Governo dei “vuoti”, legge urbanistica con articolazione regionale, Ordini professionali non ben allineati al territorio, POS inutile. Sono queste le parole chiave di Anna Buzzacchi, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Venezia. In un veloce ma denso e dritto al punto scambio di battute, abbiamo cercato con lei di mettere a fuoco alcuni dei problemi che attualmente insistono sulla Professione Tecnica, e sugli Architetti.

1) All’interno della Riforma Urbanistica si parla di limitare il consumo di suolo. Il concetto è sacrosanto. Ma non deve essere inteso un dogma. Ultimamente infatti lo si mette davanti a tutto, almeno a parole. Ma spesso non si considera il fatto che alcune costruzioni nuove sono necessarie. Quali sarebbero secondo lei le strategie da adottare?
Non consumo di suolo significa anche riorganizzazione del territorio: per esempio è importante parlare anche di demolizioni e di governo dei “vuoti” o di ricostruzione. A monte ci deve essere, comunque, un progetto di città: concentrata o diffusa che sia.

 

2) Attualmente la normativa sull’utilizzo del territorio è diversa da regione a regione. Questo provoca difficoltà nell’operare a livello nazionale. È corretto dire che la legge urbanistica dovrebbe introdurre norme uguali per tutte le regioni o è un traguardo impossibile perché ognuna di esse ha caratteristiche proprie dal punto di vista territoriale?
Credo che la legge urbanistica nazionale sia utile e necessaria. È naturale che una nuova legge urbanistica nazionale debba presupporre uno sviluppo e un’articolazione attuativa a livello regionale.

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3) Parliamo di professioni. È un momento di transizione per il mercato del lavoro E gli studi professionali rappresentano un banco di prova per il Jobs Act. È sempre necessario tenere presente che al loro interno, e quindi nel contratto nazionale, occorre adottare una moderna regolazione dei rapporti di lavoro e un nuovo assetto del welfare. Redditi minimi, assicurazione obbligatoria, società tra professionisti, riorganizzazione degli Ordini, testo unici: una galassia di problemi. Ma prendiamo in gli Ordini professionali. Fatto salvo che una trasformazione deve esserci, in quale direzione deve andare?
Gli Ordini professionali sono nati come servizio al cittadino e come tali, io credo, che possano ancora svolgere un ruolo: nel dialogo con le pubbliche amministrazioni, nello sviluppo dei programmi di governo del territorio, nella garanzia al cittadino sulla qualità dei servizi, soprattutto oggi in un regime di libera concorrenza. Credo che sia importante che questi servizi vengano resi da una struttura pubblica piuttosto che da una forma associazionistica privata. Gli Ordini dovranno adeguare le loro strutture alle nuove realtà territoriali: per esempio le città metropolitane.

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4) E veniamo infine al POS. Il ddl relativo all’obbligo di dotarsi del POS per pagamenti superiori ai 30 euro a carico dei professionisti verrà presto ritirato e dovrà essere riscritto daccapo. La causa: la mancanza di copertura finanziaria. Secondo lei, il POS obbligatorio è una sciocchezza o, ben regolamentandone l’utilizzo, potrebbe essere un provvedimento davvero utile per combattere l’evasione?
Credo sia un inutile costo dal momento che esistono altri strumenti efficaci per la tracciabilità dei pagamenti.

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