Linee guida classificazione sismica

Un sistema di catalogazione dei fabbricati che consentirà di fotografare immediatamente qual è il grado di rischio in caso di terremoto: per rendere ciò in maniera immediata sarà utilizzato un sistema di classificazione tramite lettere (dalla A alla F) sulla stessa linea tematica che informa già da tempo la disciplina della certificazione energetica.

Sono questi i contrafforti centrali che sorreggono le nuove linee guida per la classificazione sismica degli edifici, tracciate in questi mesi da un team di esperti tecnici sotto l’egida del ministero delle Infrastrutture (con il prezioso contributo di ISI, Ingegneria sismica italiana, l’associazione che riunisce i diversi attori che operano nel settore del contrasto ai terremoti nel nostro paese). Il lavoro è ora terminato e la bozza contenente le linee guida è praticamente pronta per attraversare il cammino verso la pubblicazione. Ma un bivio rilevante si apre per le prossime settimane: una biforcazione da attraversare che potrebbe modificare sensibilmente il grado di importanza delle linee guida stesse all’interno dell’ordinamento. Queste ultime potrebbero infatti essere ordinariamente utilizzate come un semplice strumento tecnico volontario idoneo ad indirizzare e supportare i soggetti pubblici e privati a fare valutazioni sul proprio patrimonio. Ma esiste una seconda, interessantissima possibilità sul tavolo del ministro Graziano Delrio: l’idea (virtuosa ed ambiziosa al tempo stesso) è quella di connettere le linee guida con gli incentivi fiscali per le operazioni di miglioramento antisismico.

Il legame con il meccanismo di incentivazione potrebbe essere il reale innesco virtuoso per fare il salto di qualità in materia antisismica nel nostro paese. Come afferma il presidente di ISI, Luca Ferrari, “il contributo potrebbe essere rilasciato qualora i lavori di miglioramento sismico permettano al fabbricato di migliorare almeno di una classe. Tra le ulteriori conseguenze positive della classificazione appaiono evidenti le possibilità di effettuare scelte razionali tra i vari interventi di miglioramento sismico, che permetterebbero cambiamenti di classe, di avere una base razionale per la stima del premio assicurativo e di quantificare l’aumento di valore dell’immobile a seguito di un intervento di miglioramento”.

Le linee guida edificano 6 classi di rischio ben definite, dalla A alla F. Ad illustrarne la struttura è Pietro Baratono, provveditore alle Opere pubbliche in Lombardia ed Emilia Romagna e coordinatore del gruppo di lavoro che ha tracciato le linee guida: “In termini molto semplificati, la classificazione serve a definire quando un edificio ha un rischio sismico più elevato, in funzione della sua capacità di non danneggiarsi troppo nel corso di un terremoto”.

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Tutto nasce dalla questione delle detrazioni fiscali, vista l’esigenza di creare una strumentazione tecnica in grado di consentire la misurazione dei miglioramenti antisismici: “All’inizio era quello il tema principale – prosegue Baratono -, ma poi ci siamo resi conto che gli utilizzi potevano essere molti altri. La classificazione può essere uno strumento che consentirà di aiutare a mitigare il rischio di un patrimonio edilizio vulnerabile, risparmiando i 3 miliardi all’anno che lo Stato paga per il ripristino dopo eventi calamitosi”.

Progetti svolti in materia di strutture antisismiche

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