Un’enorme batteria virtuale utilizzata per assorbire l’energia prodotta dalle fonti energetiche rinnovabili e rilasciarla quando se ne presenta la necessità. Un sistema, questo, che se perfezionato potrebbe stabilizzare il mercato energetico delle fonti rinnovabili, superando il grave problema della impossibilità di immagazzinare grandi quantità di energia prodotte dal vento e dal sole.

Il tema dell’energy storage, vastissimo e complesso, si arricchisce di un nuovo tassello che, stavolta, arriva dalla Germania e in particolare dalla Trimet Aluminium, azienda tra le più grandi produttrici di questo metallo nel mondo e al primo posto sul proprio territorio nazionale.

È partito dagli stabilimenti produttivi della Trimet un progetto pilota che mira a sfruttare le vasche di metallo fuso, utilizzate per il processo elettrolitico che riduce l’ossido di alluminio in alluminio, come batterie virtuali in grado di incamerare l’energia che si libera nel processo per poi utilizzarlo in un secondo momento.

In questo modo l’azienda punta ad assorbire energia dalla rete elettrica quando il prezzo è conveniente, affidandosi invece all’energia incamerata durante il processo quando i prezzi sul mercato salgono oltre certi livelli.

Per ora l’esperienza del gruppo tedesco ha finalità puramente industriali di efficienza e contenimento dei costi, ma se l’esperienza dovesse dare risultati soddisfacenti e durevoli, la stessa tecnologia potrebbe essere impiegata nei grandi impianti produttori di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili (campi fotovoltaici e parchi eolici, per esempio).

Secondo il responsabile della gestione energetica della Trimet Aluminium, Heribert Hauck, il sistema potrebbe incamerare energia pari a oltre 3.000 MW in un arco di 48 ore, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 300.000 famiglie per un giorno.

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