Edilizia scolastica green

L’edilizia scolastica è uno dei grandi temi messi in evidenza in questi primi 15 mesi di Governo Renzi nel nostro paese: il grande Piano per la tutela degli edifici scolastici è effettivamente partito, la strada da percorrere verso il suo completamento è ancora lunga, ma i primi risultati sono abbastanza incoraggianti (leggi in proposito l’articolo Edilizia scolastica: piccolo grande bilancio del 2014).

Una delle prospettive che si auspica vengano seguite in relazione a questa importante tematica – le scuole sono gli edifici pubblici in cui i nostri ragazzi si formano negli anni decisivi della loro esistenza – è quella di una compiuta riqualificazione degli edifici scolastici alla luce delle novità provenienti dal fecondo settore della bioarchitettura, ovverosia l’integrazione delle attività dell’uomo in edilizia con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura. Niente di meglio dell’edilizia scolastica per intraprendere un percorso virtuoso in questa direzione.

Si tratta senza dubbio alcuno di una delle sfide più importanti che l’Italia dovrà affrontare e su cui dovrà lavorare per riqualificare molte scuole, progettate e costruite spesso senza alcuna attenzione rispetto ai temi della salubrità, della vivibilità degli spazi, rispetto ai materiali utilizzati e al contenimento dei consumi energetici. Una sfida raccolta da Legambiente e dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (Inbar) che hanno elaborato e presentato (giovedì scorso a Roma) un protocollo di intervento che intende fornire linee guida e criteri di gestione sostenibile e di bioarchitettura proprio nell’ambito della tutela degli edifici scolastici, implementando in tal modo uno strumento integrato capace di garantire il miglioramento qualitativo degli edifici che accolgono i nostri figli.

Il protocollo, fondato su un sistema di valutazione multicriterio, mette a disposizione del progettista una griglia di riferimento mediante la quale può misurare l’ecosostenibilità e la biocompatibilità dell’intervento proposto. All’intero progetto viene associato un punteggio complessivo finale, consentendo in tal modo al progettista, fissato un budget per l’investimento, di misurare l’efficacia delle soluzioni proposte in termini di sostenibilità delle prestazioni dell’edificio una volta riqualificato.

Per ulteriori informazioni in materia di Piano di tutela degli edifici scolastici leggi l’articolo Edilizia scolastica, si apre il sipario sull’Anagrafe nazionale.

Una prima sperimentazione di tale protocollo è stata effettuata presso la scuola dell’infanzia primaria e secondaria di primo grado di via Monte Ruggero a Roma. A parere di Legambiente e Inbar, interventi mirati di efficienza energetica permetterebbero a questa scuola di arrivare ad una riduzione della spesa del 73% per l’energia termica e del 37% per la parte elettrica, passando da una Classe G di prestazione energetica a una classe B. A ciò vanno aggiunti anche una serie di interventi per il miglioramento del benessere e della qualità indoor, come ad esempio un nuovo “clima cromatico” degli spazi interni ottenuto con tinte che non emettono sostanze tossiche, l’installazione di semplici miscelatori aria-acqua e la riduzione dell’inquinamento elettromagnetico generato dai sistemi wi-fi.

Si tratta di un vero e proprio caso-pilota, quello presentato da Legambiente, capace di dimostrare “come potrebbero le cambiare in meglio molte strutture se si adottasse una programmazione di lungo respiro e attenta alla qualità degli interventi, come da anni Legambiente sostiene attraverso l’indagine Ecosistema Scuola” spiega Vanessa Pallucchi di Legambiente. “L’investimento complessivo per realizzare gli interventi che abbiamo previsto – spiega Pallucchi – è di circa 400mila euro che possono essere recuperati attraverso la riduzione dei costi di gestione energetica in poco più di 8 anni”. Un investimento che, con un congruo cofinanziamento pubblico, permette un rientro rapido in termini di ingente risparmio energetico. “Più che un problema di risorse – conclude Pallucchi – la qualità edilizia e della vita degli studenti dipende da un cambiamento culturale di chi è preposto a programmare e realizzare gli interventi”. Il solito tema: quella che serve è una rivoluzione culturale “green” che conduca spontaneamente verso una nuova concezione del costruire e del riqualificare.

A cura di Marco Brezza

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