Elio Masciovecchio, presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia de L'Aquila

Manca meno di un mese al sesto anniversario del terremoto che devastò L’Aquila e i comuni limitrofi. Chi meglio dei professionisti che vivono e lavorano sul territorio possono fornire la cartina tornasole per comprendere come sta procedendo l’attività di ricostruzione?

Abbiamo raggiunto l’ing. Elio Masciovecchio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia de L’Aquila per un aggiornamento sullo stato di avanzamento lavori e sulla situazione dei tecnici che hanno dato il loro contributo.

“Il contributo degli ingegneri per la ricostruzione della città è stato enorme e non si è ancora esaurito”, esordisce Masciovecchio. “I colleghi e l’ordine hanno partecipato fin dai giorni successivi alla tragedia a tutti i tavoli di lavoro, producendo un’impressionante mole di lavoro, progetti e proposte, ma …”

Mauro Ferrarini. Ma cosa?

Elio Masciovecchio. Dobbiamo tristemente constatare che per ora tale impegno non ha portato frutti almeno per quanto riguarda la ricostruzione del centro storico dell’Aquila e delle frazioni salvo il cosiddetto “asse centrale” . A fronte dell’attività tecnica portata avanti dagli ingegneri, nessun progetto elaborato e poi approvato è stato realmente portato avanti e sviluppato dagli enti preposti.

Mauro Ferrarini. Un vero disastro…

Elio Masciovecchio. La situazione è insostenibile. Se a livello nazionale svolgere l’attività di libero professionista, e di ingegnere in particolare, è diventata dura, a livello locale registriamo un’acuta sofferenza da parte di molti studi di progettazione che si sono impegnati nell’opera di ricostruzione e per i quali ancora non è stato versato alcun compenso.

Era stato stabilito di corrispondere ai progettisti ed alle altre figure impegnate un compenso pari al 2% del valore dei lavori, ma, come dicevo, nessuno dei progetti e delle proposte avanzate e approvate è poi realmente partito. Stiamo parlando di investimenti di tempo, risorse e competenze da anni misconosciute e che stanno portando all’esasperazione molti colleghi in un clima pesante come è quello che si respira in una città che non c’è.

Mauro Ferrarini. Non si vede la luce all’orizzonte?

Elio Masciovecchio. Sembra che la situazione si stia normalizzando, dopo le dimissioni lo scorso ottobre del dirigente del dipartimento per la ricostruzione del Comune de L’Aquila e la sua recente sostituzione. Allo stato attuale non ci sono risorse finanziarie per fare ripartire i lavori, sebbene esista una programmazione precisa che ha riassegnato i fondi e che fa ben sperare per il prossimo futuro.

Mauro Ferrarini. E per quello che riguarda le nuove NTC? Se ne è persa traccia.

Elio Masciovecchio. Per quello che riguarda le nuove norme tecniche per le costruzioni, si deve considerare che hanno avuto un iter molto travagliato. Il testo, in effetti, era già pronto due anni fa, ma ha subito un forte ritardo a causa delle dimissioni del prof. Karrer e della sua sostituzione in seno al Consiglio superiore dei Lavori pubblici. A livello tecnico le posso assicurare che è stato svolto un lavoro eccellente. Le istanze degli Ingegneri sono state accolte in toto e in particolare sul tema degli interventi sul patrimonio edilizio esistente.

Ora il testo è al vaglio dei tecnici dei Ministeri. L’attuazione politica è sempre più complessa e lenta del discorso squisitamente tecnico e auspico che non si ritardi ancora troppo nell’adozione delle nuove NTC.

Mauro Ferrarini. Torniamo un momento sul tema dei professionisti e del rapporto con la Politica. Avverte anche lei la sensazione, denunciata da più parti, che il Governo non guardi con la dovuta attenzione al mondo della libera professione tecnica?

Elio Masciovecchio. È mia opinione che, nell’ambito della normale dialettica tra Governo e Professioni sulle priorità da perseguire, si stia andando nella stessa direzione per i temi più importanti. Mi riferisco alle misure messe in campo per la riqualificazione e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, sulle misure rivolte alla prevenzione del rischio sismico e quelle per la tutela del territorio dai rischi di dissesto idrogeologico. Oggi assistiamo a uno sforzo comune e condiviso per la prevenzione e non più solo per risolvere ex post le emergenze.

