DDL La Buona Scuola: 40 mln per prevenire il crollo dei solai e non solo
Il DDL La Buona Scuola è oggetto in questi giorni di grande discussione e fermento, sfociato anche nelle varie manifestazioni e scioperi legati alla riorganizzazione sul piano dell’insegnamento e delle assunzioni che esso comporterebbe. Tralasciando questi aspetti, pur importantissimi, ci concentreremo invece su un particolare articolo in esso contenuto, cioè quello relativo all’investimento nella diagnosi degli edifici.

L’art.20 del DDL La Buona Scuola infatti prevede l’autorizzazione di spesa per 40 milioni di euro da destinare alla diagnosi dello stato di soffitti e controsoffitti nelle scuole.

Il Disegno di Legge è in discussione alla Camera e ne è prevista l’approvazione entro metà giugno; se tali date fossero rispettate nei successivi 60 giorni, con decreto del Ministero dell’istruzione, dovrebbero essere previsti i criteri di erogazione dei finanziamenti in modo da poterli poi assegnare entro la fine del 2015: un tempo quindi abbastanza stretto e che lascia alcune perplessità su modalità di assegnazione ed oggetto delle diagnosi.

Innanzitutto l’oggetto: nell’art. 20 si parla di diagnosi dei “solai”in una prima stesura del DDL La Buona Scuola si parlava invece più limitatamente di diagnosi sui “controsoffitti”; in realtà nell’uno né l’altro termine sembrano andare a cogliere correttamente l’origine del problema per cui si vogliono finanziare i fondi: evidentemente lo scopo è quello di esaminare quelle situazioni di rischio che hanno portato in passato, ma anche nelle ultime settimane, al distacco di intonaco, controsoffitti e sfondellamento dei solai (i casi di Ostuni e Sesto San Giovanni su tutti, ma in generale un numero di circa 50 casi dall’inizio dell’anno, non solo su edifici scolastici e fortunatamente non tutti con feriti) che hanno acceso l’attenzione dei mass media e politici su un tema che già da tempo è stato, anche su questo portale, oggetto di vari approfondimenti (Manutenzione degli edifici pubblici: ecco gli indicatori da tenere d’occhio).

Proprio perché i rischi non possono essere genericamente imputati ai “solai” la speranza è che in una successiva stesura possano essere maggiormente definiti e circoscritti gli ambiti di indagine in modo da evitare che, in un contesto così “assetato” di investimenti come quello dell’edilizia scolastica, tali fondi vengano poi deviati, nei vari singoli finanziamenti, su altri tipi di intervento.

Altro aspetto che merita una riflessione è quello legato al criterio con cui verranno assegnati i finanziamenti: la vetustà dell’edificio in base all’anagrafe scolastica. Anche tale aspetto può essere opinabile in quanto l’esperienza insegna che non sempre edifici più vecchi hanno problemi maggiori di caduta intonaci, controsoffitti o fondelli di solaio, essendo tutto ciò legato (l’abbiamo sottolineato più volte nei precedenti interventi) anche a condizioni di utilizzo e manutenzione dell’immobile, alla tecnologia costruttiva impiegata ed a fattori di varia natura che dovrebbero essere oggetto di attento screening preliminare onde evitare l’indirizzamento sbagliato dei fondi: in tal senso potrebbe essere d’aiuto la consultazione delle schede relative all’Intesa Istituzionale del 2009 (concernente gli indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di elementi non strutturali negli edifici scolastici), nei casi in cui siano state compilate e disponibili.

Quest’ultimo aspetto diviene di fondamentale importanza in quanto a fronte di un numero elevato di edifici scolastici (complessivamente oltre 60.000) un finanziamento non mirato e opportunamente pesato potrebbe di fatto quasi vanificare la messa in campo di tali fondi.

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