Catasto digitale

La strada verso il completamento del passaggio al catasto digitale è spalancata: proprio la settimana scorsa è giunto l’annuncio della direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rosella Orlandi: entro giugno il catasto dei fabbricati sarà solo online. “Già ora il 75% delle comunicazioni sono online vogliamo arrivare al 100% anche perché sono pratiche che fanno i professionisti” ha affermato la Orlandi nel corso del convegno tenutosi a Roma ed intitolato Catasto digitale: semplice veloce e trasparente. Per comprendere meglio le ragioni e le caratteristiche specifiche di questa transizione epocale pubblichiamo un interessante articolo di approfondimento redatto dall’Ing. Carlo Cannafoglia, un’assoluta autorità in materia e già direttore del Catasto. Cannafoglia affronta un excursus storico sull’evoluzione del catasto digitale negli ultimi 30 anni, soffermandosi sullo stato dell’arte della materia nell’attualità, ponendo l’attenzione anche sul completamento della realizzazione del SIT, il Sistema Integrato del Territorio. (M.B.)

 

Catasto digitale: le origini

Sono passati oltre 28 anni da quando venne emanata la circolare n.2 del 1987, per intenderci quella che dava disposizione agli uffici tecnici erariali, oggi uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate (settore territorio), sui criteri e modalità per individuare i così detti  “punti fiduciali” e per dare l’avvio alla completa informatizzazione del catasto dei terreni.

Questi punti fiduciali dovevano costituire l’ossatura di base a cui riferire le misure topografiche rilevate sul terreno dai liberi professionisti abilitati a presentare gli atti di aggiornamento in catasto terreni  e  rappresentavano l’incipit  per la successiva circolare n.2 del 1988 e per la ”Istruzione sul rilievo di aggiornamento catastale” che davano avvio alla predisposizione degli atti di aggiornamento del catasto terreni in formato digitale e secondo procedure standardizzate.

Occorre comunque considerare che l’era del catasto digitale era già iniziata da qualche anno, cioè da quando si era avviata la meccanizzazione delle informazioni amministrative-censuarie del catasto terreni e da quando, nel decennio a partire dal 1970, furono studiate e definite le modalità per trasformare  la cartografia catastale dal formato cartaceo a quello digitale, più precisamente nel formato vettoriale, creando database multi-livello e rappresentativi dei tematismi catastali (particelle terreno, fabbricati, corsi d’acqua, strade, testi, simboli ecc ) e fu dato l’avvio ai primi appalti di formazione della mappa numerica.

La circolare n. 2 del 1988 richiese prima dell’emanazione molti mesi di incontri con gli uffici provinciali e con le categorie professionali. I cambiamenti che portava erano molto innovativi sia dal punto gestionale per il personale interno degli uffici che per l’attività di rilievo, di calcolo e di predisposizione dell’atto di aggiornamento da parte dei tecnici professionisti. Le innovazioni più significative riguardavano:
– il rilievo d’aggiornamento appoggiato a tre punti fiduciali  (triangolo fiduciale) limitrofi all’area da rilevare, verificando anche la mutua posizione fra i tre punti fiduciali scelti;
– le misure rilevate dal tecnico professionista con qualunque metodologia topografica e qualunque strumentazione venivano codificate in un libretto in formato digitale utilizzato per i successivi calcoli di coerenza, attraverso personal computer che usava la procedura informatica PREGEO versione professionisti;
– gli atti di aggiornamento presentati all’ufficio venivano verificati con la stessa procedura PREGEO versione ufficio e veniva creato l’archivio degli atti di aggiornamento, i cui libretti delle misure avrebbero consentito un trattamento successivo per ricomporre la cartografia catastale, passando da una mappa digitalizzata da supporto cartaceo a una mappa ricreata sulla base dei rilievi topografici riportati nei libretti delle misure.

