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Bellicini (CRESME) e Ferrari (Building Smart Italia): BIM e openBIM prima che una moda, siano cultura

Bellicini (CRESME) e Ferrari (ISI): BIM e openBIM prima che una moda, siano cultura

Recentemente è stato rinnovato il consiglio direttivo del capitolo nazionale di Building Smart Italia, che ha, tra i suoi compiti, quello di definire gli standard dell’OpenBIM. Della squadra appena rinnovata fanno parte l’arch. Lorenzo Bellicini del CRESME e l’ing. Luca Ferrari vice presidente di Building Smart Italia.

Chi ci segue, sa che il tema del Building Information Modeling è sempre stato centrale nelle pagine del nostro quotidiano. L’occasione del cambio della guardia ai vertici del Building Smart Italia è così un’opportunità importante per comprendere meglio come si intende procedere nel nostro Paese per diffondere l’impiego del BIM nella progettazione sia nell’ambito pubblico che privato.

Ma attenzione. Come ha detto Ferrari in occasione del BIM Summit di marzo, occorre che gli operatori facciano attenzione ai venditori di fumo, e sappiano scegliere le soluzioni BIM da chi è effettivamente un esperto nel settore e non un parvenù improvvisato.

E lo stesso concetto lo esprime anche il direttore del CRESME, Lorenzo Bellicini, che mette in guardia sul fatto che, oggi, il BIM è diventato una moda, ma ancora manca un vero mercato.

OpenBIM: chi e’ costui?

Mauro Ferrarini. Ing. Ferrari, parliamo di OpenBIM: spiega ai nostri lettori cosa significa esattamente?

Luca Ferrari. Per capire cosa esattamente significa OpenBIM è necessario parlare della missione tecnica, se cosi possiamo definirla, di Building Smart International, cioè quella dello sviluppo del formato file IFC (Industrial Foundation Classes). IFC è un formato file aperto e indipendente dalle case produttrici di software e la sua funzione è quella di produrre dati interoperabili che rendono possibile la condivisione dei modelli e delle informazioni tra i software specifici di ciascuna disciplina costituente la filiera delle costruzioni. Open BIM significa poter comunicare il proprio progetto e tutti i dati in esso presenti, senza perdita qualitativa, realizzando un approccio universale per la collaborazione durante le fasi di progettazione, realizzazione e messa in esercizio degli edifici, basato su standard e flussi di lavoro aperti.

Building Smart Italia: quale strategia?

Mauro Ferrarini. Il rinnovato consiglio del Building Smart Italia, di cui lei è vicepresidente, ha tra i suoi compiti, quello di lavorare per definire gli standard OpenBIM. Qual è oggi lo stato dell’arte nel nostro Paese e con chi e come collaborate all’estero?

Luca Ferrari. Il BIM nel nostro Paese è “prima dell’inizio”, stiamo lavorando per diffondere la cultura del BIM consapevoli che non sarà una partita semplice e che gli ostacoli da superare saranno molti. Abbiamo però la possibilità di guardare ad altri Paesi europei che hanno già intrapreso la strada verso il BIM.

Con il nuovo Consiglio di Building Smart Italia abbiamo l’obiettivo di cercare di replicare quanto fatto dai capitoli locali di Building Smart in quei paesi dove il BIM sta dimostrando di essere un dato di fatto e sta portando vantaggi notevoli a tutta la filiera. Ci siamo messi subito al lavoro, infatti nei giorni scorsi il prof. Stefano Della Torre, Direttore del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, e presidente di Builiding Smart Italia, ha partecipato al meeting internazionale di Building Smart International di Parigi, nel quale si sono stabilite le prime relazioni del nuovo Consiglio con gli altri rappresentanti dei capitoli dei vari Paesi.

Sicuramente il punto di riferimento è la Gran Bretagna il cui governo, nel 2011, ha costituito il BIM Task Group per dare una svolta fondamentale allo sviluppo del BIM in quel paese. Le ragioni che hanno portato a formare questo gruppo di lavoro sono duplici: la prima riguarda la qualità e i benefici economici che l’adozione del BIM ha portato e porterà sia agli edifici pubblici sia all’edilizia privata e al mondo delle infrastrutture, la seconda è di politica industriale; grazie all’adozione del BIM oggi i soggetti della filiera britannica in particolare i general contractor e le società di engineering hanno raggiunto un livello di competitività tale per cui è permesso loro di aggiudicarsi gare in tutto il mondo ed è quello a cui noi puntiamo in Italia.

Il BIM e la resistenza di mandarini e boiardi

Mauro Ferrarini. Arch. Bellicini, tra gli obiettivi principali di Building Smart Italia vi è quello di porsi quale interlocutore privilegiato per il Governo per l’adozione di politiche che favoriscano la diffusione del BIM anche in Italia. L’impressione, però, è che ci sia ben più di una generica “resistenza” nel nostro Paese all’introduzione del BIM negli appalti. Qual è, a proposito, la sua impressione?

Lorenzo Bellicini. L’introduzione del BIM rappresenta un cambiamento molto importante per il settore delle costruzioni, in grado di rivoluzionare i comportamenti dell’intera filiera degli attori che vi agiscono.

La fase di transizione non sarà semplice, nemmeno nei paesi come il Regno Unito, dove la decisione di imboccare la strada dell’innovazione è già stata presa con forte convinzione dal Governo, mentre strategie di approccio più morbide, pur importanti, sembrano caratterizzare Francia e Germania, con modelli diversi tra loro.

