Riqualificazione urbana

L’edilizia urbana verso una svolta? Una possibilità concreta che ha preso alloggio in questi giorni anche in una proposta stilata da Consiglio Nazionale degli Architetti e Legambiente: un documento con le proposte da inserire nella Legge di Stabilità di prossima stesura con precipuo riferimento alle tematica della riqualificazione edilizia.

“Se abbattiamo gli oneri concessori che oggi si pagano due volte e convogliamo gli incentivi al risparmio energetico anche ad operazioni di riqualificazione su scala urbana, allora il mercato della sostituzione edilizia stavolta può partire davvero”. Ad effettuare tale esternazione è Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale Architetti, uno principali estensori del documento programmatico (appena consegnato al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio).

“La demolizione e ricostruzione – prosegue Freyrie – è una tipologia edilizia che non esiste e farla è impossibile: basti pensare che bisogna ottenere due permessi, uno per demolire, l’altro per costruire, pagando due volte gli oneri pagati già in origine e incontrando una serie di fortissime limitazioni sul piano urbanistico per edifici considerati di nuova costruzione. Tutto questo impedisce la trasformazione delle nostre città in una chiave di architettura contemporanea e di maggiore efficienza energetica”.

Il documento firmato congiuntamente da Architetti e Legambiente rammenta inoltre l’esistenza di “oltre 6 milioni di edifici e 24 milioni di persone che vivono in zone ad alto rischio sismico, 1,2 milioni di edifici e 5 milioni e mezzo che vivono in zone a grave rischio idrogeologico, il 55% degli edifici italiani ha oltre 40 anni di vita, il 75% nelle città”. Senza dimenticare “4,6 milioni di abusi edilizi, 450mila edifici illegali e 1,7 milioni di alloggi illegali” e che “il 35% dell’energia consumata in Italia è per gli edifici”.

Tra le proposte al vaglio c’è la già citata graduazione dei crediti di imposta Irpef 50% e 65% in funzione del risparmio energetico effettivamente ottenuto (leggi in proposito l’articolo Ecobonus graduato sui risultati di efficienza energetica? Le possibili novità) oltre a specifici incentivi per gli interventi su edifici condominiali, l’utilizzo dei titoli di efficienza energetica in favore di imprese che realizzano l’efficientamento energetico di ampie porzioni di patrimonio edilizio ed un quadro normativo più favorevole alla demolizione e ricostruzione.

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Insomma, anche architetti e ambientalisti si pongono nell’ampia falange di figure (professionali e politiche) che vorrebbero la sostituzione edilizia in cima alle priorità da rilanciare, anche con incentivi fiscali, nell’ambito del business edilizio: un tema che potrebbe continuare a farsi strada anche in cima alle priorità delineate dal Governo (ora in piena azione, con la stabilizzazione degli incentivi per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche ormai certa). Ampie convergenze su quella che viene definita “nuova edilizia”, il cambio di prospettiva reso necessario dalla congiuntura e dalla realtà delle cose. Le priorità (ripetute per l’ennesima volta, ma ce n’è sempre bisogno): demolizione e ricostruzione, risparmio e l’efficienza energetica, riqualificazione urbana a 360 gradi.

Il contributo  di costruzione dopo il “Decreto Sblocca Italia”

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Il recente Decreto Sblocca Italia (legge n. 164/2014) ha apportato sostanziali modifiche anche alle regole per il calcolo del contributo di costruzione, di cui agli articoli 16, 17, 18 e 19 del d.P.R. n. 380/2001 (Testo unico dell'edilizia).

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