L’hanno chiamata “rivoluzione”. Ma in cosa consiste? Il Consiglio di amministrazione di Inarcassa ha varato una  riforma che consentirà ai professionisti di partecipare alle gare anche quando hanno qualche contributo arretrato…  per 4 mesi!

L’irregolarità grave, oltre la quale non si può partecipare ai bandi, passerà da 100 a 1.500 euro.
Sarà allungato il tempo di validità del certificato di regolarità, da 90 a 120 giorni, periodo nel quale il professionista è al riparo dai richiami delle amministrazioni e può partecipare alle gare o incassare i pagamenti. Per quattro mesi architetti e ingegneri saranno così al riparo da rimostranze. 4 mesi.
Sarà concesso più tempo, almeno due settimane (due settimane!), anche per ripianare le irregolarità (adesso sono solo sette giorni).

Alla fine dei rinnovati periodi di “limbo”, arriverà di nuovo l’inferno. Cambia quindi poco, tenuto conto che in un periodo come questo respirare per 4 mesi pensando che alla fine del quarto mese siamo d’accapo non serve a molto.

Detto questo, ricordiamo anche che Inarcassa  a consuntivo 2014 ha in bilancio poco meno di 800 milioni di crediti verso i professionisti. Andrebbe studiata una riforma che adegua i contributi ai nuovi tempi, cambiati dopo la crisi. Non è pensabile chiudere gli occhi di fronte al fatto che, eccetto gli studi che lavorano e fatturano molto, vale a dire i big, c’è un mare di professionisti che si trovano in gravi difficoltà: non si può mantenere lo stesso livello di tassazione. E sono contribuenti di Inarcassa.

“Si cercherà” di pesare l’importanza dei diversi inadempimenti. I mancati versamenti sui contributi minimi dell’anno, per esempio, non saranno considerati gravi. Questa è una cosa giusta. Rimane da capire quale grado di certezza ci può dare sulla questione quel “si cercherà”.

Al momento, l’ente dichiara l’irregolarità quando il debito supera il muro dei 100 euro. A quel punto, di fatto, s’impedisce al professionista di prendere la commessa. La nuova soglia potrà essere oggetto di valutazioni fino all’ultimo momento della discussione prima del varo della riforma, e il tetto di riferimento che verrà stabilito sarà aggiornabile anno per anno. Sotto il limite stabilito, l’irregolarità sarà lieve. Si tratta di una riforma di carattere tecnico, per la quale il Consiglio di amministrazione può non interpellare il Comitato nazionale dei delegati.

L’irregolarità contributiva, insieme alle sanzioni, è uno dei temi più sentiti dagli iscritti e sui quali il nuovo presidente di Inarcassa Giuseppe Santoro ha insistito molto in campagna elettorale. Ora “sta cercando” di dimostrare di non aver raccontato frottole.

Sarà necessario valutare se l’arretrato sia frutto di una dimenticanza o di condotta insistita e recidiva. Tali valutazioni concorreranno a definire una strada per il rilascio della regolarità contributiva.
Ma, bisogna aggiungere, se uno i soldi non li ha, non li ha. Può anche non essere una dimenticanza, e può essere una condotta recidiva perchè i soldi mancano proprio. E allora come si fa? Si continua a “perseguitare” l’iscritto per poter dire di aver fatto il proprio dovere come Cassa previdenziale? Si è ridotto a questo il lavoro di Inarcassa.
Se la Gestione previdenziale deve garantirci la pensione, vuol dire che deve garantirci il futuro, ma garantirci il futuro non significa rovinarci il presente. Si tratta del nostro presente e del nostro futuro, dunque la rappresentatività dei professionisti dentro a Inarcassa tanto sventolata alle ultime elezioni deve avere un’importanza vera, non solo di facciata.

Le soluzioni non vanno calate dall’alto, come questa dell’innalzamento del tetto di irregolarità, ma prese insieme ai professionisti, che tutti i giorni “cercano” di lavorare. Ma loro cercano davvero.

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1 COMMENTO

  1. Ritengo sia veramente anacronistico il rapporto di Inarcassa con i suoi associati e soprattutto vessatorio ed iniquo considerato il grave momento di crisi. Spero che questo rapporto cambi in una direzione più equilibrata e giusta . Vorrei ad esempio suggerire di modificare la regolarità contributiva consentendo all’ associato che per dichiarati problemi economici non riesce ad esser5e in regola, di aquisire comunque le commesse versando obbligatoriamente una quota a sanatoria (incarichi puibblici e privati) mi sembra una idea banale che potrebbe aiutarci molto. ma se nessuno ci arriva deduco che non ci sia intenzione di aiutare gli associati. Forse i dirigenti dell’ ente sono li per fare altro rispetto ai nostri interessi.

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