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Regime dei minimi: si torna al vecchio assetto per le partite IVA

Regime dei minimi

Le voci di corridoio già da qualche giorno si affollavano con insistenza intorno ad uno dei temi più dibattuti in questo inizio di 2015: stiamo parlando del nuovo regime dei minimi che a partire da questo mese di gennaio era stato inaugurato in una scansione molto più penalizzante per i professionisti che avessero deciso di aprire una partita IVA. Ecco, il sospirato contrordine è finalmente arrivato: per tutto il 2015 le nuove posizioni aperte avranno la possibilità di accedere anche al regime in vigore fino al 31 dicembre 2014.

L’ufficialità del sospirato passo indietro è stata anticipata durante il weekend attraverso un tweet del presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale ha tranquillizzato i professionisti penalizzati dalla Legge di Stabilità: sarà il Consiglio dei ministri del 20 febbraio a rimediare a quello che lo stesso presidente del Consiglio ha definito il “più clamoroso autogol” del Governo, ovvero la stangata fiscale e contributiva ai danni delle partite IVA.

A confermare ciò sono poi giunte le parole di Maino Marchi (Pd) e Francesco Paolo Sisto (Fi), i due relatori al Decreto Milleproroghe 2015, all’interno del quale dovrebbe essere inserito l’emendamento andrà a ripristinare il precedente e più favorevole regime fiscale.

Ma quali differenze si palesano tra i due regimi? Per scoprirlo leggi l’articolo Regime dei minimi per i giovani Tecnici: 3000 euro di tasse in più, 200 di reddito in meno.

La correzione annunciata riguarderà la norma della Legge di Stabilità che ha innalzato dal 5% al 15% l’aliquota forfettaria per le partite IVA introducendo soglie diverse di ricavi (dai 15mila dei professionisti ai 40mila euro dei commercianti) per accedere al regime agevolato. Precedentemente infatti esisteva una soglia unica a 30mila euro per 5 anni o fino ai 35 anni di età, con aliquota al 5%.

In tale direzione potrebbero essere ritoccate le soglie di reddito entro cui sarà possibile avvalersi dell’imposta sostitutiva del 5%, anziché quella al 15%. Due le possibilità di scelta che si palesano: o attuare una proroga alla legge già in vigore (per tutto il 2015) oppure consentire la libera scelta tra le due modalità di contributo per tutto l’anno.

Un ritorno al passato, che non significa in questo caso un passo indietro bensì un balzo in avanti per garantire un futuro ai professionisti (soprattutto quelli tecnici) che si apprestano ad aprire una posizione nella complicatissima situazione economica attuale.

Nel frattempo all’attenzione del Governo ci sono altre possibili strade di modifica che potrebbero contribuire a cambiare il regime di minimi in chiave positiva per i professionisti tecnici: scoprile nell’articolo intitolato Partite IVA: c’è spazio per modificare il nuovo regime di minimi?

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Articolo pubblicato il 16/02/2015 in PROFESSIONI
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2 Commenti per Regime dei minimi: si torna al vecchio assetto per le partite IVA

  1. Pingback: L’ITALIA non è un paese per i liberi professionisti :- ECCO L’ELENCO DEI DIRITTI NEGATI AI PROFESSIONISTI ED A TUTTI I LAVORATORI AUTONOMI. | Antec Campania

  2. ETess
    03/03/2015 alle 12:37

    Ma per chi volesse restare nei minimi anche dopo i 5 anni non si parla?! Portare ad esempio la soglia a 25.000 euro e la tassazione al 10-12% e permettere di mantenerla vita natural durante è troppo difficile? In modo che finchè il mercato non si riprende i piccoli profesionisti possano respirare un poco?
    Credo sia opportuno ricordare che ogni anno il numero delle Partite Iva che vengono “confermate” superi di gran lunga quelle che vengono aperte…

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