Inizio dei lavori

Quali sono i requisiti che consentono di comprendere con certezza quando si concretizza l’inizio lavori in edilizia? La risposta a questa domanda giunge da una sentenza emessa dal TAR Campania, più precisamente la n. 233 del 4 febbraio 2015. Attraverso il dettato della sentenza i giudici amministrativi campani hanno illustrato in maniera efficace i margini per la corretta individuazione del livello minimo di attività necessaria per ritenersi avvenuto l’inizio lavori richiesto dall’art. 15 del Testo Unico dell’Edilizia, al fine di evitare la decadenza del permesso di costruire.

Secondo i giudici è necessario che le attività poste in essere siano rappresentative di un serio, reale ed effettivo intento costruttivo e non solo apparente e fittizio, volto al mero scopo di evitare la perdita del titolo edilizio, con conseguenza irrilevanza “di ogni ipotesi di iniziative del tutto insignificanti quantitativamente e funzionalmente”. Secondo un rilevante orientamento della dottrina, tuttavia, non è necessario che vi sia una irreversibile trasformazione del territorio.

Nel caso specifico sottoposto all’attenzione dei giudici campani, è stato riconosciuto avvenuto l’inizio dei lavori, anche grazie al contributo di una perizia tecnica di parte, in virtù in virtù delle seguenti attività realizzate:
1. La spicconatura parziale su pareti verticali prospetto interno e lo smantellamento putrelle del solaio del vano destinato a caldaia contermine alla ciminiera;
2. La demolizione di un solaio, con abbattimento della struttura verticale e del lavatoio e realizzazione di un corridoio interno di collegamento strutturale nonché con l’abbattimento di cornicioni aggettanti pericolanti;
3. L’abbattimento del corpo di fabbrica prima adibito a vasca per lavaggio e la demolizione di alcuni volumi tecnici della fabbrica, unitamente alla demolizione di un locale degradato.

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Ma quali sono invece alcune ipotesi riconosciute dalla giurisprudenza come inidonee a concretizzare un reale inizio dei lavori? Ecco due esempi segnalati dalla giurisprudenza prevalente:
– il semplice picchettamento per determinare l’esatta posizione del capannone da realizzare;
– il mero spianamento del terreno o meri scavi di sondaggio o anche la “mera picchettatura” del terreno interessato dalla costruzione e il suo livellamento.

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