Sblocca Italia, Pos obbligatorio per i professionisti, Groupon che svende la certificazione energetica, dissesto idrogeologico. Questi i temi dell’intervista a Walter Baricchi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Reggio Emilia.

Iniziamo dall’attualità normativa. È stato da poco convertito in legge lo Sblocca Italia. Il decreto contiene molte novità nel campo dell’urbanistica e della tutela del paesaggio oltre che, in generale, dell’edilizia. Nei giorni scorsi ci siamo confrontati, anche sui social network, con i professionisti e gli architetti. Le sensazioni sono diverse, c’è chi crede che il nuovo decreto sarà utile, chi è un po’ scettico, chi non ci crede per niente. Qual è la sua posizione a proposito?
Molto scettica. L’elefantiasi delle procedure amministrative, la referenzialità e la moltitudine di soggetti a cui rappportarsi anche per la più semplice pratica edilizia, un quadro normativo paralizzante e l’assoluta mancanza da parte dei diversi soggetti politici e non (Governo, Parlamento, partiti, sindacati, associazioni, ecc..) di prevedere per tempo la crisi o per lo meno a crisi già avviata di predisporre efficaci proposte di riposizionamento del mercato rendono molto difficoltosa la ripresa.

Leggi Sblocca Italia: ecco la tabella con le novità per l’edilizia in vigore.

 

Negli ultimi anni i Professionisti hanno attraversato alcune difficoltà particolari. Tutto il mondo dell’edilizia è in ginocchio, ma le novità normative non hanno aiutato in particolare proprio i Professionisti. Il POS obbligatorio è una di queste novità. Bisogna però pensare che l’introduzione del POS è finalizzata a ridurre le transazioni in nero. Davanti a questa utile motivazione, quali sono le argomentazioni più convincenti del fronte del NO al POS?
L’ennesimo inutile balzello nella quotidiana angheria verso mondo professionale. Nel settore edilizio quasi nessun committente paga con bancomat/carta di credito ma con bonifici bancari.
Aggiungo che se si vuole davvero esercitare un efficace controllo fiscale delle transazioni basterebbe condizionare il rilascio di ogni autorizzazione edilizia alla esibizione alla pubblica amministrazione dell’avvenuto pagamento da parte del cliente.

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Di continuo, su Google, si vedono offerte e sconti per la certificazione energetica. Può succedere anche che nei siti specializzati compaiano le pubblicità (provenienti da Google) della certificazione energetica scontatissima, e si può fare poco per evitare che ci finiscano. In questo momento, se un sito sull’edilizia vuole sopravvivere, deve aiutarsi in diversi modi. Tra questi, il tenere in rotazione le pubblicità di Google. Ma se i suoi banner vanno contro l’interesse del sito (vendono la certificazione a 99 euro) Google non ti ascolta tanto: te li fa togliere, ma puoi inoltrare solo un numero limitato di richieste in questo senso. Quindi, l’informazione tecnica si trova di fronte a questo problema, che non è da poco: fa pubblicità ai cattivi metodi di esercitare la Professione su siti che vogliono informare bene i professionisti. Questa è una delle conseguenze delle svendite (penso anche a Groupon) sul giornalismo on line. Qual è invece la conseguenza più diretta sulla Professione vera e propria?
Personalmente la ritengo marginale. Questo non è fare professione ma il più basso dei commerci. Stile, etica e qualità della professione sono ben altra cosa. Certo che anche qualche abilitato alla professione si presta e questo è eticamente scorretto e mortificante non solo per la dignità professionale ma per la scarsa qualità del servizio offerto. Credo che il cittadino debba essere adeguatamente informato e tutelato rispetto ai servizi che gli vengono offerti. Quanto alla presunta concorrenza non ritengo che questo sia il mercato del Professionista.

Per approfondire: Certificazione energetica su Groupon, riassumiamo: ecco cos’è successo.

 

A proposito del maltempo e dei disastri delle ultime settimane e di tante altre volte, il CNAPPC ha dichiarato: “È  ora che i poteri pubblici riuniscano le migliori intelligenze dell’Italia per disegnare un progetto nuovo per le città, i territori e soprattutto per i cittadini. Le regole e le forme tradizionali dell’ urbanistica non servono più. La città, il mercato, gli inquinamenti e la natura si evolvono troppo rapidamente per le ingegnerie normative e piani regolatori ‘conformativi’ che sono già vecchi quando vengono approvati”.
La soluzione sulla carta appare giustissima, ma sembrano sempre parole quelle che si dicono a proposito di questi problemi, da una parte perché alla fine non si fa mai nulla, dall’altra perché si fa sempre riferimento a “cabine di regia”, o simili, e non si arriva mai da nessuna parte. Esempio classico: il Piano città. È un problema… c’è una soluzione o il territorio italiano è stato così trascurato da essere, adesso, divenuto incurabile?
Il CNAPPC non governa il paese. Fa il suo doveroso compito di richiamare costantemente i rappresentanti della politica nazionale rispetto a problemi molto seri denunciati da tempo e mai risolti. È nostro compito come Ordini territoriali prendere questo testimone e farcene interpreti alla scala locale dove inefficenza, sperpero di risorse, mancanza di politiche ed azioni di prevenzione, incapacità di guardare alla realtà della crisi e alla obsolescenza delle attuali regole della urbanistica, stanno causando il collasso  del territorio e gravi difficoltà al tessuto socio-economico. Dobbiamo però saperci confrontare anche nella nostra categoria con un mercato fallito dove 150 mila iscritti (il 30% dell’intera Europa) non potranno mai avere una prospettiva credibile, con il l sistema imprenditoriale dell’edilizia dove ad eccellenze si coniugano non dei costruttori ma dei meri immobiliaristi  commercianti di mattoni, causa di una insostenibile bolla speculativa, la dequalificazione delle maestranze, sempre più reclutate all’estero con un vero e proprio sperpero delle trazioni costruttive e della qualità delle nostre esperienze artigiane, l’incapacità di fare rete e ricercare nuove forme per fare la professione, una ipertrofia burocratica e normativa che sta letteralmente uccidendo le capacità tecniche e culturali dei nostri architetti ridotti a meri certificatori e compilatori di moduli.

Il nostro Presidente ha detto che questo non è un paese per architetti. È un paese dove il conformismo e l’autoreferenzialità degli organismi legislativi e di controllo impediscono di fatto la libertà dell’espressione progettuale, hanno tolto ogni prospettiva ai giovani, hanno azzerato l’entusiasmo e la passione e la cultura del progetto di cui il nostro paese è stato maestro.

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