Jobs Act Autonomi: interessi di mora anche per i professionisti tecnici

Prosegue la nostra analisi della Legge di Stabilità 2016 e del suo collegato, già ribattezzato Jobs Act Autonomi, sui temi specificatamente fiscali e previdenziali di interesse per i professionisti tecnici. Dopo una prima ricognizione dei contenuti generali che si possono leggere in questo articolo, oggi esaminiamo nel dettaglio la norma che tutela i lavoratori autonomi dal rischio (concreto) dei ritardati pagamenti.

Da quando il Jobs Act Autonomi entrerà in vigore, presumibilmente prima di Natale, le fatture inviate dai professionisti tecnici e non pagate entro 30 giorni dall’invio saranno incrementate, in maniera automatica, degli interessi di mora.

Il collegato alla Legge di Stabilità 2016, in sostanza, chiarisce che l’applicazione degli interessi di mora per il ritardato pagamento delle fatture avverrà anche nel caso di contratti tra lavoratori autonomi e tra imprese e lavoratori autonomi, così come stabilito dal decreto legislativo n. 231/2002.

Ma nel testo del Jobs Act Autonomi ci sono anche altre misure collegate di estremo interesse per la professione tecnica e che vanno a costituire un nucleo di tutele finora mai viste per il libero professionista.

Di cosa si tratta? Anzitutto vengono messe “nero su bianco” le c.d. clausole abusive che troppo spesso un certo tipo di committenza pretende siano inserite nel contratto stipulato con il professionista.

Si vieta, dunque, l’inserimento di condizioni svantaggiose per il lavoratore autonomo, come l’accettazione del pagamento dilazionato oltre il termine massimo dei 60 giorni o la possibilità di cambiamento dei contenuti del contratto in modo unilaterale da parte del committente, anche in caso di recesso, senza che vi sia stato un congruo preavviso.

Le novità del Jobs Act Autonomi non si fermano qui. Viene anche previsto che il committente non possa rifiutarsi di stilare il contratto in forma scritta.

Rientrano nell’alveo di queste tutele non solo i liberi professionisti iscritti agli ordini e ai collegi territoriali (tecnici compresi), ma anche i lavoratori iscritti alla gestione previdenziale INPS separata e i collaboratori.

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