Si può dire che quegli anni furono di vera rivoluzione metodologica, culturale e professionale per le sezioni catastali degli uffici e soprattutto per le categorie professionali che dovevano cambiare il loro modo di operare, costretti anche ad un approccio forzato con metodologie di rilievo, calcolo e predisposizione degli atti di aggiornamento di tipo standardizzato e attraverso l’utilizzo di procedure informatiche.

La risposta fu comunque positiva e un plauso va riconosciuto a tutte le categorie professionali tecniche abilitate che, con sforzo e con perseveranza, affrontarono il cambiamento. Un particolare merito spetta alla categoria dei geometri, al loro consiglio nazionale e ai collegi provinciali che, rappresentando la categoria più significativamente coinvolta nel lavoro catastale, seppe recepire l’importanza dell’innovazione e spinse per una crescita professionale e formativa nello specifico settore, facendo da traino nei riguardi delle altre categorie tecniche.

Nel 1992 iniziò l’informatizzazione degli atti di aggiornamento del catasto edilizio urbano con la procedura automatica di accatastamento e classamento (programmi ACQUISIZ  e ACCATAST ) di nuove unità immobiliari e nel  1995 si dette avvio all’attivazione e sperimentazione del software DOCFA per il catasto fabbricati.  Con tale procedura si possono presentare al Catasto:
nuovi accatastamenti (dichiarazione rese per edificazione di nuovi fabbricati o ricostruzioni ex novo o ampliamenti);
variazioni catastali di edifici esistenti (quali destinazioni d’uso, divisione, frazionamenti, ampliamenti, ristrutturazioni ed altre variazioni);
– denunce di unità afferenti ad enti urbani.

Analogamente a quanto avviene per la procedura PREGEO anche DOCFA è fornita ad uso gratuito agli ordini professionali (agrotecnico, architetto, dott. agronomo o forestale, geometra, ingegnere, perito agrario e perito edile) all’unico fine dell’impiego, da parte dei loro iscritti, per la compilazione delle domande di accatastamento e delle denunce di variazione da fornire agli uffici provinciali – territorio dell’Agenzia delle Entrate (ex Agenzie del Territorio, ex U.T.E.).

A distanza di un paio di decenni o più sono molti gli aggiornamenti alle quali le procedure PREGEO e DOCFA sono state sottoposte, riscontrabili nelle molteplici versioni disponibili (la versione 10 per PREGEO e la 4 per DOCFA), alcune di carattere molto significativo per integrare funzioni e specifiche modalità di trattazione di casi specifici, altre per adeguarle alle variazioni normative o all’evoluzione tecnologica che nel corso del tempo si sono susseguite. Forte è stato l’impegno dell’Agenzia e della SOGEI (Società Generale d’Informatica) nello sviluppo delle procedure gestionali, creando un sistema (PREGEO e DOCFA) che consente molti controlli di coerenza per i tecnici professionisti che lo impiegano, ma realizzando anche procedure interne di controllo integrate fra la parte cartografica, grafica e amministrativo-censuaria.

 

La situazione del catasto digitale oggi

Ormai si può considerare consolidata l’abitudine di predisporre gli atti di aggiornamento catastali attraverso le procedure informatiche messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate ai tecnici professionisti e, altrettanto consolidata, l’abitudine di trasmettere tali atti attraverso la rete telematica, adempiendo anche al pagamento dei tributi dovuti alla loro sottomissione.

Anche per quest’ultima attività un plauso particolare va fatto alla categoria dei geometri che per primi hanno capito l’importanza di creare una infrastruttura tecnologica unica (GEOWEB) d’interfaccia fra l’Agenzia e gli iscritti che producono atti di aggiornamento catastali. In questo modo l’infrastruttura si rende garante del buon esito della trasmissione, del pagamento dei diritti dovuti e della trasmissione dell’esito della trattazione dell’atto dall’ufficio provinciale al professionista che lo ha presentato.

