Da molti anni si dice che la semplificazione normativa è necessaria, così come sembrano essere imprescindibili le riforme. Sotto l’ombrello delle riforme e della semplificazione ci fanno passare qualsiasi cosa, qualsiasi porcheria. Ogni legge emanata per semplificare ha ulteriormente complicato la situazione. Inarsind ha pubblicato la sua opinione a proposito e ha individuato due temi (il territorio e i liberi professionisti) sui quali fa il punto della situazione, per andare anche oltre.

La normativa sul territorio. La burocrazia asfissiante e l’ossessiva legiferazione allontanano la pubblica amministrazione dalla società civile e imprenditoriale. Nel settore delle professioni tecniche, lo svolgimento dell’attività diventa quasi impossibile, con enormi danni al collegato vasto mondo economico-sociale. La gestione stessa del territorio, dell’urbanistica, dell’edilizia o del dissesto idrogeologico risulta inevitabilmente deficitaria con risultati drammatici che si ripetono inesorabilmente.

Normativa che regola le libere professioni. La riforma delle libere professioni e degli Ordini ha tradito le iniziali aspettative aumentando oneri e diffidenze. In particolare, è da sottolineare come l’atteggiamento negativo nei confronti dei liberi professionisti sia arrivato a punte ormai paradossali.
Persiste ancora e si rafforza l’idea di fondo che il libero professionista sia evasore, ricco e furbo, con emanazioni di leggi chiaramente volte a contrastare il “malaffare”. Oltre alle leggi che riguardano esplicitamente le libere professioni, anche le leggi che regolano le varie materie di settore contengono ormai esplicite limitazioni all’attività libero professionale che sono inequivocabili attacchi al lavoro intellettuale del professionista.

Non solo in questi due campi, quindi, il professionista è trattato come un ladro. E la storia del Regime dei minimi?

La legge sui lavori pubblici accomuna sostanzialmente il lavoro intellettuale a quello dell’impresa fornitrice di servizi, come se ogni giudizio tecnico del professionista fosse animato solo dall’ottenimento del massimo profitto e non da “scienza e coscienza”.

La legge sull’APE (Attestato di Prestazione Energetica) vieta al professionista di svolgere la propria attività per i parenti fino al 4° grado ed è come se un medico non potesse visitare e prescrivere farmaci per una cugina.

Gli ultimi provvedimenti governativi sui moduli unici nazionali per SCIA e Permesso di Costruire, fatti all’insegna della semplificazione, non semplificano niente: la declinazione regionale aggiunge ulteriori adempimenti e in alcuni casi si sommano un altro centinaio di punti ai 270 dei moduli nazionali.

Contro tutto questo Confprofessioni ha lanciato un’iniziativa: “Rottamiamo le norme inutili”.

Ci uniamo all’appello finale di Salvo Garofalo di Inarsind: “Oltre a rottamare le norme inutili, però, dobbiamo rottamare anche gli enti che emanano norme inutili, secondo il concetto più volte enunciato (e che ora compare spesso sui social network) che le norme inutili (ovvero dannosissime per il territorio) sono invece utilissimo pane per la burocrazia che ci azzanna.
La maggioranza degli iter burocratici per i cittadini o le imprese sono al limite della follia, solo per giustificare la presenza di questo o quell’ufficio di controllo. Troppi enti pubblici forniscono sempre leggi e norme che invece di essere servizi utili per i cittadini sono necessari solo a giustificare la loro esistenza. Per non parlare delle continue modifiche e degli aggiornamenti: un esempio per tutti potrebbe essere la storia della certificazione energetica degli edifici che dal 2005 al 2014 ha subito almeno una dozzina di modifiche e integrazioni oltre ad aver dato un’enorme spazio su schemi e norme alle singole regioni. E ancora oggi siamo in attesa dei nuovi cambiamenti previsti in luglio 2015.
In campo urbanistico edilizio occorre limitare gli enti che legiferano a due: Stato e Comuni opportunamente ridotti nel numero.
La costituzione riconosce ai Comuni la gestione dell’urbanistica ma attualmente le Regioni, in molti casi, stanno limitando in modo inaccettabile l’autonomia dei Comuni. Le Regioni devono avere, invece, solo funzione di controllo e unificazione, senza appesantimenti legislativi”.

Questa l’opinione di Salvo Garofalo di Inarsind. Tutto è partito dai nuovi modelli unici semplificati CIL e CILA (leggi Modelli unici semplificati: tutte le Regioni italiane #fuoridallagiungla?). Poi il discorso si è ampliato ai problemi più generali della Libera Professione, del territorio, che non è gestito male, non è proprio gestito, e delle ultime novità innovative, di semplificazione… che però complicano tutto. Il legislatore non lavora, non sta negli uffici, nei cantieri, in prima linea. Questo è il problema. Quando la semplificazione sarà davvero semplificazione, si vedrà, nel lavoro di tutti i giorni. Che loro non svolgono. Ci sarà mai un lieto fine?

Un’altra domanda, però, potrebbe essere: come si fa a rottamare gli enti? Come si procede, dopo, per evitare danni e conseguenze? Bisogna organizzarsi, fare politica. D’accordo rottamare, ma è necessario pensare alle conseguenze. Non è un compito facile.

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Continua la semplificazione della disciplina edilizia attraverso l'introduzione di importanti novità con il decreto legge 12 settembre 2014, n. 133, meglio conosciuto come "Decreto sblocca Italia", convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.

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