Le elezioni di Inarcassa, visto che gli iscritti con contribuzione minima potrebbero avere una pensione paragonabile a quella sociale, rischiano di essere una valvola di sfogo. Il motivo lo conosciamo: le ultime riforme di Inarcassa hanno comportato aumenti importanti dei contributi, in particolare sii minimi, facendo diminuire le pensioni attese in virtù del passaggio al sistema contributivo. In campagna elettorale, chi votò la riforma promette oggi di cambiarla, che si presenta per la prima volta promette di rivoltarla come un calzino. Vi sembra una novità? No. A questo punto, alle elezioni di Inarcassa si rischiano davvero le fette di prosciutto e le accuse tipo “Mangiatevi anche questa”: proprio come alle politiche potrà succedere alle elezioni di Inarcassa.

Inarsind ha manifestato le proprie preoccupazioni in questo periodo di elezioni di Inarcassa. L’aveva fatto anche prima della riforma. E la preoccupazione principale era questa: che dopo anni di pensioni da urlo si sarebbe creato un debito previdenziale che in pochi anni avrebbe reso Inarcassa insostenibile. Quella preoccupazione rimane, e Inarsind propone le proprie idee in un comunicato che pubblichiamo qui. Le elezioni ci saranno il 10, 11 e 12 marzo. Che ne pensate, quelle di Inarsind sono buone idee?

“In questi giorni architetti e ingegneri liberi professionisti stanno ricevendo le schede elettorali per il rinnovo del Comitato dei Delegati per il prossimo quinquennio. Questa tornata elettorale avviene dopo un lungo periodo di crisi economica che ha visto tutto il mondo delle professioni intellettuali e quelle tecniche in particolare distaccarsi inesorabilmente dalle condizioni lavorative appena accettabili di qualche anno fa ad una vera e propria situazioni di crisi permanente che appare, nelle condizioni attuali, difficilmente reversibile.

In un contesto così gravoso le recenti riforme (dal 2008 al 2012) dell’ente di previdenza hanno comportato aumenti importanti dei contributi in generale e dei minimi in particolare facendo contemporaneamente diminuire le pensioni attese in virtù del passaggio al “contributivo” .

In pratica gli iscritti con contribuzione minima, alla fine del proprio percorso lavorativo, potrebbero avere una pensione paragonabile a quella sociale. Con una situazione così drammatica è più che normale che le elezioni rischino di diventare una sorta di valvola di sfogo.

Per questo motivo Inarsind quest’anno ha deciso di non produrre un “manifesto” o un programma, dato che i problemi sono evidenti a tutti per cui i delegati uscenti che hanno votato la riforma promettono oggi di migliorarla con vari aggiustamenti e quindi parlano di “riformare la riforma” mentre i delegati che non l’hanno votata unitamente ai nuovi candidati promettono una vera e propria rivoluzione. Tutto questo disorienta l’elettore perché per “sopravvivere” deve sperare nelle promesse ma da tecnico sa bene che, anche nella previdenza, nulla si crea e nulla si distrugge.

Ma come stanno davvero le cose?

 

Inarcassa: ecco a che punto siamo arrivati dopo la riforma del sistema previdenziale

Inarsind nel manifesto elettorale delle scorse elezioni al primo punto mise “Analisi dell’attuale sistema retributivo a ripartizione e confronto senza pregiudizi con il sistema contributivo a capitalizzazione, valutando anche le possibilità di integrazione tra i diversi sistemi” e successivamente nel giugno del 2011, quindi ben prima dell’ultima riforma, varò L’Osservatorio Permanente sulla sostenibilità di Inarcassa.

