/34*DOCUMENTO DI LAVORO*GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA E PRASSI DEI SERVIZI DELLA COMMISSIONE) Di fatto questo articolato e questa cogenza non viene ottemperata minimamente.
    Tutto ciò, comunque ed ancora vigente l’art.43 del Regolamento 207 fra le parti non decadute, viene relegato in prescrizione Capitolare subordinata a particolari opere speciali ( ..in verità sarebbe ugualmente altissima la presenza e ricorrenza dell’obbligo anche senza la distinzione di opere speciali).
    Il capitolato rende quindi obbligatoria la predisposizione del Piano della Qualità di Costruzione ed Istallazione con il grado di dettaglio definito, ad esempio in un Allegato prescrittivo, e secondo la definizione e le richieste della Direzione lavori, a cui è demandato il Controllo e l’Approvazione del
    documento stesso. ( Naturalmente sarebbe necessario che la DL abbia i requisiti di qualificazione per tale adempimento: vedasi le figure definite dalle Norme sulla Qualità).Segnalo che questo non avviene quasi mai o viene sminuito nella sua portata a mera prescrizione
    documentale senza effettiva applicazione. La Verifica e Validazione della Progettazione (obbligo di legge e assolutamente non chiara oggi nel DL 50), sia interna o esterna che sia all’amm.ne, quasi mai mette in risalto tale carenza.E’ di tutta evidenza che l’applicazione concreta del disposto legislativo metterebbe in primo piano la capacità di controllo e di verifica dei lavori e della gestione dell’Appalto.
    Nei fatti questo non avviene per una serie di interessi fra loro contrapposti ma solidali :
    Le Stazioni Appaltanti
    a) Quasi mai i RUP, responsabili Unici del Procedimento, sono coscienti o a conoscenza del Requisito Normativo, non conoscono la portata e l’influenza del processo certificativo (ISO 9001) obbligatorio nell’Appalto.
    b) Si demanda alla Direzione Lavori tutti i problemi di Cantiere.Si controllano l’andamento temporale e le
    scadenze/adempimenti.Non si prevedono quasi mai Direttori Operativi alla Qualità come supporto alla DL.
    Non si conoscono le qualifiche e i requisiti del personale abilitato a tali incombenze, spesso incorrendo nella Culpa in Eligendo.
    c) Il controllo della gestione del Cantiere demandato al RUP si concentra sugli esiti ed i controlli economici ed amministrativi. Non ci sono mai soldi per compensare tali funzioni che appaiono agli occhi degli amministratori validi risparmi.
    d) Anche quando la stazione Appaltante è in Regime di Certificazione di Qualità ISO 9001 (…quasi mai nel codice EA28 costruzioni) le cose non cambiano molto per la accondiscendenza e la sottovalutazione degli Enti di Certificazione Accreditati.
    Le imprese
    a) Non hanno interesse a Produrre e Gestire il Cantiere in Regime di Qualità poiché i Piani della Qualità metterebbero a nudo tutte le sequenze ed i processi lavorativi,il loro controllo e la loro congruenza.
    b) La certificazione ISO 9001,che ricevono da enti accreditati, viene considerata solamente un requisito o veicolo per le Gare di Appalto.
    E’ scarsa la conoscenza e confidenza di dettaglio con questa prescrizione di legge e con lo stesso Requisito normativo.
    c) Non hanno interesse a gestire in Qualità il Cantiere poiché eliminerebbe gran parte delle contestazioni, riserve, contenziosi gestendo le Non Conformità ed i Reclami ( lo scopo normativo stesso dei Sistemi Qualità lo prevede).
    d) Non è sufficiente, in genere, la preparazione del personale addetto a tali incombenze.Raramente il personale risulta qualificato secondo i Requisiti della norma di riferimento. Tutto viene ritenuto solo un appesantimento burocratico.
    e) Ritengono che la certificazione sia “un fatto interno” e che tale riconoscimento gli consenta operatività riconosciuta indipendentemente da controlli e verifiche di parti seconda e sopratutto dal cliente.
    f) Non si comprende come nel caso di Committenti di valenza Pubblica come Ferrovie ed Enel (…non già ANAS,almeno mi risulta) applicano con estrema attenzione queste disposizioni legislative ed il rimanente della Pubblica Amministrazione ed imprese ne è costantemente all’oscuro.
    La Direzione lavori e l’Ufficio di Direzione
    a) Quasi mai la DL ,Direzione lavori,è cosciente o a conoscenza del Requisito Normativo, non conosce la portata e l’influenza del processo certificativo (ISO 9001) nell’Appalto.Non viene quasi mai insediato l’Ufficio di Direzione con funzione specifica per il controllo della conformità della Commessa come recita l’art.43 del 207 ,ancora in vigore.
    b) Pochissime Direzioni lavori sono qualificate direttamente a esercitare le funzioni di Auditor di parte seconda come richiederebbe la funzione e la normativa al riguardo ( UNI EN ISO 19011:2012).Non si conoscono le regole ed i requisiti da richiedere e da controllare alle imprese ed in particolar
    modo ai sub-appaltatori ed al loro controllo.
    c) Anche quando la Direzione Lavori è in Regime di Certificazione di Qualità ISO 9001, le cose non cambiano molto per la accondiscendenza e la sottovalutazione degli Enti di Certificazione Accreditati.
    Gli Organismi di Certificazione
    a) Hanno interesse a mantenere attivi i Certificati in quanto costituiscono reddito, con molta accondiscendenza verso le imprese che premono per avere anche solo formalmente la certificazione.
    b) Molto spesso utilizzano personale interno qualificato per molti settori,i più disparati fra di loro,ma scarsamente specifici per il settore EA 28 Costruzioni, come del resto prevede ACCREDIA nei suoi regolamenti di accreditamento RT05.
    c) Non sempre risulta accurato l’audit in campo per quanto riguarda il Cantiere,mentre tempi e modalità sono spesso insufficienti a valutare la conformità dell’ operare dell’impresa e dei direttori lavori da certificare.
    d) Non intervengono con sufficiente tempestività e con atti conseguenti in molti casi di Reclamo del Cliente.
    Accredia
    a) Ha emesso numerose e dettagliate disposizioni per l’attuazione di certificazioni il più possibili omogenee per valutazione e giudizio,in particolare per il settore costruzioni, ma la numerosità degli Organismi accreditati non consente un controllo operativo agevole.
    b) Non riesce ad intervenire con sufficiente celerità ed autorità nei numerosi casi di infrazioni alle regole e disposizioni emanate.Scarse le evidenze di ritiri o sospensioni degli accreditamenti.E’ un organismo che merita incentivazione ed appoggio.
    c) Non appare ( almeno a mia conoscenza) mai risolutivo e comunicato correttamente il risultato degli interventi in caso di Reclamo o inadempienza.
    d) Il meccanismo di sostentamento economico dipende dagli organismi di certificazione accreditati anche nel caso in cui la legislazione assegna importanti compiti di vigilanza che sarebbero decisamente più autorevoli se direttamente finanziati dallo Stato. Non intendo con questa elencazione fare accuse generiche ma semplicemente riportare uno stato di fatto difficile da smentire.E’ di tutta evidenza, tuttavia, che per porre parzialmente rimedio non occorrono
    modifiche legislative ma semplici atti amministrativi e richiami alle parti in causa. Per ovviare a queste situazioni necessiterà anche formazione ed informazione per i soggetti in causa e molta buona volontà.Spero di aver contribuito ad un piccolo passo di conoscenza reale dei problemi sul campo.

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