L’11 febbraio a Padova si terrà il seminario a partecipazione gratuita “Progettare nel tempo”, un’indagine del rapporto tra temporalità e architettura, una ricerca che approfondisce il legame concreto tra mondo del lavoro e professione della progettazione, legame che si nutre di teoria e di pratica. Il curatore scientifico è Fabrizio Arrigoni, Professore Associato di Composizione Architettonica e Urbana presso il DIDA Dipartimento di Architettura all’Università di Firenze.

Nel corso del seminario (che si tiene dalle ore 9 alle 13,30) all’introduzione di carattere generale seguiranno tre lectures:
– “Un teatro fatto di historiae e attese”, a cura del Prof. Arch. Fabrizio Arrigoni,
– “Architettura: luogo, tempo, terra, luce, silenzio”, a cura del Prof. Arch. Paolo Zermani,
– “Riḍwān, centro culturale islamico a Firenze. Eredità e traduzione” degli architetti Diego Collini e Matteo Cecconi.

In particolare sui temi del rapporto tra progetto, luogo, tempo, luce e silenzio ho intervistato il Prof. Arch. Zermani.

GS. L’intento di “Progettare nel tempo” di legare architettura e lavoro è un fine lodevole. Per raggiungere lo scopo  quale tipo di apporto può dare il concetto di forma nel contesto architettonico?
PZ. Per me la forma non è un esercizio virtuoso o un’esercitazione stilistica, è il risultato del contesto o, come si sarebbe detto in tempi non sospetti, del luogo. In sostanza la forma non è scindibile dalla tipologia architettonica: quest’ultima è dettata dal luogo e ritorna a esso, anche nella condizione contemporanea in cui il luogo, o il paesaggio, è spesso modificato e trasformato rispetto alla condizione originaria. In tal senso anche la forma è un risultato del tempo e dell’incontro tra il tempo storico e il nostro tempo.

Da un lato il convegno è strutturato in modo da dare spazio anche a specifici casi studio, che rendono conto di come l’architettura migliore possa essere applicata sul campo, concretamente. Dall’altro lato, una delle accezioni di architettura a emergere dalle premesse dell’evento è quella fatta di conoscenze, bisogni e desideri che danno origine alla costruzione e che questa consegna alle generazioni successive. Come si coniugano l’atto concreto del costruire e il desiderio del committente di trasmettere ai posteri ciò che non ha una propria concretezza vera? Che ruolo ha il progetto in questo contesto?
L’atto del costruire ha un significato soltanto se deriva da quanto ho detto nella prima risposta, se si inserisce quindi in un discorso di lunga durata, pur conscio della propria parzialità. Questo è l’unico atto del costruire che m’interessa. I desideri del committente sono una variabile che può condizionare il progetto, una traccia che lasceremo del nostro percorso, che si imprimerà in modo più o meno indelebile nell’ampia durata del percorso storico.
La maggior parte delle architetture che vedo oggi non m’interessano perchè sono fatte per non avere durata concettuale nè materiale.

Il suo intervento a “Progettare nel tempo” sarà dedicato al rapporto tra architettura, luogo, tempo, terra, luce e silenzio. Ci può indicare sinteticamente quale sarà il percorso attraverso il quale guiderà i partecipanti per parlare di architettura indagando tutte queste “parole chiave” così intriganti?
È uscito in questi mesi un mio libro,per le edizioni Mondadori Electa, che ha proprio quale titolo “Architettura: luogo, tempo, terra, luce, silenzio”. Si tratta di cinque conferenze tenute in varie città europee negli ultimi anni. Fissano alcuni elementi che ritengo peculiari della civiltà architettonica occidentale, rispetto ai quali anche la nostra condizione contemporanea, eterogenea e impaziente, può fissare un principio di continuità.
A partire da essi si può forse combattere la superficialità delle esercitazioni di pura immagine o grafica che ci vengono mostrate ogni giorno e riconoscere un’identità dell’architettura non gratuita o strumentale.
Ciò è fondamentale in particolar modo per il paesaggio italiano, dove ogni scavo ci rivela una misura custodita nella terra, lungo i secoli. Il riemergere alla luce dell’oggi di quelle misure ci ricorda che il processo della vera architettura è sempre lo stesso e si compone di un percorso segnato dal tempo, in cui il tempo è grande costruttore.
Rispetto a ciò è necessario fare silenzio, cioè ascoltare, per poter progettare solo ciò che è veramente necessario.

Sviscerando il rapporto tra architettura, luogo, tempo, terra, luce e silenzio, quanto è importante parlare di progettazione?
Posso soltanto risponderle nuovamente che, senza tempo, non esiste architettura vera.

Pongo a lei la stessa domanda che non molto tempo fa ho rivolto a Fabrizio Arrigoni (leggi l’intervista ad Arrigoni) perchè il tema è imprescindibile. In un contesto di crisi, i progettisti cercano sempre più cose concrete: lavoro. E il tempo è sempre poco. “Progettare nel tempo” non rischia di avere un approccio troppo teorico?
Spero che la mancanza di lavoro di questo frangente storico abbia almeno il vantaggio di favorire la riflessione più approfondita su ciò che l’architetto deve o non deve fare.

Alle “lectures” seguirà la descrizione di alcuni casi di studio in materia:
– “Recuperare innovando, Villa storica sulle colline del Prosecco” dello Studio Zara + Zardet
– “Aeroporto Marco Polo di Venezia” dell’Arch. Ruben Verdi.

Infine verranno definiti alcuni interessanti elementi di approfondimento tecnico elaborati da esperti architetti e ingegneri: tra di essi vanno segnalati “Progettare il valore nel tempo”, a cura dell’Ing. Michele Destro e “Costruire in laterizio oggi”, a cura dell’Ing. Enrico Lanconelli.

L’evento si svolgerà presso il Centro conferenze “Alla Stanga”, in Piazza Zanellato 21, Padova. Puoi iscriverti qui. Tieni presente che la partecipazione gratuita è garantita fino a esaurimento posti. Se sei ingegnere, è interessante sapere che l’evento è accreditato presso l’Ordine degli Ingegneri di Padova (4 CFP).

Per gli architetti: “Progettare nel tempo” dell’11 febbraio è in fase di accreditamento presso l’Ordine degli Architetti di Padova.

Scarica la locandina di Progettare nel tempo

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