È pur vero, nondimeno, che su altri fronti si ha la sensazione che il Governo improvvisi un po’, fornendo dei messaggi eccessivamente semplicistici…

Mauro Ferrarini. Si riferisce al recente spot sulle semplificazioni in edilizia dopo lo Sblocca Italia?

Elio Masciovecchio. Esattamente. Sentire che da oggi si può, per esempio, accorpare senza problemi due appartamenti, abbattendo muri e pareti divisorie, sembra suggerire al privato cittadino di poter agire senza preoccuparsi di verificare che non vengano compromesse le strutture portanti dell’edificio. Insomma, ben venga la semplificazione delle procedure edilizie, ma in questo caso il Governo pare contraddire sé stesso: da un lato promuove misure per la prevenzione del rischio sismico e dall’altro dà indicazioni su temi delicati con troppa leggerezza.

Mauro Ferrarini. Sulla formazione professionale obbligatoria registriamo spesso dai nostri lettori la difficoltà di orientarsi nella giungla delle offerte formative. Lei cosa ne pensa?

Elio Masciovecchio. Occorre cambiare l’atteggiamento dell’ingegnere medio che soffre di “ansia da CFP”. Una preoccupazione che attanaglia i colleghi, presi a ottenere il prima possibile il numero di crediti richiesti, senza attendere offerte formative specifiche per le peculiari esigenze, ma partecipando nel più breve tempo possibile a corsi di formazione e a seminari per raggiungere l’obiettivo di legge.

Mauro Ferrarini. Una sorta di bulimia da CFP.

Elio Masciovecchio. Esatto. Un atteggiamento che abbiamo potuto constatare anche durante i corsi e i convegni organizzati dal nostro ordine provinciale. Alcuni colleghi, con l’ansia di ottenere subito i crediti, partecipano a eventi che non sono specifici per le proprie peculiari necessità con il doppio risultato negativo di non avere giovamento dal corso (perché non inerente con il proprio campo di attività) e di sottrarre ad altri colleghi interessati la possibilità di partecipare a causa della limitata disponibilità di posti.

La formazione continua è uno strumento preziosissimo per tutti gli ingegneri, perché consente di aprire la mente e di avere nuovi spunti, ma non deve ridursi a una partecipazione giustificata solo dall’ottenimento dei CFP: agire in tal modo significa perdere delle opportunità e sprecare del tempo.

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1 COMMENTO

  1. Son d’accordo fino ad un certo punto! E su diversi punti:
    1) Molti problemi dell’Aquila sono legati alla gestione amministrativa storica e politca attuata dalla Città Capoluogo da sempre…
    2) La politica sta cercando di esautorare completamente i professionisti seguendo indirizzi tipici della sinistra italiana, ora schierata con la destra, che vuole deregulation poiché l’unico lavoro vero era sempre stato quello degli operai, nonostante la marcia dei 20.000 di Torino, ed ora i professionisti nons ervono più in una ottica europeistica (secondo loro…cioè i politici!)
    3) il discorso della formazione continua è stato legato ai CFP (della serie se non arrivi a x si cancella y) non sapendo, o non volendo sapere, che da sempre molta genet si è continuata a formare studiando testi, frequentando lezioni dlele quali nessunos apeva nulla; io stesso ho fatto il docente in corsi di formazione e corsi universitari ed ho seguito moltissimi corsi e ne seguo ancora, in realzione ai miei interessi o all’allargamento della mia personale visione personale e professionale; tuttavia, la crisi economica di questi anni porta ad aver bisogno di una formazione disponibile in modo più disseminato sul territorio anche perchè doversi spostare da un centro all’altro crea molteplici problemi ed una maggiore articolazione sul territorio, sfruttando anche lo streaming sarebbe utile, ma questo alcuni ordini non lo comprendono appieno esattamente come fanno i politici.
    Non credo nella formazione imposta perchè la struttura della figura dei professionisti discende da obblighi che stanno scritti negli statuti che tiene conservati il ministro guardasigilli, quindi deve nascere da ben altro che dall’obbligo di fare CFP: d’altra parte conosco dirigenti della PA che con i CFP raccolti nelle riunioni RSU etc. han preso la laurea mentre i profesisonisti normali han fatto 400 ore/aula materia per almeno 5 anni… Se fossimo su FB direi “Non mi piace”…

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