Casse dei Professionisti: usciamo dall'elenco Istat
Casse dei Professionisti: usciamo dall'elenco Istat

Le Casse dei Professionisti chiedono di essere escluse dall’elenco Istat relativo all’applicazione delle disposizioni in materia di finanza pubblica per il 2011 e per il 2012. Esistono, infatti, norme specifiche che tutelano l’autonomia delle Casse. Tar Lazio e Ufficio Bilancio del Senato condividono le perplessità delle Casse. È atteso per il 23 marzo il pronunciamento del Consiglio di Stato.

 

Andrea Camporese, presidente dell’Adepp (Associazione delle casse di previdenza privatizzate), punta il dito contro una norma inserita nel decreto fiscale (decreto legge n. 16/2012), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo.
Più precisamente, il comma 7 dell’articolo 5 stabilisce che “ai fini dell’applicazione delle disposizioni in materia di finanza pubblica”, per amministrazioni pubbliche si intendono gli enti e i soggetti inseriti nell’elenco Istat per il 2011 e per il 2012.
Sulla relazione che spiega il decreto fiscale è scrittoche il comma 7 ha lo scopo di ”chiarire il rapporto funzionale che intercorre fra le attività di elencazione di enti e soggetti a fini statistici da parte di Istat e le manovre di finanza pubblica che riflettono i loro effetti anche su tali enti e soggetti”.
Per l’Adepp, la norma è “generica e di dubbia interpretazione”.
Dunque, le casse previdenziali dei professionisti non ci stanno ad essere inserite nell’elenco Istat, vogliono uscirne perchè si considerano enti non pubblici, ma privati. “Se viene deciso per esempio un taglio ai dipendenti pubblici, dobbiamo tagliare anche i dipendenti delle casse? Per quanto ci riguarda chiederemo uno specifico chiarimento del comma 7”, annuncia Camporese che definisce la norma.

 

Tar Lazio e Ufficio Bilancio del Senato condividono le perplessità delle Casse
Il Tar Lazio ha affermato l’illegittimità dell’inserimento delle casse di previdenza dei professionisti nell’elenco Istat. Sulla questione è atteso per il 23 marzo il pronunciamento del Consiglio di Stato.
Infine, la norma ha suscitato perplessità anche al Senato, presso l’ufficio Bilancio, secondo cui “andrebbe chiarito l’ambito applicativo della norma, in quanto la definizione ‘in materia di finanza pubblica’ appare essere di contenuto generico e potrebbe dare luogo a dubbi interpretativi rispetto alle tipologie di disposizioni che, trattando di finanza pubblica, devono essere applicate agli enti e soggetti interessati”.

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