Mercato immobiliare: Spagna e irlanda

Il 2014 è terminato, è tempo di fare un breve bilancio in merito allo stato di salute del mercato immobiliare nel continente europeo in un’annata per nulla facile a livello di economia generale.

È un’Europa a due velocità quella osservata nell’anno appena trascorso da una inchiesta del Sole24Ore: il nord cavalca rapido evitando i venti della crisi economica, mentre il sud non riesce ad uscire dalle sabbie mobili della recessione.

Ma anche all’interno dei paesi considerati un po’ più deboli rispetto agli altri emergono notevoli differenze interne quando si parla di “mattone”. In questa direzione particolarmente interessante pare il confronto tra Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo, quattro paesi europei (facenti parte insieme alla Grecia del famigerato gruppo dei PIGS) che negli ultimi anni hanno attraversato momenti non facili.

Spagna, sapori di alba
Nel secondo quadrimestre 2014 in Spagna, ad esempio, i volumi degli scambi nel Real Estate definito “commercial” hanno sfiorato i 2 miliardi di euro, mentre in Italia ci si è fermati a meno di 1 milione e in Portogallo a circa 300 milioni. Irlanda e Spagna risultano nel 2014 i due paesi in crescita nel settore, avviandosi a una chiusura eccezionale, superiore al livello record raggiunto nel precedente picco.

Dalla metà del 2013 la Spagna ha fatto uno scatto in avanti rispetto all’Italia grazie ad alcuni fattori che si sono rivelati determinanti – spiega Patricio Palomar Murillo, director Cbre a Madrid – l’incertezza nella nostra economia è andata scemando e la domanda degli investitori è salita molto”. Dai 2,4 miliardi di euro di volumi complessivi nel 2012 la Spagna è transitata ai 4,9 miliardi del 2013 e le stime propendono per una chiusura del 2014 a quota 9,3 miliardi, di fatto doppiando i volumi che a fine 2014 si registreranno in Italia.

Ma quali i motivi di questa netta e rapida crescita della Spagna nel settore immobiliare? “Una buona politica – spiega Murillo -, il governo ha creato nuovi veicoli di investimento, con tasse efficienti. Le Socimi, molto simili ai Reit inglesi e americani, hanno attirato l’interesse di molti investitori e sono state un successo. In Spagna è più facile investire adesso per investitori “value added” e “core plus”, oltre agli opportunistici che sono stati i primi ad arrivare”.

Per informazioni sul mercato italiano leggi l’articolo Mercato immobiliare spezzato a metà dal 2007 a oggi: la crisi non perdona.

Verde Irlanda
E l’Irlanda? L’isola verde dopo una grave crisi attraversata negli scorsi anni, pare essere uscita dal tunnel: a questo riguardo il volume degli investimenti immobiliari nel Paese è salito in maniera considerevole. Oggi questo dato è in aumento del 19% rispetto ai dati precedenti alla crisi. Sono stati, infatti, pari a 3,63 miliardi di euro gli investimenti in termini di transazioni dirette nei 12 mesi finiti al 30 settembre 2014, il doppio di un anno prima secondo una ricerca di Real Capital Analytics. “All’indomani dell’inizio della crisi i valori del mattone nel nostro Paese si sono dimezzati – spiega Marie Hunt di Cbre a Dublino -. E sul mercato si sono riversati molti immobili da comprare. Prima del picco il mercato era dominato da investitori domestici, oggi è equamente diviso al 50% internazionali e investitori domestici. Nel Paese gli sviluppi si sono bloccati completamente, e la forte domanda ha fatto pressione sui prezzi portandoli di nuovo a salire. L’anno si chiuderà con volumi di scambio a quota quattro miliardi di euro, in crescita del 70% su un anno prima. Grazie anche alla forte ripresa dell’economia, che ha trainato il mattone”.

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1 COMMENTO

  1. la crescita in Spagna e in Irlanda dimostra che con le giuste leggi e la tassazione inferiore sulle case è più facile vendere e acquistare immobili, in Italia purtroppo la casa è l’unico patrimonio dal quale lo stato può ricavare tanti soldi per questo le tasse sulla casa sono elevate.
    La speranza è che chi sta al governo pensi di più a come sollevare l’economia e meno a sciare.

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