Expo Suisse 2002. Foto Maurizio Montagna 2009

Expo, dopo Expo, che cosa lascerà a Milano ? Se ne discute tantissimo in questi giorni. Renzi, il Presidente del consiglio, immagina “tanti fuochi che diano la scintilla della ripartenza” a partire dal progetto “Italia 2040” per far diventare l’Italia “leader mondiale delle tecnologie per la qualità della vita” con un “centro a livello mondiale che affronti insieme il tema della genomica e dei big data applicati a cancro, nutrizione e tecnologie per la sostenibilità” a cui lavorerebbero 1.600 ricercatori.

Praticamente, la SPECTRE.

A parte le battute, per capire cosa può succedere in concreto e veramente, e anche cosa dovrebbe succedere, vediamo cosa è successo nel mondo alle Esposizioni Universali, alla fine dell’evento. Ci aiuta una mostra fotografica, in corso fino al 20 novembre a Milano.

Nel 2009, subito dopo l’assegnazione dell’ Expo 2015 a Milano, l’Ordine degli Architetti di Milano realizzò in Triennale una rassegna fotografica d’autore e un catalogo per documentare lo stato dei luoghi di cinque Expo europee dopo la fine della esposizione. L’iniziativa ebbe allora un grande successo, e partiva da una considerazione ovvia: imparare dalle esperienze altrui attraverso le immagini e un ciclo di incontri pubblici che raccontavano le cinque Expo trascorse nella testimonianza di chi le aveva organizzate.

Un utile anticipo della vera questione di fondo: la necessità fin dall’inizio di un progetto metropolitano che permettesse un transito governato dalla festosa congestione della fiera planetaria a un’utile infrastruttura per l’intera comunità locale quando non nazionale.

Da sei anni l’Ordine degli Architetti di Milano, come risposta in anticipo ai proclami di Renzi, sostiene che in un Paese normale il destino di un’area gigantesca e di rilevanza pubblica sarebbe dovuto essere incardinato immediatamente su binari certi.

Expo Siviglia 1992. Foto di Claudio Sabatino, 2009
Expo Siviglia 1992. Foto di Claudio Sabatino, 2009

Oggi, sei anni dopo, mostra e catalogo vengono riproposti, attualizzati e arricchiti da nuove testimonianze e valutazioni: agli scatti di Claudio Sabatino (Siviglia), Marco Introini (Lisbona), Claudio Gobbi (Hannover), Maurizio Montagna (Svizzera) e Gabriele Basilico (Saragozza), si aggiungono infatti i reportage di Pierfrancesco Celada (Shanghai), Matteo Cirenei e Marco Menghi (Milano).

Quale sarà la realtà nelle aree espositive al termine dello smontaggio dei padiglioni stranieri? Quale il livello di integrazione urbana? Quale l’impatto visivo e i problemi relativi al riuso delle strutture? Quale l’eredità fisica sul territorio?

Il tema del “dopo Expo” assume quindi un peso e un significato ancor più profondi e stringenti. L’Ordine degli Architetti vuole sollecitare il dibattito pubblico sui alcuni temi importantissimi:
– la destinazione funzionale dell’area,
– il rapporto con la città metropolitana,
– il governo delle decisioni,
– la trasparenza delle procedure di incarico,
– il rapporto tra interesse pubblico e imprenditorialità privata

e altri altrettanto importanti.

Un pre-Expo costosissimo, sporcato dalla corruzione e sempre in emergenza dovrebbe essere convertito in un post-Expo trasparente, condiviso, partecipato, attento alle regole, a partire da procedure concorsuali aperte, inclusive e trasparenti, che individuino le soluzioni progettuali migliori. Partendo da una considerazione ovvia: imparare dalla bruttissima esperienza del ‘pre’ perché il ‘post’ diventi motivo di orgoglio. Bisognava partire nel pre-Expo a fare questo ragionamento, su stimolo della mostra del 2009, ma non è troppo tardi: al di là dei proclami e dei centri di ricerca megagalattici, speriamo che tutto vada come dovrebbe.

SCHEDA EVENTO
Expo dopo Expo
Lo sguardo di 8 fotografi sulle eredità urbane e ambientali di 7 Expo

Luogo
Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano
Via Solferino 17-19
Milano

Periodo mostra
dal 5 al 20 novembre 2015

Orari
lun-ven | 9.00-13.00 e 14.30-17.00
ingresso libero

Per ulteriori informazioni
www.ordinearchitetti.mi.it

 

Nell’immagine di apertura, Expo Suisse 2002. Foto Maurizio Montagna 2009

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