TAV, i costi lievitano da 2,9 a 7,7 miliardi

TAV, i costi lievitano esponenzialmente ed il fronte di coloro che sono favorevoli alla grande opera si spezza e si frammenta in molteplici rivoli. Nel corso di pochi anni, infatti, la spesa prevista per l’Italia in merito al progetto di trasporto ad alta velocità è più che raddoppiata, transitando da 2,9 miliardi di euro a 7,7 miliardi.

Fino a pochi giorni fa, nei documenti governativi relativi all’opera la cifra si è sempre assestata pienamente sotto la soglia dei 3 miliardi (come indicato nel progetto definitivo della TAV al vaglio del Cipe). A scoprire l’improvvisa impennata della cifra è stato Stefano Esposito, vicepresidente della Commissione Trasporti del Senato, il quale ha immediatamente chiesto un’audizione urgente dei vertici di Ferrovie e del Ministro delle Infrastrutture per comprenderne le ragioni.

Il treno ad alta velocità che collegherà Torino a Lione è una delle controverse grandi opere che il nostro Paese realizzerà in accordo con la Francia.

Le affermazioni del senatore Esposito, da sempre in prima linea nel difendere la (contestatissima) tratta Torino-Lione (a prezzo di continue minacce di morte subite) sono eloquenti e, a tratti, davvero sorprendenti: “Se le cifre sono queste io chiedo al Governo di sospendere i lavori, rinunciare all’opera e pagare le penali alla Francia”.

Il prossimo 11 novembre i dirigenti di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, la società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale) saranno sentiti dalla commissione e saranno tenuti a spiegare il perché di tale abnorme aumento dei costi. Va detto che il contratto di programma inerente all’opera è stato inserito nel Decreto Sblocca Italia, appena transitato ieri per l’approvazione nella Camera dei Deputati.

A motivare l’aumento sarebbe un tasso di inflazione piuttosto pesante (3,5%), sommato ad oneri finanziari ed imprevisti di varia natura. “Cifre opache”, “tassi da usura”, “range ampi”, queste alcune delle parole parole che fluttuano nell’atmosfera oggi: mentre rapide si fanno strada le ipotesi di corruzione. Maurizio Lupi, titolare del dicastero delle Infrastrutture in trasferta negli Emirati Arabi, per adesso non parla, mentre il commissario di Governo, Mario Virano, cerca di smorzare i toni: “Non so darmi una spiegazione razionale, si tratta di una sommatoria di negatività che mi auguro siano il frutto del caso”.

Nel frattempo gli storici oppositori della Torino-Lione (da Pippo Civati ai grillini) non si fanno attendere e lanciano (anzi, rilanciano) l’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta.  Il polverone sollevato dall’uscita di questi dati è sicuramente ingente, non resta che attendere gli eventuali (magari clamorosi?) sviluppi di una vicenda davvero complessa e delicata.

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