Rinnovo del Comitato dei Delegati di Inarcassa, con elezioni lunghe che con difficoltà hanno indicato i rappresentanti designati ma hanno messo benissimo in evidenza il malcontento: fatto. E adesso? Gli Architetti e gli Ingegneri Liberi professionisti aspettano il nuovo CdA ma per ora c’è solo silenzio sui temi di cui hanno parlato parlato parlato durante la campagna elettorale.

Inzia così l’articolo di Salvo Garofalo, il Presidente di Inarsind, il Sindacato degli Ingegneri e degli Architetti Liberi Professionisti. Il pezzo prosegue con un’analisi del voto, delle problematiche da risolvere e con la proposta di alcuni punti programmatici essenziali, basilari:

“Inarsind non ha partecipato direttamente alla competizione elettorale ma diversi dei sui iscritti sì e questi, dove si sono candidati, nella stragrande maggioranza e a prescindere se schierati o meno, sono stati eletti.

Anche in questa seconda fase il Sindacato non ha nessuna intenzione di proporre ai propri iscritti alcuna collocazione perché una cosa è certa: Inarcassa è l’unico ente dove sono presenti solo ed esclusivamente liberi professionisti e questo per noi è una garanzia assoluta in quanto evidentemente ogni delegato, anche con visioni differenti, sarà portato a fare comunque l’interesse degli iscritti Inarsind.

Detto questo non vogliamo esimerci dal fare qualche considerazione, nella speranza che questa possa essere condivisa e soprattutto possa portare al migliore risultato ottenibile.

Innanzitutto vogliamo tentare una analisi generale del voto per Inarcassa.

C’è stato un significativo ricambio di Inarcassa ma non quanto gli stessi addetti ai lavori si attendevano: negli anni passati la sostituzione dei delegati si è attestata attorno al 30% e quest’anno si è arrivati al 35%. In pratica non c’è stata la rivoluzione che molti si aspettavano, e anche la partecipazione non è stata travolgente: in molte grandi provincie si è dovuto attendere il terzo turno e addirittura a Milano gli architetti non hanno raggiunto il quorum del 20% perdendo i relativi delegati.

Per la prima volta alcuni Ordini di Ingegneri e Architetti sono scesi in campo in modo organizzato ma anche da parte loro non c’è stata la messe di voti che si pensava potessero raccogliere grazie alla forza della loro struttura.

I candidati, durante le elezioni, si sono polarizzati in due aree (una favorevole alla continuità e una per una forte discontinuità) ma circa il 20% dei delegati eletti ha preferito non schierarsi e oggi, a spoglio ultimato, sembra che le due aree contrapposte siano in sostanziale equilibrio con alcune divergenze interne su chi dovrà ricoprire determinati ruoli o su alcune tematiche specifiche che nella fase elettorale erano state messe da parte per evitare divisioni a priori.

Purtroppo il regolamento per l’elezione del CdA consente, come è avvenuto la volta scorsa, di eleggere in blocco un’intera lista senza alcuno spazio per una possibile minoranza quindi la prima cosa che ci auguriamo e che stavolta non ci sia una maggioranza “bulgara” quantomeno per favorire il dialogo.

A favore della democrazia auspichiamo che gli schieramenti che si sono contrapposti in molte provincie oggi si sciolgano per poi riunirsi su specifici punti di programma che possano accomunare più delegati Inarcassa possibili. Fra i punti che Inarsind ritiene particolarmente qualificanti ne voglio citare qualcuno:

– una nuova ridistribuzione del 4% con maggiore vantaggio per chi ha meno di 15 anni di contribuzione e/o non raggiunge i minimi contributivi.;

– una sensibile riduzione delle sanzioni amministrative che tenga conto del periodo di lunga crisi a cui la categoria ha dovuto sottostare;

– una valorizzazione del patrimonio immobiliare vista anche come opportunità “trasparente” di lavoro professionale per gli iscritti e quindi da non affidare a terzi più o meno controllati come Arpinge o i vari fondi o SGR che fanno uscire il patrimonio dalla sfera di controllo del Comitato dei delegati che nella nuova gestione, ci auguriamo, abbiano un ruolo “centrale” nella gestione;

