Ddl consumo di suolo

Con l’approvazione da parte delle Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera del testo unificato del disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo e rigenerazione del suolo edificato si registra un importante passo in avanti nel percorso di definizione di un provvedimento di legge capace di spingere la rigenerazione del patrimonio immobiliare italiano, ponendo al tempo stesso le basi di una sana politica ambientale e tutelando il territorio.

“Ci sono stati dei ritardi – ha affermato il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci – ma si tratta di un provvedimento molto atteso e il cui obiettivo è limitare il consumo del territorio che, come affermano i dati dell’Ispra, è di 7 metri al secondo. Un ritmo ormai insostenibile. La legge, inoltre, punta anche ad indirizzare l’edilizia verso interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana, favorendo il costruire sul costruito senza consumare altre aree e puntando su risparmio energetico, sicurezza e qualità”.

I temi su cui incide il testo approvato sono i soliti, ma di fondamentale importanza: rigenerazione e riuso del patrimonio edilizio esistente, un piano per le periferie, lotta all’abusivismo edilizio, stop alle nuove costruzioni (facendo salvi i permessi già rilasciati). Ci soffermiamo sui 3 macro-temi più importanti affrontati nel percorso legislativo:

Consumo di suolo
Nuove regole in arrivo con riferimento a territorio e urbanizzazione: fino all’adozione di un decreto “ad hoc” da parte del Ministero delle Politiche agricole il consumo di suolo sarà possibile solo per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione delle amministrazioni aggiudicatrici e per le opere della Legge obiettivo considerate prioritarie. Nel periodo successivo il consumo non potrà essere superiore al 50% della media di consumo di suolo di ciascuna Regione nei cinque anni precedenti.

Elemento importante da sottolineare: chi ha ottenuto un titolo abilitativo prima dell’entrata in vigore della nuova legge potrà costruire sul suolo inedificato.

Oneri di urbanizzazione: l’obiettivo è tutelare il suolo
I proventi derivanti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione o dalle sanzioni per gli interventi eseguiti in difformità dal titolo abilitativo saranno utilizzati solo ed esclusivamente a beneficio delle operazioni di riqualificazione. Oggi, infatti, i Comuni possono destinare il 50% di tali introiti al pagamento delle spese correnti. Una volta entrata in vigore la nuova legge tali fondi potranno essere utilizzati in via esclusiva sulle seguenti attività:
– opere di urbanizzazione primaria e secondaria;
– risanamento di complessi edilizi compresi nei centri storici; interventi di riuso e di rigenerazione, demolizione di costruzioni abusive;
– interventi di tutela e riqualificazione dell’ambiente e del paesaggio;
– realizzazione di aree verdi;
– prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e sismico;
– interventi per favorire l’insediamento di attività di agricoltura in ambito urbano attuati dai soggetti pubblici;
– tutela e riqualificazione del patrimonio rurale pubblico.

Riqualificazione periferie
Entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge sul consumo di suolo, il Governo dovrà adottare decreti legislativi idonei a redigere procedure semplificate per la rigenerazione della aree urbane periferiche degradate da un punto di vista urbanistico, socioeconomico e ambientale. I progetti dovranno essere basati su standard elevati di qualità ambientale attraverso l’indicazione di precisi obiettivi prestazionali degli edifici. Dovrà essere assicurata la qualità architettonica degli interventi attraverso il ricorso a bandi e concorsi rivolti agli architetti.

Per comprendere il tormentato e lungo percorso del disegno di legge consulta l’articolo Ddl consumo di suolo, il famigerato: si riparte e ci si riprova.

Le reazioni
Commenti positivi sul disegno di legge sono arrivati dal presidente del CNAPPC, Leopoldo Freyrie: “Questo ddl e la Riforma costituzionale appena votata dal Senato che, come auspicato dagli architetti italiani, attribuisce la materia relativa al governo del territorio alla competenza esclusiva dello Stato, ci fanno ben sperare che si possa procedere all’approvazione di una legge nazionale sul governo del territorio che sia veramente innovativa e che punti alla rigenerazione urbana sostenibile”. “Ora – spiega il numero uno degli Architetti italiani – ci aspettiamo un iter di approvazione rapido per porre le basi di una sana politica ambientale che finalmente valorizzi le potenzialità della rigenerazione urbana, anche dal punto di vista dello sviluppo, e che salvaguardi veramente i paesaggi italiani”.

“Il provvedimento però dovrebbe avere più coraggio e prevedere strumenti operativi che consentano di realizzare interventi di vera rigenerazione urbana” afferma invece Claudio De Albertis dell’ANCE, reputando necessarie leve fiscali idonee a promuovere la sostituzione edilizia e l’efficientamento energetico.

Per le dichiarazioni in materia del presidente di OICE rimandiamo alla lettura dell’articolo Consumo del suolo: la chiave nel processo di rigenerazione urbana su Ediliziaurbanistica.it.

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