Dal 1° giugno 2015 quindi diventa obbligatoria la presentazione degli atti di aggiornamento solo attraverso rete telematica, così come chiarito anche dal provvedimento direttoriale  n. 2015/35112 dell’Agenzia delle Entrate. I nuovi accatastamenti, le variazioni catastali e tutte le pratiche che oggi possono essere presentate direttamente allo sportello dell’ufficio provinciale, dovranno essere inviate telematicamente utilizzando il nuovo Modello Unico Informatico Catastale (MUIC). Poiché la digitalizzazione e trasmissione via rete dei documenti di aggiornamento ha raggiunto il 75% a livello nazionale, l’impresa di colmare questo “gap” in un arco temporale molto breve (circa tre mesi), rispetto alle decine di anni intercorse dall’avvio del processo, è una sfida seria ma necessaria per rendere  il catasto nazionale al passo dei tempi.

Si conclude così un processo avviato dal 1988, lungo ma non di semplice impatto. Un processo che ha visto, fra l’altro, consolidare sempre più la funzione e la responsabilità dell’aggiornamento del catasto sul tecnico professionista redattore dell’atto. In questo modo si è voluto percorrere la stessa strada seguita in Svizzera ove il catasto viene aggiornato direttamente dal tecnico professionista catastale, a ciò abilitato.

 

SIT (Sistema Integrato del Territorio): verso un eco-catasto

Ma l’informatizzazione dell’attuale Agenzia delle Entrate-settore territorio si sta completando anche con la realizzazione del SIT (acronimo di Sistema Integrato del Territorio) nel quale dovrebbero confluire tutte le informazioni relative agli immobili e ai titolari dei diritti reali sugli stessi. Questa realizzazione riprende il progetto di anagrafe immobiliare integrata, portato avanti dall’allora Agenzia del Territorio nel corso del decennio precedente, con l’obiettivo d’integrare l’archivio catastale con quello di pubblicità immobiliare, in modo da correlare univocamente gli oggetti immobiliari (catasto) ai soggetti titolari di diritti reali (pubblicità immobiliare).

Il SIT dovrebbe avere un maggior contenuto informativo in quanto dovrebbe essere arricchito con gli indici che consentono il collegamento alle informazioni delle concessioni e permessi edilizi e di quelle relative al certificato energetico dell’immobile, creando i presupposti per una forte correlazione di questo sistema con quello delle anagrafi comunali immobiliari,  con le banchedati di edilizia privata e pubblica dei comuni e con quelle regionali che conservano i certificati energetici. Si aprirebbe la strada anche alla conoscenza della dissipazione termica degli immobili e quindi a formulare sistemi di valorizzazione degli immobili che tengano conto dei parametri di consumo energetico, consumo del suolo, uso di materiali da costruzione ecocompatibili, uso di sistemi  a energia rinnovabile (quello che personalmente ho chiamato eco-catasto).

E’ auspicabile che anche la realizzazione del SIT veda la luce quanto prima, sicuramente potrà essere un valido supporto nel processo di riforma degli estimi catastali. Ritengo che nel SIT dovrebbero confluire tutte le informazioni rilevate ex-novo per gli immobili ordinari e speciali nel corso del processo di riforma, informazioni determinanti per il calcolo dei nuovi estimi sia attraverso l’uso delle funzioni statistiche che per le stime dirette. Inoltre potrebbe essere un data base unico d’informazioni catastali sulle caratteristiche degli immobili “ante” riforma (sulla base delle caratteristiche dichiarate nei DOCFA) e “post” riforma (sulla base delle caratteristiche rilevate ex-novo) che consentirebbe di avere due fotografie del patrimonio immobiliare e aiuterebbe a evidenziare le discrasie fra le due situazioni e a risolvere i casi di contestazione derivanti dal calcolo dei nuovi estimi.

Leggi anche l’intervista realizzata qualche mese fa dalla redazione di Ediltecnico all’Ing. Cannafoglia intitolata Riforma del Catasto: parliamo anche di Eco-Catasto.

Articolo dell’Ing. Carlo Cannafoglia

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