Catasto: tra riforma e rendite

L’Agenzia delle Entrate ridefinisce in maniera abbastanza netta la classificazione di buona parte delle abitazioni dei centri storici delle principali città italiane. Attraverso le statistiche catastali relative al 2013, l’Agenzia ha infatti dato il via ad una effettiva riclassificazione in materia: un cambiamento che prepara in parte il terreno alla riforma del catasto inaugurata quest’anno e giunta qualche giorno fa al compimento della sua prima fase (quella inerente alle commissioni censuarie).

La settimana scorsa infatti è giunta l’approvazione definitiva della bozza di decreto legislativo in materia di riforma del catasto con il sì definitivo all’unanimità al testo che innova la materia catastale. Leggi l’articolo FINALMENTE! Riforma catasto: approvato il decreto sulle commissioni censuarie.

Tramite il resoconto dei passati 12 mesi sull’andamento del mercato immobiliare, infatti, si è deciso di intervenire a correggere alcune delle categorie di immobili che più spesso si pongono in condizione di discordanza rispetto alla situazione reale, con particolare riferimento ai vani ubicati nei centri storici.

Oggetto del cambiamento effettuato dall’Agenzia delle Entrate sono appunto gli appartamenti, i caseggiati in centri storici anche di città importanti che, spesso per motivazioni storiche (ma troppo spesso di convenienza), erano stati iscritti al lotto delle case popolari (A4) o addirittura ultrapopolari (A5). Infatti lo stato e il valore di tali immobili era posto in questi anni su un piano differente da quello che sarebbe dovuto apparire a norma di legge: nello specifico “unità immobiliari appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive e di rifiniture di bassissimo livello, di norma non dotate di servizi igienico- sanitari esclusivi”. Non di rado, infatti, nelle abitazioni in questione si trovano oggetti e proprietà di lusso, di tutt’altro tenore rispetto a quanto stabilito dalla legge.

In tale modo, tantissime residenze prima iscritte alle liste di case popolari, sono ora transitate d’ufficio alle categorie A1, A2 e A3, ovverosia alle abitazioni definite (a norma di catasto) civili, signorili o economiche. Anche in virtù di questo passaggio si è registrato nel 2013 un incremento delle abitazioni censite delle suddette tipologie, così come della fascia A7, ossia i villini. La superficie media registrata è di 116 metri quadrati.

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Tra i dati contenuti nelle “Statistiche catastali”, la pubblicazione realizzata dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con la Direzione Catasto e Cartografia, si può inoltre leggere che per quanto riguarda l’anno 2013 la rendita catastale complessiva attribuita allo stock immobiliare italiano ammonta a quasi 37 miliardi di euro, così ripartiti: 16,6 miliardi provengono dagli immobili censiti come abitazioni, 10,8 dagli immobili a destinazione speciale (categoria D), quasi 6 miliardi da negozi, locali di deposito, box e posti auto (categoria C), 1,5 dagli uffici (categoria A/10), 1,3 dagli immobili ad uso collettivo (categoria B) e 0,7 dagli immobili a destinazione particolare (categoria E).

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