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Protocollo ITACA: costruiamo davvero sostenibile?

Protocollo ITACA: costruiamo davvero sostenibile?

Questo articolo, si propone come una riflessione nei confronti delle attuali pratiche di progettazione e costruzione gli edifici. In particolare si vogliono analizzare il modo di operare dei progettisti nella realizzazione di un edificio sostenibile e alcune criticità all’interno del Protocollo ITACA (scopri come è cambiato il Protocollo ITACA dopo i nuovi decreti sull’efficienza energetica di giugno 2015).

La sostenibilità nel settore delle costruzioni, è adottabile seguendo la norma ISO 15392, che applica al succitato settore i principi di sostenibilità internazionalmente riconosciuti.

Questa norma stabilisce gli obiettivi, ricavando i principi generali di progettazione e costruzione per il settore dell’edilizia, affinché un edificio possa essere considerato sostenibile.

Gli obiettivi stabiliti sono:

- il miglioramento del settore delle costruzioni e dell’ambiente costruito;

- la riduzione degli impatti ambientali;

- stimolatore un approccio proattivo di tutti gli operatori del settore;

-  stimolare l’innovazione;

-  scindere la crescita economica dall’aumento degli impatti negativi su ambiente e società;

-  conciliare interessi e richieste contraddittori derivanti da pianificazioni a breve e lungo termine;

Cosa significa costruire sostenibile in italia?

A questa domanda le risposte potrebbero essere molteplici, e si potrebbe parlare di Bio-Architettura, Bio-edilizia, ecc., ma sicuramente ciò che può definire la nostra costruzione sostenibile è l’applicazione di un protocollo riconosciuto.

In Italia si possono applicare numerosi protocolli di sostenibilità ambientale, quali ad esempio ITACA, LEED, BREEAM. Sono protocolli volontari e valutano in maniera indipendente la sostenibilità dell’edificio.

Per rendere l’analisi “oggettiva”, prendiamo in considerazione il Protocollo ITACA. Esso è stato redatto dall’Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale (ITACA), ed è stato elaborato da un gruppo di lavoro in comune tra le regioni Italiane.

In pochi casi è obbligatoria la redazione del Protocollo ITACA, uno di questi è il cofinanziamento di un’opera pubblica per almeno il 50% del suo costo.

Alcune Regioni italiane, hanno recepito gli standard del protocollo ITACA, dando la possibilità ai comuni di legiferare in merito. È il caso della Puglia, che recepisce il Protocollo ITACA con la legge regionale 13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile” e fornisce ai comuni la possibilità di concedere:

- Bonus volumetrici

- Riduzione dei costi di costruzione e urbanizzazione

-  Riduzione delle imposte comunali

in base al livello di sostenibilità ambientale raggiunto.

Un altro aspetto del protocollo ITACA, è la possibilità per le regioni di “adattarlo” alle proprie esigenze, andando a modificare in parte, criteri e pesi per il raggiungimento della sostenibilità ambientale e quindi per la concessione dei relativi bonus.

Proprio questo aspetto ci fa capire che un edificio non è sostenibile “a prescindere”, ma la sua sostenibilità è fortemente legata al contesto in cui si opera. Quindi un edificio sostenibile a  Roma, potrebbe non esserlo a Bari.

Costruiamo davvero sostenibile?

La domanda principale di oggi è: applicando il Protocollo ITACA, e raggiungendo un certo punteggio di sostenibilità ambientale, siamo sicuri di realizzare un edificio realmente sostenibile?

A livello formale la risposta sarebbe SÌ!

Infatti in Puglia la Legge Regionale 13/2008 afferma che un edificio è sostenibile se raggiunge un determinato punteggio del protocollo ITACA, ma analizzando i vari criteri, punteggi e pesi, ci si rende conto che forse non è proprio cosi.

Il Protocollo ITACA, infatti, prevede un criterio (B6.3) per il quale si ottiene un buon punteggio se la conducibilità termica degli elementi dell’involucro risulta molto bassa. In pratica si afferma che in un edificio, maggiore è la quantità di coibente utilizzato, maggiore sarà la sostenibilità ambientale che la nostra costruzione raggiunge.

Per chi progetta in zone con climi caldi in estate e non troppo freddi in inverno, quindi tipicamente il clima mediterraneo, sa bene che avere una trasmittanza termica media degli elementi pari a 0,1 W/mqK è meno sostenibile rispetto a una trasmittanza termica pari a 0,30-0,35 W/mqK, in quanto nel periodo estivo si otterrebbe un surriscaldamento dell’edificio con conseguente aumento dei consumi per il raffrescamento.

In questo caso il Protocollo ITACA, sembra non essere per nulla aderente al contesto in cui si opera, valutando di fatto un edificio più sostenibile tanto più è la resistenza termica del suo involucro.

Altro fattore da tenere in considerazione durante la progettazione è la scelta dei materiali.

Sempre prendendo in considerazione in protocollo ITACA, constatiamo che si ottengono punteggi nel caso in cui utilizziamo materiali prodotti da fonti energetiche rinnovabili, ovvero in grado di rigenerarsi nel tempo (criterio B4.7) e materiali bio-sostenibili, ovvero dotati di etichetta ecologica (criterio B4.11). Le criticità individuabili in questi criteri sono principalmente due:

- per i materiali prodotti da fonti energetiche rinnovabili, non viene citato in alcun modo la provenienza, quindi viene trascurata la componente del trasporto del materiali, che in alcuni casi renderebbe assolutamente non sostenibile ed eco-compatibile il materiale scelto;

- per i materiali bio-sostenibili, si fa riferimento alla presenza di un etichetta ecologica riconosciuta (ecolabel). Essendo una marchiatura volontaria, ed onerosa, molti piccoli produttori locali, non certificano i prodotti, rendendo meno appetibile i materiali, che seppur sostenibili, anche perché prodotti localmente, non farebbero ottenere punteggi all’interno del protocollo. In questo caso il progettista, si trova “costretto” ad adoperare un materiale non prodotto localmente, pur di rendere l’edificio “sostenibile”, trascurando la componente trasporto che forse renderebbe il materiale meno eco-compatibile di quanto certificato.

È importante evidenziare, inoltre, che nel protocollo ITACA, la provenienza dei materiali è tenuta in considerazione in un altro criterio (B4.8 e B4.9), e si riferisce alla produzione dei materiali a distanza inferiore a 300Km dall’edificio oggetto di lavori, ma il loro peso nella categoria “materiali” è pari al 22,2% e all’interno dell’intero protocollo è pari al 2%; esattamente la metà rispetto ai criteri B4.7 (materiali da fonti energetiche rinnovabili) e B4.11 (materiali bio-sostenibili) che presentano un peso del 44,4% nella categoria “materiali” e del 4% all’interno dell’intero sistema.

Dalle considerazioni effettuate, è evidente che seppur il protocollo ITACA, è stato recepito dalle varie regioni apportando modifiche per renderlo più aderente al contesto in cui si opera, sembra tuttavia trascurare alcuni aspetti legati alla sostenibilità che in una progettazione bio-sostenibile ed eco-compatibile, risulterebbero di certo non marginali.

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Articolo pubblicato il 15/02/2016 in EDILIZIA EFFICIENZA ENERGETICA
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