Crollo al Flaminio: i Geometri puntano il dito sulla mancanza di manutenzione

Il vero responsabile del crollo al Flaminio, dove a fine gennaio sono collassati tre piani di un condominio sul Lungotevere di Roma è la mancata manutenzione straordinaria sui fabbricati. A puntare il dito è il geometra Bernardino Romiti, presidente del Collegio dei Geometri e Geometri laureati della Provincia di Roma, raggiunto dalla nostra Redazione per un commento “a mente fredda” sulle cause che hanno provocato il disastro nella Capitale, fortunatamente risolto senza il pagamento di un pedaggio di sangue.

“Si tratta di una vera e propria criticità culturale nota da decenni”, prosegue Romiti, alla quale si è accompagnato un vuoto normativo responsabile del mancato obbligo di revisione periodica di ogni fabbricato e, ove necessario, dell’area contigua e sottostante”.

Ma “per individuare le cause del crollo”, avverte il presidente dei Geometri della Capitale, “saranno necessarie prioritarie ricerche documentali negli archivi degli Uffici tecnici e/o del Genio Civile, particolarmente difficili per fabbricati datati nel tempo, unite a oculati accertamenti tecnici sulle strutture del  fabbricato”.

Si tratta di pratiche che richiedono tempi tecnici superiori a quelli legittimamente auspicati da chi deve riprendere possesso della propria abitazione e da tutti quei soggetti che attendono risposte chiare e veritiere, riflette amaro Romiti. Oggi l’attenzione dei professionisti tecnici del settore edilizio si deve concentrare sugli strumenti necessari a prevenire altri disastri. La prima cosa che viene in mente è il libretto del fabbricato, che recentemente anche il prof. Simoncini su queste pagine ha auspicato possa “tornare in vita”, con prescrizioni e finalità legate alla sicurezza degli edifici, imbrigliato com’è da “pastoie burocratiche e parlamentari”.

E su questo punto Romiti tiene a precisare che “quando parliamo della vittima delle pastoie burocratiche e politiche, ci riferiamo in particolare al vecchio fascicolo del fabbricato divenuto legge regionale poi naufragata per l’assenza di una specifica norma nazionale. Esso nasceva dall’emotività di momenti tragici che lo presentavano come uno strumento, da rendere obbligatorio, attraverso il quale eseguire accertamenti ed indagini tecnico-amministrative finalizzate alla messa in sicurezza degli edifici esistenti e, quindi, alla salvaguardia della pubblica incolumità”. “Successivamente, prosegue, visto il costo obbligatorio (impopolare) che i cittadini dovevano sostenere per gli adempimenti tecnici e per gli eventuali lavori di messa in sicurezza da eseguire, si procedeva ad una sorta di mediazione politica che trasformava il Fascicolo in uno strumento tecnico amministrativo fine a se stesso descrittivo dello “stato di salute” strutturale del fabbricato. Un accertamento completato attraverso la cronologia degli interventi edilizi in esso eseguiti e la loro regolarità, le eventuali denunce catastali mancanti, l’esistenza di autorizzazione allo scarico, ecc. è evidente che in questa forma, per quanto utile, non risolveva il problema della sicurezza strutturale dei fabbricati e, quindi, della pubblica incolumità”.

Il libretto del fabbricato: oggi

Completamente diversa è l’impostazione del libretto del fabbricato di cui si parla oggi, in quanto i contenuti hanno l’effettiva finalità della obbligatoria messa in sicurezza strutturale degli edifici nonché dell’efficientamento energetico”, spiega Romiti. Tale strumento, è il ragionamento del presidente del Collegio dei Geometri della Provincia di Roma, dovrebbe essere istituito dall’inizio della costruzione e, a ritroso negli anni, applicato a quelli esistenti. Prioritariamente alla sua istituzione, gli Uffici tecnici degli enti coinvolti nella storia del fabbricato dovrebbero obbligatoriamente dematerializzare gli archivi che contengono le varie progettazioni architettoniche e strutturali per facilitare le ricerche necessarie (oggi il Comune di Roma è un esempio negativo nel merito visti i tempi lunghi per accedere nell’archivio). Gli accertamenti tecnico-amministrativi dovrebbero essere eseguiti da più figure professionali tecniche competenti nell’analisi di tutte quelle situazioni che interessano la sicurezza del fabbricato. Dovrà essere obbligatorio aggiornare il libretto sia con tutti i lavori che vengono eseguiti nel fabbricato, che con la “revisione” strutturale periodica dello stesso ampliata all’area di pertinenza. Nel corpo normativo si dovrà prevedere che, nel caso di accertamenti tecnici che evidenzino un pessimo stato di sicurezza statica dell’edificio, ci sia l’obbligo della messa in sicurezza e la possibilità di demolizione e ricostruzione, con previsione di premialità in volume, superficie ed altezze dell’edificio, con l’ulteriore (oggi non consentita) possibilità di delocalizzazione. Di non secondaria importanza sarà procedere all’individuazione del  soggetto delegato a conservare nel tempo tale importante documento che, così strutturato, avrà una valenza di pubblico interesse. Da ultimo va risolto il problema da cui dipende il successo di tale istituzione, ovvero come finanziare economicamente le opere di messa in sicurezza del patrimonio immobiliare esistente. Poiché il cittadino non potrà sostenere se non parzialmente tali costi, si dovranno trovare risorse economiche con modalità di accesso semplificato ed agevolato. Ricordo che il Consiglio nazionale Geometri ha in gestazione una proposta per l’istituzione del libretto del fabbricato con già individuato, fra l’altro, il soggetto “custode” del documento.

E sulla crisi dell’edilizia servono tre interventi

Prima di concludere la chiacchierata, chiediamo a Romiti una riflessione sulla situazione attuale del mercato dell’edilizia. La ripresa? Per il presidente dei Geometri di Roma “è ancora lontana e i dati che ci segnalano i nostri iscritti confermano tale tendenza”.

I motivi sono diversi: dalla difficile situazione economica che blocca il Paese, all’assenza di reali incentivi economici, dalla burocrazia, che vanifica i tentativi di semplificazione procedurale, giustificata dalla mancanza di personale negli uffici preposti che in alcuni casi è la mimetizzazione di un più grave vuoto dirigenziale e di spirito di servizio verso il cittadino. Tutti elementi, riflette Romiti che non fanno ben sperare per il futuro.

“Una possibile soluzione”, conclude Bernardino Romiti, “è legata principalmente alla ripresa economica, alla individuazione di  una vera semplificazione delle procedure, con tempi certi e perentori per l’ottenimento di titoli edilizi e nulla osta, nonché ampliare in maniera capillare l’asseverazione della regolarità degli interventi edilizi ai professionisti, eliminando in tal modo “metafisiche” richieste di integrazioni documentali non previste dalle norme o peggio a discrezionali pareri legati al “me piace o non piace” o “sarebbe meglio che” , e in cospicui investimenti per informatizzare il sistema edilizio”.

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