Entrambe le iniziative furono contrastate dalla maggioranza dei delegati che sostenevano che i conti della cassa reggevano senza problemi né presenti né futuri. Quale era invece la nostra preoccupazione, poi avvallata dagli attuari presenti nell’Osservatorio? Il nostro timore era che dopo anni di vacche (pensioni) grasse si fosse creato un debito previdenziale che nel giro di qualche decina di anni avrebbe spinto la nostra cassa verso l’insostenibilità. In pratica secondo noi avevamo assistito ad un fenomeno di tipo piramidale (ricordate le vecchie catene di Sant’Antonio?) che aveva funzionato fin quando la base aumentava in maniera significativa e il vertice si manteneva entro valori bassi, in pratica il sistema funzionava fin quando il rapporto fra i pensionati e gli iscritti era alto (ad esempio 1/10) mentre sarebbe crollato quando i due estremi sarebbero diventati paragonabili (1/1).

A rimetterci ovviamente sarebbero stati fondamentalmente i giovani (così come nelle vendite piramidali a rimetterci sono gli ultimi arrivati). Conclusione? Passare al contributivo era indispensabile. Purtroppo il sistema approvato, un contributivo a ripartizione, nel complesso ha mostrato, soprattutto in tempi di crisi, diverse carenze e quindi si deve, nei prossimi 5 anni, pensare a una seria rivisitazione che renda più solidale la convivenza previdenziale degli associati Inarcassa.

 

Le proposte di Inarsind per la crisi di Inarcassa

Si potrebbe cominciare simbolicamente con la reintroduzione del contributo di solidarietà da pagare se il reddito supera gli 80.000/100.000 euro l’anno con una percentuale del 3-5% in funzione delle necessità che scaturiranno dai bilanci. Per continuare con una seria diminuzione delle spese di funzionamento riducendo il personale, dimezzando sia il numero dei delegati che le retribuzioni del consiglio di amministrazione, e non occupandosi, senza se e senza ma, di attività improprie e/o fuori dallo statuto che comportano dei costi certi e crescenti (Fondazione e Community) o dei rischi significativi (Arpinge, Parching, Inarcheck, e Campus Biomedico).

La motivazione e semplice: queste spese sono sostenute (loro malgrado e per lo più inconsapevolmente) da tutti gli iscritti e, come è ovvio con il contributivo, ogni euro risparmiato va direttamente all’assistenza o nelle pensioni degli iscritti o se si preferisce ogni euro speso per queste iniziative fuori “mission” viene direttamente prelevato dalle tasche degli iscritti.

Oggi più che mai, con i nemici delle casse di previdenza privata che di tanto in tanto si ricordano di noi magari per pensare a nuove tasse o a fantasiosi e spericolati accorpamenti, è indispensabile che la nostra cassa mostri una sobrietà istituzionale che finora, con gli sconfinamenti sopra accennati, non è stata del tutto assicurata. Nuova ridistribuzione del 4% con maggiore vantaggio per chi ha meno di 15 anni di contribuzione e/o non raggiunge i minimi contributivi. Questa misura andrebbe aggiornata ogni due anni in funzione dei risultati dei bilanci.

Dai risparmi sopra indicati poi dobbiamo recuperare il denaro per ottenere un’assistenza dignitosa in caso di malattia, inabilità, invalidità temporanea o permanente che deve essere necessariamente, al contrario di quel che accade oggi, anche parziale e non riferita ai “gravi eventi” e per reintrodurre una pensione minima certa che non faccia riferimento ai redditi familiari (ISEE) ma guardi alla dignità dell’iscritto. Pagamento del contributo minimo in funzione dell’effettivo reddito prodotto annualmente con la possibilità di riscattare quanto non versato in qualunque periodo anche alla soglia della pensione.

Inoltre Inarsind si aspetta dal nuovo Comitato dei Delegati e dal Consiglio di Amministrazione delle vere novità sul rapporto con gli iscritti, come ad esempio:
trasparenza assoluta con tutti i verbali delle adunanze e dei consigli di amministrazione on line nell’area riservata agli iscritti;
le riunioni del Comitato dei Delegati trasmesse in streaming (il costo è davvero irrisorio) per consentire (a chi lo vuole) una maggiore partecipazione anche (per alcune decisioni più importanti opportunamente pubblicizzate e documentate in precedenza) attraverso gli strumenti che la rete ci mette a disposizione come ad esempio gli “istant poll”.

