Redditi dei professionisti tecnici: una Caporetto che vale -62%

Una vera e propria Caporetto quella dipinta dal rapporto commissionato dall’Adepp, l’associazione che riunisce le casse di previdenza private, al Censis per valutare l’andamento dei redditi dei professionisti. Se il dato generale è già di per sé disastroso con un dimezzamento degli introiti, quello dei redditi dei professionisti tecnici è, se possibile, ancora più desolante.

Secondo la ricerca del Censis, infatti, tra ingegneri, architetti, geometri, geologi e periti industriali il calo dei ricavi si attesta al -62,7%, mentre solo il 12% degli intervistati dichiara che quest’anno il proprio guadagno è aumentato.

Dal rapporto, presentato martedì scorso, emerge che a soffrire maggiormente la crisi dei guadagni sono stati i tecnici con più di 55 anni di età, come a dire che in questi frangenti nemmeno un’esperienza di 20 o 30 anni è riuscita a bloccare l’emorragia degli introiti provenienti da incarichi e commesse.

Professionisti a due velocità. Il rapporto Adepp evidenzia anche la scarsissima propensione dei tecnici a operare all’estero. Secondo i dati raccolti su un campione di oltre 1.600 soggetti intervistati risulta che solo il 10% possiede rapporti professionali fuori dai confini nazionali, mentre quasi l’85% opera nell’ambito della propria città o della propria Regione di residenza.

Significativo il fatto che per quasi la metà di coloro che lavorano solo in Italia il reddito è diminuito, mentre oltre un terzo dei professionisti che ha avuto contatti con l’estero ha visto incrementato il proprio fatturato.

Altro indicatore interessante è la modesta presenza dei professionisti sul web. Solo 3 su 10 degli intervistati ha dichiarato di possedere un sito internet per promuovere la propria attività che si basa, per la maggior parte, sul classico meccanismo del passaparola.

Da soli è meglio? Sembrerebbe pensarla così la maggioranza dei professionisti che ha partecipato al rilevamento del Censis. Tre quarti del campione, infatti, svolge la propria attività lavorativa in forma individuale. Non solo: il 38,1% di chi svolgeva attività insieme ad altri oggi esercita in forma singola.

Alla presentazione dei dati era presente il Ministro del lavoro, Giuliano Poletti, il quale si è subito detto disposto a intavolare una discussione su questo tema. “Sarebbe autolesionista non fare subito un tavolo di confronto sui professionisti”, ha detto il responsabile del welfare riferendosi a un comparto, quello delle libere professioni, che vale il 15% di PIL.

“Noi stiamo lavorando ad un Jobs Act del lavoro autonomo, ha concluso Poletti. “Dobbiamo andare velocemente ma con uno sguardo lungo. Le parole da tenere presente sono Efficienza, Efficacia e Coesione sociale”.

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