Codice appalti: la bozza

La riforma del Codice degli appalti è in procinto di partire davvero: dopo l’avvio delle discussioni ufficiali e la diffusione della bozza che a riscriverà di fatto il testo di regolamentazione della normativa sulla concessione di lavori pubblici, si può tranquillamente affermare che la materia è ben indirizzata verso il cammino di riforma previsto.

Gli obiettivi della riforma
Premiare le imprese che rispettano i tempi di consegna delle opere, scoraggiare le varianti e snellire le norme sui contratti pubblici: sono chiaramente questi i punti-chiave della riforma degli appalti che, dopo una lunga permanenza in Commissione Lavori Pubblici, dovrebbe approdare in aula al Senato la prossima settimana.

Per raggiungere gli obiettivi di semplificazione, il nuovo Codice avrà 250 articoli (contro i 650 del corpus disciplinare precedente). La bozza di riforma del Codice degli appalti è disponibile qui: si tratta di un passo fondamentale per il governo al fine di rivedere il sistema degli affidamenti dei lavori pubblici, terreno su cui, negli ultimi mesi, sono spuntate diverse inchieste e scandali di grande impatto.

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Cosa contiene (in breve)
Il disegno di legge delega è attualmente fermo al Senato presso la Commissione lavori pubblici: l’obiettivo è snellire il testo il più possibile. L’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) sarà il fulcro del nuovo sistema degli appalti: all’autorità guidata da Raffaele Cantone sarà affidata ampia funzione di vigilanza, con poteri di controllo e raccomandazione, oltre alla possibilità concreta di adottare sanzioni. Inoltre, l’ente potrà definire linee guida, contratti e bandi tipo, anche con “efficacia vincolante”. L’Anac avrà anche la facoltà di anche monitorare un sistema di accreditamento delle stazioni appaltanti in base a criteri e specifici di efficienza, oltre allo sviluppo di un ruolo primario in relazione ai rating di legalità delle imprese.

Tra le linee guida della riforma prende anche alloggio il fondamentale principio di trasparenza: mediante il nuovo Codice saranno potenziati i sistemi di tracciabilità dei pagamenti. Inoltre, i criteri di trasparenza applicati sopra la soglia comunitaria saranno estesi anche sotto soglia.

Ampio risalto sarà dato alla cosiddetta “soft law”: sarà questo il criterio ispiratore più importante della riforma in arrivo. L’idea è quella di sostituire le leggi e i regolamenti con sistemi di regolazione amministrativa più flessibili, in grado di intervenire con elasticità ed immediatezza sul mercato: bandi tipo, circolari interpretative e linee guida. È quello che il presidente dell’Anac Raffaele Cantone definisce appunto “soft law”: farà dell’Autorità il centro nevralgico del nuovo sistema di gestione degli appalti.

Infine, nel progetto di riforma viene definita come prioritaria (nella bozza) la “riduzione degli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti e la semplificazione delle procedure di verifica da parte delle stazioni appaltanti”.

La gestione operativa nella realizzazione dell'opera pubblica

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Il passaggio dalla legge 2248 del 1865, dopo il breve intermezzo della legge Merloni, al Codice degli appalti ha delineato una dinamica che ha visto il paradigma regolamentare, consolidato per altro nei limiti di una continua fluttuazione normativa, essere accompagnato...

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