La possibilità di usare fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia termica ed elettrica attraverso la microgenerazione diffusa, rappresenta attualmente una delle prospettive di più rilevante interesse per l’efficientamento energetico dell’edilizia esistente e delle arre urbana consolidate; in questo scenario un contributo significativo potrebbe essere offerto dalla produzione e dall’uso in edilizia del biogas. Lo sfruttamento del biogas offre infatti un’alternativa alle attuali alimentazioni a combustibile fossile, capace per questo motivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione previsti dalle politiche europee entro il 2050.

Il biogas concede la possibilità di gestire la filiera del rifiuto, che è oggi considerato ancora largamente uno scarto, come una risorsa. Il trattamento infatti in digestione anaerobica dei rifiuti organici, i cosìddetti bio waste, prodotti dai residenti e dalle attività del quartiere, permette di produrre biogas a fini energetici. Oltre a trasformare uno scarto in risorsa, la produzione di biogas è ancor più interessante considerando la sua facilità di stoccaggio e la sua produzione non soggetta a variabilità stagionale, caratteristiche non tipiche delle altre fonti rinnovabili.

Il ciclo della gestione del rifiuto. Il rifiuto organico del quartiere che digerito produce biogas è impiegato per generare energia termica ed elettrica che alimenta il quartiere stesso.
Il ciclo della gestione del rifiuto. Il rifiuto organico del quartiere che digerito produce biogas è impiegato per generare energia termica ed elettrica che alimenta il quartiere stesso.

 

Queste qualità rendono il biogas una fonte rinnovabile estremamente stimolante per una sua produzione e un suo sfruttamento nei contesti urbani. Mentre infatti oggi gli impianti a biogas sono prevalentemente situati in prossimità di complessi agricoli e di allevamento, una loro diffusione a livello urbano potrebbe produrre un cambiamento culturale e sociale contribuendo a sviluppare la sensibilità sulle tematiche della sostenibilità energetica. Una corretta gestione della Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano – FORSU e dell’impianto cogenerativo, contribuiscono infatti a stimolare la partecipazione della cittadinanza nella produzione del biogas a fini energetici.

img_Koln-Stammheim
I serbatoti di biogas di Stammheim, Colonia, Germania. L’impianto realizzato evita 4,100 tonnellate di emissioni di CO2 consentendo una riduzione dei costi per i residenti del 17%.

 

Già numerose esperienze internazionali hanno sviluppato sistemi di produzione a biogas in questa direzione. Dalle piccole realtà rurali dei Paesi asiatici con in testa Cina, India e Bangladesh, passando per l’Africa, è però attraverso lo studio delle best practice in Europa che gli impianti a biogas mostrano il loro potenziale, giusitificando i motivi di interesse per una loro larga diffusione e sviluppo in contesti urbani. Realtà urbane come Köln-Stammheim a nord di Colonia, Jomala in Finlandia, Hammarby Sjostad a Stoccolma, dimostrano infatti come lo sfruttamento del rifiuto per la produzione di biogas permetta di sviluppare strategie di integrazione con altre fonti rinnovabili, di cooperazione pubblico-privato per la realizzazione degli impianti, di abbattimento dei costi di rifornimento degli edifici.

Il quartiere di Hammarby-Sjostad, Svezia. Il quartiere produce energia termica per il teleriscaldamento dalla produzione di biogas (16%), dall’incenerimento dei RSU (47%), dal trattamento delle acque reflue (34%), ed energia elettrica dal fotovoltaico installato su coperture e sulle pareti degli edifici per 39.000 kWh/anno, potendo in  questo modo garantire il 50% dell’approvvigionamento energetico del quartiere.
Il quartiere di Hammarby-Sjostad, Svezia. Il quartiere produce energia termica per il teleriscaldamento dalla produzione di biogas (16%), dall’incenerimento dei RSU (47%), dal trattamento delle acque reflue (34%), ed energia elettrica dal fotovoltaico installato su coperture e sulle pareti degli edifici per 39.000 kWh/anno, potendo in questo modo garantire il 50% dell’approvvigionamento energetico del quartiere.

 

La capacità di trasformare uno scarto, il rifiuto organico, in una risorsa energeticamente sostenibile, rende il biogas capace di una rivoluzione smart, energetica, tecnologica, sociale e culturale, oggi in corso.

 

articolo di
Alessandro Pracucci, architetto e PhD student dell’International Doctorate in Architecture and Urban Planning (IDAUP) – Cycle XXX del Dipartimento di Architettura dell‘Università di Ferrara in consorzio con la Polis University di Tirana, Albania e con Associate Members University of Malta, Malta e Slovak University of Technology (STU), Bratislava, Slovachia.

Theo Zaffagnini, architetto, PhD, Professore Associato di Tecnologia dell’Architettura presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara dove è membro del Centro Architettura e Energia AE e PhD Programme Supervisor IDAUP.

a cura di Theo Zaffagnini

 

Prima immagine in alto. L’impianto a biogas di Jomala, Finlandia. Il biogas è la fonte energetica centrale per il rifornimento termico della cittadina, sostituendo 200 m3 di combustibili fossili all’anno.

Dal web


Dal web

Gli Speciali

Scrivi un commento