Per concludere ci aspettiamo finalmente un rapporto chiaro, diretto e collaborativo con gli uffici amministrativi perché Inarcassa non deve mai rischiare di mostrare ai propri Associati il volto del più ottuso dei gabellieri come purtroppo è avvenuto in passato!

Ing. Salvo Garofalo – Presidente Inarsind”,

Che ne pensate? Vi piacciono le proposte di Inarsind per il nuovo corso di Inarcassa? O pensate che, anche con le elezioni, il nuovo corso di Inarcassa non ci sarà proprio?

Vai alla pagina delle elezioni di Inarcassa sul sito della Previdenza.

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4 Commenti

  1. Sono un “candidato” ingegnere che, per aver vissuto sulle proprie spalle la riforma, lotterà senza se e senza ma affinchè essa cambi nell’interesse degli iscritti.
    Ciò posto, ritengo che le idee proposte da Inarsind di cui all’estratto suesposto possano contribuire a questo scopo. Non posso che essere d’accordo, infine, con la obbligatorietà della diminuzione delle spese di funzionamento riducendo il personale, dimezzando sia il numero dei delegati che le retribuzioni del consiglio di amministrazione, e non occupandosi, senza se e senza ma, di attività improprie e/o fuori dallo statuto che comportano dei costi certi e crescenti o dei rischi significativi
    Distinti saluti.
    Manuel D’Auria.

  2. La riforma Inarcassa del 2012, mirata ad assicurare la sostenibilità per i prossimi 50 anni, ha superato, a quanto consta ( o non é così ? ), le correlate propedeutiche verifiche ex lege, da parte dei Ministeri interessati. Come ho già avuto modo di dire e raccomandare ad alcuni Colleghi che si sono canditati per le prossime elezioni per il rinnovo dei Delegati, attenzione :” gestire Inarcassa non é certo un giochino “, per cui ho raccomandato e raccomando agli eletti, prudenza e discernimento.

  3. Ho versato contrubuti ad INARCASSA dal 1973 al 1992, poi sono entrato nella scuola. Da quel periodo mi hanno tolto anche i periodi in cui ho fatto alcune supplenze, cosicché oggi ho poco meno di 18 anni di contributi versati. Non ho mai messo insieme INARCASSA con la SCUOLA. INARCASSA per quello che ho versato mi darebbe, oggi, udite udite, POCO PIU’ DI 2000 (DUEMILA) EURO LORDI ALL’ANNO, mentre dalla scuola, l’anno prossimo, quando andrò in pensione, credo che ne prenderò circa 800. Il tutto dopo 42 anni di contributi versati. Ma che, stiamo a parlare di giovani generazioni? Qualcuno che ne capisce può rispondermi?

  4. Qualsiasi cosa quando non funziona a favore dell’avente diritto, va immediatamente rottamata al fine di non perdere tempo e denaro come nel caso del mantenimento del famoso carrozzone INARCASSA. Senza esitare bisogna procedere alla sua liquidazione previo licenziamento del personale da sottoporre al pagamento di danni arrecati ai non iscritti, agli iscritti pur essendo dipendenti da altri enti previdenziali. E quindi da ripartire il netto ricavo ai professionisti danneggiati che avranno modo di crearsi con i propri redditi sia l’assistenza sanitaria che una dignitosa pensione tramite una società assicurativa controllata dalla Stato (esattamente come negli USA). Tutto il resto è noia. In mancanza di questi provvedimenti di base, gli addetti ai lavori presso Inarcassa, continueranno l’attuale lavoro non corretto, con l’aggravio di ulteriori abusi a danno degli iscritti in genere.

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