Il progettista e la burocrazia: una lotta come quella di Teseo contro il Minotauro

Lo aveva già segnalato su queste pagine a luglio dello scorso anno il nostro blogger Francesco Davino, illustrando le novità dei moduli edilizi unificati per il rilascio del permesso di costruire e per la segnalazione certificata di inizio attività. Oggi vogliamo ribadire un concetto già assimilato dagli addetti ai lavori, ma forse non da tutti i cittadini.

La novità dei moduli edilizi unificati, voluti dal Governo, ratificati dalla Conferenza unificata Stato Regioni e applicata dai Comuni italiani è stata senz’altro una semplificazione ma, certamente, non una rivoluzione.

Perché questo? Facciamo un passo indietro e focalizziamo la nostra attenzione sulle motivazioni che hanno portato alla realizzazione dei moduli unificati per CILA, CIL, SCIA, permesso di costruire. Prima dell’avvento di questa armonizzazione, il progettista doveva misurarsi con un vero e proprio “mostro del labirinto”, come il leggendario Minotauro in agguato nelle buie profondità del labirinto del Palazzo di Cnosso.

Il labirinto, in questo caso, era rappresentato dal coacervo (spesso irrazionale) di norme nazionali, regionali e giù giù, fino ai regolamenti edilizi comunali. Quello che serviva in un Comune era inutile in un altro e viceversa. L’interpretazione di una norma nel Comune X era diversa da quella di un altro Comune Y, magari nella stessa Provincia. Risultato: il progettista, ancora prima di mettere mano alla compilazione della domanda per il rilascio di un titolo edilizio era costretto a fare “il giro delle 7 chiese” per parlare con lo sportello unico e informarsi a “quale” interpretazione dovesse adeguarsi per la richiesta e su “quale” modulo la dovesse compilare. Praticamente, Babele.

Alla base di questo impasse si trova l’articolo 117 della nostra Costituzione che stabilisce come la competenza della materia è concorrente tra Stato e Regioni. Piani regolatori e regolamenti edilizi a livello comunale, poi, contribuiscono a creare un vero e proprio caos burocratico.

L’armonizzazione in tutta Italia dei moduli edilizi unificati, quindi, va nella giusta direzione, poiché costringe i Comuni a fornire a tutti i progettisti un modulo coerente dalla Sicilia al Veneto per il rilascio delle diverse autorizzazioni ma … c’è sempre un ma, purtroppo.

Possiamo infatti parlare di semplificazione, ma certamente non siamo ancora davanti a un cambio di registro. Questo, semplicemente perché le discipline edilizie, a differenza dei moduli, non sono state cambiate; ragione per cui ogni Regione recependo i moduli unificati li ha comunque cambiati, introducendo richiami alle proprie specifiche leggi regionali. Probabilmente non si poteva fare altrimenti e siamo consapevoli che il territorio italiano è talmente variegato da rendere oltremodo complicato un’armonizzazione globale delle norme edilizie in poco tempo… resta però il sottile rammarico che la strada per la vera rivoluzione in edilizia sia ancora tutta da percorrere.

Per arrivare a tanto probabilmente dovremo aspettare la genesi del regolamento edilizio tipo, al quale però ancora si sta lavorando.

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