Distanze in edilizia

Regime delle distanze tra edifici: entro quali margini applicativi rientrano, a questo riguardo, le tettoie? Per rispondere a tale interrogativo è necessario introdurre un concetto di rilievo, la vera e propria chiave di volta capace di rendere più chiara la disciplina: si tratta della nozione di amovibilità. Alcuni regolamenti edilizi comunali infatti fissano le distanze previste tra gli edifici in caso di costruzioni stabilendo minimi non derogabili. Qualora però ci si riferisca a manufatti “facilmente amovibili”, come per esempio gazebo o pergolati, tali distanze vengono ridotte in maniera rilevante, nelle misure previste dal codice civile.

In tale direzione risulta pertanto molto importante capire se il manufatto rappresentato dalla tettoia possa essere annoverato all’interno della categoria dei manufatti facilmente amovibili: la risposta a tale domanda assume infatti rilievo ai fini di un vincolo più leggero sulle distanze in edilizia.

La risposta della giurisprudenza prevalente in questo senso è negativa, nel senso che la tettoia non possiede le caratteristiche della amovibilità: ciò poiché quest’ultima, essendo normalmente ancorata all’edificio e non possedendo le qualità di precarietà e temporaneità, non sembra poter rientrare nei margini tracciati dalla giurisprudenza stessa.

Leggi anche l’articolo Realizzazione di una tettoia, non illudetevi: serve il permesso di costruire.

Per comprendere meglio tale principio è necessario fare luce sulle ragioni di tale orientamento della giurisprudenza amministrativa,  posto in relazione con la necessità o meno di un preventivo rilascio da parte dell’amministrazione di un titolo edilizio che abiliti alla costruzione. Tale titolo viene di solito considerato suprefluo nel caso in cui l’intervento edilizio in questione sia caratterizzato dai requisiti della precarietà, temporaneità e facile rimovibilità.

Temporaneità della destinazione d’uso, carattere stagionale e agevole rimozione della strutture: queste le caratteristiche fondamentali per definire un’opera edilizia connotata dalla precarietà. Per saperne di più leggi l’articolo Opere edilizie precarie: tre cose essenziali da sapere.

La costruzione di una tettoia non può quindi usufruire del regime meno severo con riferimento alle distanze in edilizia.

A corollario di ciò, giova richiamare l’orientamento giurisprudenziale secondo cui non possono comunque essere considerati manufatti destinati a soddisfare esigenze meramente temporanee quelli destinati a un’utilizzazione perdurante nel tempo (come afferma Consiglio di Stato, Sezione VI, 12 febbraio 2011, n. 986).

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