Le 4 contestazioni del Fisco più comuni ai professionisti

Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo di possibili contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate ai professionisti che non hanno, secondo il Fisco, compilato correttamente la propria dichiarazione.

In particolare, sono quattro le contestazioni più comuni che l’autorità tributaria ha presentato ai liberi professionisti e che riassumiamo qui sotto brevemente.

Abuso di diritto

Semplificando al massimo, si chiama Abuso di diritto qualsiasi attività che, pur rientrando formalmente nel rispetto della legge, ne distorce in realtà il significato finale sostanziale. Un caso comune di abuso di diritto che il Fisco può contestare a un libero professionista è, per esempio, l’intestazione di un bene mobile o immobile a un famigliare che lo acquisisce in leasing e che poi lo gira al professionista dietro il pagamento di un canone di locazione. In questo caso specifico, ha sottolineato la Cassazione in una sentenza del 2013, si configura un abuso di diritto, poiché si portano in deduzione i più vantaggiosi canoni di locazione, anziché quelli propri del leasing.

Spese deducibili

La deducibilità delle spese per l’esercizio della propria professione dalla dichiarazione dei redditi è un diritto sacrosanto; ma se tali spese provengono dall’acquisto da parte del professionista di servizi o beni forniti da una società a lui riconducibile, allora l’Agenzia delle Entrate può legittimamente rifiutare di accettare tali voci a detrazione dell’imponibile.

Canone locazione sede

Collegata alla precedente, anche questa contestazione è piuttosto comune. In sostanza il professionista porta in detrazione i canoni di locazione di un immobile che però appartiene o a un proprio famigliare o a una società ricollegabile al professionista stesso.

Compensi dichiarati

È un comportamento manifestatamente antieconomico, e quindi passibile di contestazione da parte delle autorità tributarie, dichiarare compensi nulli o eccessivamente bassi rispetto a compiti che richiedono un certo grado di impegno. È un classico: l’importo percepito e dichiarato devono essere congrui con la gravosità dell’incarico svolto.

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