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La politica di sviluppo chiesta dalle regioni italiane per i Beni culturali si muove fra il sostegno pubblico, teso soprattutto alla tutela e alla salvaguardia dell’immenso patrimonio, e l’intervento dei privati.

L’impegno e le prospettive delle Regioni per la valorizzazione dei beni culturali sono pluriennali e si inizia a pensare di organizzare gli Stati Generali della Cultura, anche in sede di Conferenza delle Regioni.

“La cultura è il petrolio dell’Italia”, si intitola così una serie di lanci dell’Adn-kronos dedicati proprio all’impegno e alle prospettive delle regioni per la valorizzazione dei beni culturali.
“L’Italia potrà essere il sesto o settimo Paese industrializzato del mondo, però è certamente la prima potenza culturale del pianeta”, sottolinea all’Adnkronos Mario Caligiuri, assessore alla Cultura della Regione Calabria e Coordinatore della Commissione Beni Culturali della Conferenza delle Regioni.

Importante è la proposta del Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e di Vasco Errani (Emilia Romagna), che sottolineano l’esigenza di una legge di defiscalizzazione per i privati che investono nei beni culturali, come accade in alcuni Paesi del mondo, che sarebbe capace di attivare una grande quantità di finanziamenti.

“Il mio sogno è che l’Italia possa arrivare ad avere una legge, come avviene in alcuni Paesi del mondo, che defiscalizzi gli interventi dei privati nel settore dei beni e delle attività culturali”, afferma il presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Le fa eco il Presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani: ”Sottoscrivo quanto detto dalla collega Marini.  Sarebbe un grandissimo incentivo alla valorizzazione del nostro patrimonio storico artistico, ma anche alla valorizzazione culturale”.

Il ruolo dello Stato però resta centrale: ”Abbiamo il compito -sottolinea Marini- della tutela e della salvaguardia del patrimonio, ma abbiamo anche il dovere di sostenere e promuovere quegli enti che producono la cultura contemporanea. Dobbiamo cioè sostenere i giovani di talento che si impegnano nei diversi ambiti della cultura e dello spettacolo. E qui servono risorse pubbliche -rimarca- da investire nella formazione professionale e nella vita di questi enti culturali”. Quanto alla cultura come volano economico per il territorio, Marini non ha dubbi: ”Da sempre incide in modo significativo sul pil della nostra regione. Gli eventi culturali come i grandi festival, sono parte integrante dello sviluppo, anche economico, dell’Umbria, con ricadute occupazionali importanti”.

“Abbiamo un patrimonio straordinario che non è né messo a reddito, né messo in rete”, spiega Caligiuri, sostenendo la necessità di “un’azione congiunta tra settore pubblico e privato per valorizzare il vero petrolio del nostro Paese: i beni culturali”. L’assessore calabrese chiarisce che la Commissione Beni Culturali della Conferenza delle Regioni, da lui coordinata, “sta svolgendo un’attività a livello nazionale in questo senso e ha attivato un tavolo con Civita, l’associazione che raggruppa i più importanti investitori privati nel settore della cultura”.

Il vero obbiettivo, secondo Caligiuri, è “sviluppare dei progetti, cosa che stiamo facendo, che abbiano ricadute su tutte le regioni italiane, perché uno dei limiti è che i privati investono soprattutto in determinate aree, come Milano e Roma, e meno in altre. Non è una bestemmia dire che il ruolo dei privati è fondamentale per promuovere e valorizzare al meglio i beni culturali del nostro Paese”.

Quanto alle leggi in materia, secondo Caligiuri “ci sono già, anche se bisogna semplificare e snellire”. Ma serve, avverte l’assessore calabrese, ”una visione politica chiara per fare dialogare pubblico e privato nell’interesse comune”.
Il modello Colosseo si può esportare anche in altre regioni italiane, “con procedure adeguate e regole pubblicamente fissate”, afferma il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. E sottolinea: “I dati dicono che la Toscana ha una percentuale consistente del patrimonio culturale mondiale. Il Paese dovrebbe predisporsi a valorizzarlo di più, a conservarlo meglio e a ricavare maggiori risorse da questo patrimonio”. E lamenta la “mancanza di una politica nazionale entro la quale inquadrare gli sforzi” fatti dalla Regione, ”a partire dal coordinamento dei grandi musei, dalla loro messa in rete, dalla loro proposizione a livello internazionale. Mi pare si giochi anche la partita di come l’Italia starà dentro alla cultura mondiale”.

Anche per Rossi serve quindi una legge che ”consenta la defiscalizzazione sugli investimenti dei privati. In Toscana arriverebbero parecchi finanziamenti. Noi avevamo pensato di farla sulla fiscalizzazione regionale, ovviamente potremmo attivarci solo a partire dall’entrata in vigore dell’autonomia finanziaria, quindi, a legislazione vigente, dobbiamo aspettare il 2013”.

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Fonte: Regioni.it

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