Potremmo dire che ognuno dei diversi paesi sta cercando la sua strada per il BIM  e che questa è una strada già tracciata, ma non facile da percorrere. I cambiamenti importanti richiedono fasi di transizioni che possono essere complesse.

In casa nostra, non è certo una sorpresa, le cose, per ora, sono oggettivamente più indietro ma è anche vero che  le sensibilità stanno crescendo. Credo che in questo momento la cosa più importante sia raccontare esperienze e far crescere la cultura. Non c’è solo resistenza, c’è mancanza di conoscenza.

D’altro lato potremmo quasi dire che il BIM sta diventando di moda, senza che ancora ci sia un vero mercato, e questo produce comunque squilibri. La consapevolezza che il BIM potrebbe portare ‘aria pulita’ nel settore delle costruzioni delle imprese sane penso sia un elemento di rilievo per il suo successo. D’altro lato la crescita del BIM è per forza di cose legata alla crescita culturale delle stazioni appaltanti.

Mercato dell’edilizia: ci siamo (finalmente!)

Mauro Ferrarini. Quali sono, dalle rilevazioni e dagli studi del CRESME, le previsioni per l’immediato futuro nel settore dell’edilizia? Secondo il suo punto di vista, nella “ricetta” per il rilancio delle costruzioni, oltre alla semplificazione delle procedure edilizie e alle agevolazioni fiscali, quale altro “ingrediente” metterebbe?

Lorenzo Bellicini. Secondo le nostre stima possiamo dire che ci siamo: in sintesi è finito il sesto ciclo edilizio della storia del nostro paese e comincia il settimo. Certo la ripartenza è lenta, il settore è una macchina pesante, caratterizzata da una grande inerzia.

I segnali ci sono: il mercato immobiliare ha chiuso il 2014 in crescita e le aspettative del 2015, nonostante il primo trimestre, sono positive; gli appalti di opere pubbliche sono cresciuti del 56% nel 2014; la vendita di macchine movimento terra è in crescita da cinque trimestri; persino i dati dell’occupazione in alcune parti del Paese danno qualche segnale… insomma i segnali ci sono e ci aspettiamo un 2015 in leggerissima crescita , e un 2016 e 2017 più vivaci.

Va ricordato che i segnali di ripresa vengono dalla riqualificazione del patrimonio esistente (già nel 2013 e 2014) e dalle opere pubbliche (2015). Qualcosa si dovrebbe vedere dal non residenziale privato, e dal 2016 anche dall’edilizia residenziale che dovrebbe finalmente arrestare la sua caduta.

Le  cose da fare sono molte, ne cito due sulle quali forse si pensa poco: la prima riguarda la qualità progettuale delle stazioni appaltanti pubbliche, l’esempio delle scuole è calzante: ci sono le risorse ma mancano i progetti, non solo sono fatti male, mancano proprio. Soprattutto sul piano locale bisogna sostenere la progettazione, riempire i cassetti di idee su cose da fare e progetti seri per cose da fare . Qualcosa su questo piano (qualche fondo di rotazione) si vede ma è ancora poca cosa. Un altro tema importante è quello che riguarda la possibilità di disegnare politiche integrate: è la cosa che sembra più difficile, ma a livello centrale bisognerebbe disegnare strategie in grado di sviluppare quelli che i fondi strutturali europei chiamano “interventi territoriali integrati”. Il campo principale di applicazione è quello della “rigenerazione urbana”, da attuare attraverso progetti di partenariato pubblico e privato diffuso. Qui qualche idea ce l’abbiamo.

Bonus ristrutturazioni: strutturale sì o no?

Mauro Ferrarini. Secondo molti commentatori, tra cui il presidente Squinzi di Confindustria e Lantschner di ClimAbita, rendere strutturali le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni è un’operazione necessaria e da attuare il prima possibile, evitando lo stillicidio, ogni anno, della querelle “rinnovo sì, rinnovo no”. Qual è il suo punto di vista in proposito?

Lorenzo Bellicini. Nel tempo con il nostro lavoro, le nostre proposte e le nostre analisi abbiamo contribuito allo sviluppo di questa politica. Le prime, tanto per dire, risalgono al 1997 e al 1998 e hanno contribuito a dare origine a questa storia. Anche recentemente per l’Ufficio Studi della Camera dei Deputati e per la Commissione Ambiente e Territorio presieduta dall’onorevole Realacci, abbiamo dimostrato i vantaggi degli incentivi fiscali.

E più volte, nel passato, abbiamo sostenuto la necessità di renderli strutturali. Anche se va detto, lo stop and go negli anni più difficili è stato da stimolo ad una anticipazione degli interventi in una fase critica. Oggi il livello della spesa interessato da questi interventi è molto cresciuto, poco meno di 30 miliardi di euro, è quindi un mercato che gli incentivi mantengono stabile, con leggere crescite in previsione.

Si è importante stabilizzarli, ma direi anche di allargarli ad altri aspetti come quello degli interventi antisismici. Avremmo anche bisogno di misurare meglio gli esiti di questi incentivi in particolare quelli inerenti il risparmio energetico. In fondo alzare l’asticella della qualità è la cosa  che serve di più al paese.


Articolo pubblicato il 18/06/2015 in APPALTI EDILIZIA
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