Medio Oriente sempre più eco-sostenibile e rivolto alle rinnovabili. Un mercato attrattivo su cui la marchigiana Energy Resources ha già posato la prima, importante, pietra.

L’azienda di Jesi, infatti, entra ufficialmente nel panorama energetico green della Giordania, grazie ad un primo contratto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 2,1 MegaWatt. È stato appena siglato, nella sede della Energy Resources, l’impegno per la realizzazione di questo importante progetto: un accordo cui hanno preso parte il delegato dello sviluppatore giordano Mr. Awad, il business developer per il medio oriente Mr. Aboushanab, ed il Ceo di Energy Resources Enrico Cappanera.

L'azienda marchigiana ha siglato un impegno per la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra e a tetto in Giordania, per un valore complessivo di 55 milioni di Euro. Cinquanta i MegaWatt totali dell'intervento, che richiederà lavoro per i prossimi 4 anni. nella foto un momento dei sopralluoghi dei tecnici E-R nel Paese medio orientale
L’azienda marchigiana ha siglato un impegno per la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra e a tetto in Giordania, per un valore complessivo di 55 milioni di Euro. Cinquanta i MegaWatt totali dell’intervento, che richiederà lavoro per i prossimi 4 anni. Nella foto un momento dei sopralluoghi dei tecnici E-R nel Paese medio orientale

L’impianto fotovoltaico da 2,1 MW verrà realizzato a pochi chilometri a Sud della capitale Amman, e produrrà oltre 3.600.000 kWh all’anno di energia pulita. E questo è solo  il primo intervento di una serie che consoliderà i rapporti con la Giordania: Energy Resources sarà, infatti, successivamente impegnata nella realizzazione di altri progetti fotovoltaici per una produzione totale che si stima raggiungere i 50 MegaWatt, con un valore commerciale di circa 55 milioni di Euro.

Considerando il contratto quadro cui fa riferimento questa attività di EPC General Contractor, si può ben dire che l’azienda marchigiana si è garantita un consistente carico lavorativo per i prossimi quattro anni.

È già sul tavolo delle trattative un nuovo appalto per la realizzazione di un altro impianto a terra da 3 MW che andrà ad implementare quello, appena contrattualizzato, da 2,1 MW, e per il quale l’iter autorizzativo può ritenersi concluso. Ma non finisce qui: all’interno dell’accordo preliminare siglato da Energy Resources e il suo developer giordano, e sempre nell’ottica di proporre un nuovo modello di sviluppo energetico sostenibile, è in fase di definizione un vasto piano per l’efficientamento energetico di 20 strutture di pubblica utilità sul territorio giordano con il quale realizzare gli ulteriori 45 MW, come definito nell’accordo preliminare. Si tratta di forti investimenti che evidenziano la crescente propensione del Medio Oriente verso l’utilizzo di energie rinnovabili e di sistemi che rispettino l’ambiente: il paradigma energetico di queste nazioni sta decisamente cambiando, e ad attestarlo c’è la scelta sempre più frequente di puntare sulla politica green.

L’accordo costituisce, per la Energy Resources, il raggiungimento di un nuovo traguardo, a meno di un mese di distanza dall’appalto contrattualizzato in Albania per la realizzazione di 36 MW di eolico. A fronte di una mancanza di domanda sul territorio nazionale, dunque, l’azienda marchigiana ha saputo muoversi bene sul piano internazionale, presentando progetti concreti e garantendo il know how per cui è diventata famosa.

“In attesa che anche in Italia si torni ad investire in modo sano ed equilibrato sulle rinnovabili – spiega Enrico Cappanera, amministratore unico di Energy Resources –, riconoscendone l’efficacia sia economica sia di sviluppo industriale sostenibile e quindi anche occupazionale, abbiamo avviato un processo di internazionalizzazione in grado di lanciare la nostra azienda anche oltre i confini nazionali, puntando sui mercati come quelli asiatici, medio orientali, africani ed Est europei, fortemente attivi nello sviluppo delle rinnovabili. Questa operazione non ha l’obiettivo di svendere al miglior offerente estero le nostre competenze o il nostro know-how, ma ha l’ambizione di riportare gli interessi e gli investimenti internazionali nel nostro Paese, dimostrando che il Made in Italy è ancora una realtà che può produrre ricchezza sul suolo nazionale, esportando modelli virtuosi di sviluppo”.

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