– una seria diminuzione delle spese di funzionamento riducendo il personale, il numero dei delegati nonché le retribuzioni del consiglio di amministrazione, e non occupandosi di attività improprie e/o fuori dallo statuto che comportano dei costi certi e crescenti o rischi significativi (Arpinge, Parching, Inarcheck e Campus Biomedico). Questi risparmi devono essere impiegati per offrire ai colleghi un’assistenza dignitosa in caso di malattia, inabilità, invalidità temporanea o permanente che deve essere necessariamente, al contrario di quel che accade oggi, anche parziale e non riferita ai “gravi eventi” e per reintrodurre una pensione minima certa che non faccia riferimento ai redditi familiari (ISEE) ma guardi alla dignità dell’iscritto;

pagamento del contributo minimo in funzione dell’effettivo reddito prodotto annualmente con la possibilità di riscattare quanto non versato per il raggiungimento del minimo in qualunque periodo anche alla soglia della pensione;

chiusura della Fondazione che non ha raggiunto gli obiettivi prefissati o in subordine profonda revisione dello Statuto al fine di consentire una concreta compartecipazione tra Inarcassa e Sindacati per azioni di promozione e tutela degli interessi della libera professione con attività, visto che il denaro speso è sostanzialmente di Inarcassa (per il 2015 sono stati stanziati oltre 800.000 euro), svolta a favore di tutti gli iscritti a Inarcassa e non ai pochi aderenti alla Fondazione (poco più di 700 nel 2014 con un costo di oltre 1.110 euro per iscritto a carico della collettività);

trasparenza assoluta con tutti i verbali delle adunanze e dei consigli di amministrazione on line nell’area riservata agli iscritti. Studiando la possibilità di trasmettere le riunioni del Comitato dei Delegati in streaming per consentire (a chi lo vuole) una maggiore partecipazione anche attraverso gli strumenti che la rete ci mette a disposizione come ad esempio gli “istant poll”;

miglioramento dei rapporti con gli iscritti a Inarcassa: la cassa deve configurarsi come un ente amico, pronto ad intervenire a supporto dei propri iscritti e non a vessarli soprattutto in questo momento di grave crisi;

– i sistemi di comunicazione tra ente e iscritti devono essere migliorati consentendo a tutti coloro che ne facessero richiesta di gestire direttamente online la propria posizione , rafforzando i nodi periferici a favore di tutti i colleghi che risiedono in provincia, con certezza nelle tempistiche della gestione delle pratiche.

Noi crediamo che chiunque, senza strumentalizzazione, si impegni a portare avanti almeno questi pochi punti programmatici possa trovarsi in una lista comune e siamo certi che, operando in tal modo, avrà la riconoscenza e, se necessario, il supporto di Inarsind ma soprattutto di tutti gli iscritti di Inarcassa, che oggi più che mai hanno bisogno di sostegno, equità, sobrietà e una attenta amministrazione”.

L’articolo di Garofalo non tratta direttamente e a fondo la disfatta di Inarcassa a Milano ma tratta solo indirettamente i motivi che l’hanno causata, cioè tutte le cose che non vanno, che diventano i suoi punti programmatici. Forse però era necessario essere più espliciti, non chiudere iltesto con la speranza vaghissima che “chiunque si impegni a portare avanti almeno questi pochi punti programmatici”, ma mostrarsi più combattivi. Che il Sindacato abbia perso il mordente? Già di speranze di cambiamento ce ne sono poche, se anche il Sindacato si ammorbidisce nel trattare temi così importanti, sentiamo che le speranze scivolano via del tutto.

Rimaniamo con un interrogativo che ci frulla nel cervello: Inarcassa cambierà o continuerà a rimanere quella che rifiuta la revisione del sistema delle sanzioni?

fonte della foto: www.stratolimite.it

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